centrodestra

Al via il tour nazionale ‘MegaWatt Energie per l’Italia’ di Stefano Parisi che alla ricerca di un progetto di centrodestra condiviso, porterà in tutto il Paese il format della conferenza programmatica milanese svoltasi il 16 e 17 settembre scorso. Obiettivo: selezionare idee e contributi da tutti i territori. Primo appuntamento la settimana prossima in Sicilia, a Enna. Si comincia con il Sud: “una scelta simbolica – spiega una nota sull’iniziativa – per rimettere in moto energie positive in aree che il governo ha del tutto abbandonato e che hanno urgente bisogno di politiche economiche liberali ed efficaci. Le diverse tappe – da un estremo all’altro dell’Italia – prevedono, in contemporanea, la campagna per il No al referendum costituzionale, con iniziative specifiche”.

Il centrodestra pensa al rilancio politico. Il percorso lo spiega Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia in una intervista a Libero dopo aver partecipato al vertice di Arcore con Silvio Berlusconi per Forza Italia e Matteo Salvini, leader della Lega. “Ci siamo nuovamente seduti al tavolo insieme – dice Meloni – Ma ciò non significa che ci pentiamo delle scelte prese negli ultimi mesi. Anzi le rivendichiamo”. E aggiunge: “Noi siamo rimasti fedeli alla nostra linea. Anche alle ultime elezioni amministrative. Il risultato di Roma ha dimostrato che questo è il modello di centrodestra che ha più successo tra i cittadini”. E sull’atteggiamento nei confronti del governo Renzi: “Noi non abbiamo mai avuto dubbi”, mentre “Forza Italia, invece, negli anni, è stata più ondivaga. E anche recentemente ho letto dichiarazioni, come quelle di Stefano Parisi, che sembravano alimentare dubbi su cosa fare il giorno dopo, nel caso in cui Renzi perdesse il referendum”. Sulla consultazione popolare riguardo alla riforma costituzionale spiega la leader di Fratelli d’Italia: “Inutile negare che il referendum può essere anche un’occasione per liberarci di questo governo di burattini. Dobbiamo dare messaggi chiari al nostro elettorato se vogliamo motivarlo ad andare a votare no. E su questo punto, il vertice di mercoledì ha fatto chiarezza”. Le priorità del programma da scrivere dopo l’incontro di Arcore sono: “Tasse, sicurezza, immigrazione, famiglia”. Meloni rivendica “di aver ottenuto l’inserimento di alcune nostre battaglie storiche, come il tetto alle tasse in Costituzione e il diritto per i cittadini di esprimersi sulla ratifica dei trattati internazionali, compresi quelli sulla nostra presenza nell’Ue”. E poi sull’Italicum: “Avremo una linea comune sulla legge elettorale, fissando un punto: nessuno si presterà a governi di inciucio che non siano frutto del consenso popolare quando Renzi perderà il referendum”. (immagine Fabio Cimaglia/LaPresse)

Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini si sono incontrati ad Arcore per fare il punto sulla situazione politica e sulle imminenti scadenze, a partire dal referendum costituzionale che si svolgerà il 4 dicembre. E’ quanto si legge in una nota di Forza Italia. Il presidente di Fi, il segretario federale della Lega Nord e la presidente di Fratelli d’Italia “hanno concordato sulla necessità di un forte impegno del Centrodestra, unito nella battaglia contro una falsa riforma” e l’impegno per la promozione di una “nuova riforma costituzionale” a partire dall’introduzione del “presidenzialismo con l’elezione diretta del capo dello Stato”.

“Vinciamo solo se siamo uniti. Serve ricostruire le fondamenta del centrodestra”. Stefano Parisi, ex candidato sindaco a Milano e volto nuovo del centrodestra italiano, e’ stato il primo ospite della nuova stagione de ‘L’Intervista’ di Maria Latella. E ai microfoni di Sky TG24 ha ribadito che sul programma elettorale del capoluogo lombardo “eravamo tutti d’accordo, anche Salvini. Sono convinto che con la scadenza elettorale l’unita’ si trova”.

Moderati sì, grigi e senza contenuti no. La convention organizzata da Stefano Parisi nel corso della quale avremmo dovuto apprendere i contenuti per il rilancio del centrodestra si e’ rivelata un flop. Almeno dal punto di vista delle idee e dei programmi. Di ‘liberale’ e di ‘popolare’ Parisi non ha detto proprio nulla. E’ del resto evidente la sua difficolta’ di ritagliarsi uno spazio politico senza inimicarsi la Lega, i maggiorenti di Forza Italia e quel Centro che sostiene Renzi e il suo governo. Stefano Parisi – uno che sinora ha il solo merito di avere perso bene contro Giuseppe Sala a Milano – per darsi una identita’ ha solo detto di voler rappresentare l’anti Renzi. Un po’ poco. Anzi nulla. Molto rumore per nulla. Speriamo che dalla automobile, la prossima volta, Stefano Parisi decida di scendere e dire qualcosa di centrodestra.

“Rispetto il loro travaglio e le loro dinamiche. Spetterà al centrodestra decidere cosa fare da grande”. Lo detto il presidente del Consiglio e segretario del Pd Matteo Renzi, alla Gazzetta del Mezzogiorno, rispondendo sulla possibilità di un patto del Nazareno bis centrosinistra-centrodestra di fine legislatura. “Io penso – ha affermato – che loro stiano perdendo un’occasione a fare campagna per il no al referendum. E’ una scelta incomprensibile dopo aver sostenuto quelle stesse riforme. Lega e Forza avranno difficoltà a non sostenere il quesito”.

