Corte dei Conti

Per il procuratore generale d’appello della Corte dei conti “l’importo ingente” di residui attivi (crediti da esigere), reimputati nel bilancio della Regione siciliana per quasi 2 miliardi di euro, “fa sorgere serie perplessita’ sia sull’esigibilita’, sia sull’esito della riscossione” mettendo a rischio le coperture complessive col rischio di default per le casse pubbliche. La magistratura contabile ha più volte posto l’accento sulle irregolarità del bilancio regionale.

Sulle partecipate della Regione Siciliana “occorre uno strumento di controllo in posizione di terzieta’”. Lo scrive il Pg d’Appello della Corte dei conti per la Sicilia, Pino Zingale, nella relazione requisitoria sul giudizio di parificazione del Bilancio della Regione Siciliana, sottolineando anche “l’urgenza della sua attivazione” anche “tenuto conto di taluni episodi”. Tra questi il magistrato cita “quello che ha riguardato Sicilia E-Servizi s.p.a. (ora Sicilia Digitale s.p.a.)” il cui amministratore unico e’ l’ex Pm Antonino Ingroia. “La Ragioneria, a seguito di talune presunte irregolarita’ gestionali – ha ricostruito il Pg – aveva disposto un’ispezione che non ha avuto esito, poiche’ l’amministratore unico ha vietato agli uffici della societa’ di consentire l’accesso ai funzionari regionali, circostanza che e’ stata comunicata al Presidente della Regione il quale – ha sottolineato Zingale – non ha assunto alcuna consequenziale iniziativa”.

“Quante volte leggiamo di ruberie all’interno della pubblica amministrazione? Quante volte assistiamo a milionari danni all’erario senza che i responsabili paghino le conseguenze? Questa storia deve finire immediatamente: è ora che chi commette crimini all’interno delle strutture pubbliche, ne paghi le conseguenze”. A dirlo è il deputato Riccardo Nuti che, insieme alle colleghe Giulia Di Vita, Loredana Lupo, Chiara Di Benedetto e Claudia Mannino, ha presentato un disegno di legge per punire tutti quei pubblici dipendenti che si macchiano di condanne da parte della Corte dei Conti. “Spesso ci dimentichiamo – ammonisce il deputato – che la nostra Costituzione stabilisce chiaramente che “i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione”. Il disegno di legge mira a fare in modo che questo dettame costituzionale sia sempre garantito”. Entrando nel merito, Nuti spiega che “il disegno di legge presentato dispone che chi viene condannato in via non definitiva venga trasferito, in via cautelativa, ad uffici dove non si gestiscono flussi economico-finanziari o posti di lavoro. Chi, invece, è condannato in via definitiva sarà licenziato e interdetto dai pubblici uffici per dieci anni se le condotte oggetto della condanna sono di tipo dolose; mentre nel caso di condotte non dolose (cioè si ha la colpa del danno erariale ma non lo si ha prodotto intenzionalmente), il dipendente sarà trasferito a tempo indeterminato”. “Sono queste – conclude Nuti – misure essenziali per colmare un vulnus responsabile di gravi episodi di corruzione all’interno della pubblica amministrazione. La politica non può restare a guardare, ma deve fare la sua parte, facendo in modo che la struttura pubblica sia trasparente, pulita e incorruttibile. Questo è un primo importante passo in tal senso, essenziale per fare in modo che i cittadini tornino a fidarsi delle strutture pubbliche.

La Corte dei Conti nel Rapporto 2017 sulla finanza pubblica ha osservato che il cuneo fiscale è in Italia “di ben 10 punti” superiore a quello che si registra mediamente nel resto d’Europa. Il 49% viene infatti prelevato “a titolo di contributi e di imposte”. La magistratura contabile ha evidenziato l’esigenza di ridurre la pressione fiscale nel Paese sottolineando che “un’esposizione tributaria tanto marcata non aiuta il contrasto all’economia sommersa e la lotta all’evasione”. Tra le altre criticità del fisco italiano rispetto ad altri paesi europei. la Corte ha rilevato i costi molto più alti per le pratiche burocratiche e il peso del sommerso.