“Ci sono sicuramente visioni diverse sul futuro del centrodestra ed io ritengo che sia giusto guardare ad un modello inclusivo che allarghi e riunisca i moderati”. Così Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, conversando con i giornalisti a margine delle giornate di Everest, quarta edizione del campus dei giovani forzisti che si sta svolgendo all’Hotel ‘Riva del Sole’ di Giovinazzo (Bari). Per Gasparri occorre “anzitutto riunificare le forze del centrodestra. Dopodiche’ chi ha da mettere idee in campo e recuperare consenso ben venga. Io credo che l’allargamento sia positivo e che per diventare leader del centrodestra occorra trovare il consenso delle persone”. Oggi a Giovinazzo si discuterà di programmi e del futuro del centrodestra. Domani la giornata sarà dedicata al referendum costituzionale e alle ragioni del No. E poi spazio alla plenaria di Forza Italia Giovani.

Raffaele Fitto è “pronto a rifondare il centrodestra con le primarie”. Lo annuncia in una intervista al Mattino. L’ex esponente di Forza Italia, oggi leader dei Conservatori e riformisti, apre all’invito di Brunetta e ad una possibile alleanza con Berlusconi dopo “il disastro del Nazareno” a patto che si tracci un solco tra centrodestra e centrosinistra e si crei una seria alternativa a Renzi. Il dubbio però sul progetto comune rimane per le diverse “posizioni equivoche” che sono dentro Forza Italia nei confronti del governo Renzi. Fitto presenterà l’8 settembre a Roma un programma con i punti fondamentali da cui dovrebbe ripartire il centrodestra.

“L’alleanza con Berlusconi e’ ancora la chiave di volta della vostra strategia? Dopo l’operazione al cuore mi pare tornato in campo alla grande. E’ ancora lui che da’ le carte, insomma. Per me far politica ha senso se l’impegno conduce a cambiare le cose, altrimenti si rimane nel campo della nobile testimonianza. E se vogliamo vincere, da li’ bisogna passare. Non e’ detto che basti, ma e’ condizione necessaria. L’alleanza va estesa anche ai centristi di Area popolare? Il vero discrimine in questo momento e’ il No al referendum. E non solo in chiave anti Renzi: le modifiche della Boschi mortificano il ruolo delle Regioni e umiliano ogni idea di federalismo. I centristi hanno gia’ detto che voteranno Si’ al referendum. Non so… Ho sentito Maurizio Lupi spendersi per il Si’, ma tanti di loro in privato mi fanno sapere che si comporteranno diversamente. Il congresso della Lega quando si fara’? Da quanto si terra’ a dicembre, ma la data non e’ un problema. E comunque io non faro’ niente per danneggiare il nostro segretario. Salvini e’ il leader e deve continuare a esserlo. Cosa faro’ da grande? Io nel 2018 mi ricandido in Lombardia. Devo completare l’opera, e soprattutto finire la Pedemontana. Con Salvini nessuna frizione: abbiamo solo opinioni diverse’. Cosi Roberto Maroni.

“Voglio provare a rigenerare il centrodestra con un programma politico liberale e popolare, alternativo al centrosinistra e concorrente con i Cinque Stelle”, un progetto che prenderà forma “con una convention programmatica a settembre, a Milano, in cui raccoglieremo idee e proposte”. Stefano Parisi, candidato perdente del centrodestra a sindaco di Milano, in una intervista a La Stampa annuncia la sua ‘discesa in campo’ per “dare una mano” alla ricostruzione del centrodestra, partendo proprio dall’esperienza fatta nel capoluogo lombardo che “non va dispersa”. All’appuntamento di settembre “coinvolgerò persone che arrivano dall’università e dall’impresa”, che non abbiano una lunga carriera politica alle spalle ma che comunque “abbiano dimostrato di saper fare”. Perchè “la politica ha vissuto una breve fase giovanilista, in cui sembrava un merito non aver fatto niente”. Un messaggio che Parisi rivolge “a tutti, anche oltre il perimetro che mi ha sostenuto. Parlo all’opinione pubblica moderata, che va risvegliata nell’interesse e nella partecipazione”. Sul leader di Fi Silvio Berlusconi, “penso che guardi al mio progetto con interesse” e nel centrodestra del futuro avrà un ruolo “come fondatore. E’ stato a lungo motore della parte più moderata dello schieramento, deve continuare ad esserlo”. Sui contenuti, Parisi invoca “rigore e regole chiare” verso gli immigrati, convinto che quello di Salvini non possa essere liquidato come “populismo” ma esprima “un malessere reale”. Ecco, “voglio dare risposte a quelle paure”. Nei confronti della Ue, “giusto il rigore di Bruxelles sulla finanza pubblica, ad essere sbagliata è la burocrazia” che frena l’economia. Ma il punto chiave della proposta di Parisi sono le riforme: al referendum spiega che voterà no, ma aggiunge: “Qualunque sia l’esito del voto, il governo non deve cadere. Tutte le forze politiche dovrebbero approvare una legge costituzionale che sostituisca il Senato con un’Assemblea costituente. L’Assemblea – spiega – sarà eletta con metodo proporzionale contemporaneamente alle elezioni politiche, lavorerà per 18 mesi e discuterà delle proposte di riforma, poche e semplici, portate dai partiti”.