“Con una tassazione 25 volte maggiore agli altri Paese europei anche la Corte dei Conti certifica lo stato di involuzione dell’Italia, la mancanza di una politica economica e fiscale capace di sostenere le imprenditorialita’ e quindi la crescita e l’occupazione. Non basta abbassare il cuneo fiscale, cosa che anche auspica la magistratura contabile, ma occorre una vera e propria rivoluzione legislativa che tagli drasticamente gli adempimenti burocratico-amministrativi (che hanno un costo sia economico sia di tempi) e affrontare una semplificazione fiscale. Altrimenti non restera’ altro da fare che affidarsi alla Corte di Giustizia europea per difendersi da quella che sempre piu’ appare come un’aggressione indebita nei confronti del proprio lavoro”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli commentando i dati della Corte dei Conti.

L’Unione europea non puo’ non tener conto degli effetti “continuativi” degli eventi sismici nel concedere la flessibilita’ sui conti all’Italia. Lo ha detto il presidente della Corte dei conti, Arturo Martucci di Scarfizzi, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2017. Il presidente della magistratura contabile ha ricordato “il carattere eccezionale” degli eventi sismici che si sono verificati nel 2016, con produzione di effetti continuativi e successivi sussulti, tra cui quelli drammatici del 18 gennaio scorso. La prevenzione, ha osservato Martucci di Scarfizzi, “non appare, quindi, del tutto slegata dalla ricostruzione poiche’ non si tratta di cautelarsi contro eventi solo possibili, bensi’ di programmare una protezione contro effetti drammatici di eventi sismici che presentano, purtroppo, carattere di potenziale continuita’”. Secondo il presidente della Corte dei conti “di questo peculiare aspetto non puo’ non tenersi conto, anche in sede europea, per gli interventi finanziari messi in campo dal governo e dal Parlamento”. Il presidente punta poi il dito sull’utilizzo dei fondi strutturali: nel 2007-2013 l’uso e’ stato di poco superiore all’80%; inoltre le frodi comunitarie sono dovute in piu’ dell’80% dei casi all’uso scorretto dei fondi strutturali. E avverte: “Si deve tenere conto della ancora fragile ripresa dell’attivita’ produttiva nazionale, soprattutto in relazione ai vincoli di finanza pubblica che derivano all’Italia dall’appartenenza all’Unione Europea e alla moneta pubblica”. Per la Corte “si deve guardare al prossimo triennio 2017-2019 con particolare attenzione e cautela, soprattutto mediante il monitoraggio delle misure intraprese, tenuto anche conto del probabile riorientamento della politica monetaria della Bce”. “Primi, anche se deboli, segnali di ripresa di consumi interni, si notano sul finire dello scorso anno, l’inflazione inizia a fare registrare decimali con il segno positivo e cominciano a venire in evidenza i primi risultati sul fronte della cosiddetta ‘rottamazione’ delle cartelle esattoriali. Tali segnali dovrebbero progredire o quantomeno consolidarsi”, ha aggiunto.

Il costo annuo per il mantenimento in vita della Società Stretto di Messina “risulta ancora rilevante” e, pertanto, il superiore interesse al buon andamento amministrativo suggerisce “celerità nella liquidazione della società concessionaria”. Lo afferma la Corte dei Conti nella delibera (17/2016/G) sulla “ridefinizione dei rapporti contrattuali della società Stretto di Messina”, secondo quanto riporta l’Ansa. La società Stretto di Messina è stata messa in liquidazione il 15 aprile 2013. Il costo è sceso sotto i 2 milioni di euro solo nel 2015. “Il termine annuale per la sua cessazione – osserva la Corte – è da tempo scaduto”. Per la magistratura contabile: “Considerata l’assenza di attività rilevanti è necessario ridimensionare i costi della società inclusi quelli degli organi sociali che la legge, originariamente, limitava implicitamente all’anno previsto per la liquidazione”.

La previsione del governo della crescita del Pil dell’1% prevista per il 2017 è “un obiettivo ambizioso”. Ad affermarlo è il vice direttore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, nell’audizione di fronte alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, riguardo alla Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def), che rivede il quadro macroeconomico delineato ad aprile prevedendo per il prossimo anno una crescita del Pil dell’1% a livello programmatico. E a sottolinearlo in audizione è anche il presidente dell’Ufficio parlamentare di Bilancio (Upb), Giuseppe Pisauro, che sulle stime spiega: “Appaiono contrassegnate da un eccesso di ottimismo” e risultano “significativamente fuori linea rispetto all’intervallo dei previsori del panel Upb”. E sulle spese riguardo ad eventi straordinari: c’è “incertezza sulla possibilità che la richiesta di considerare le spese menzionate quali connesse a eventi inconsueti, nel limite di importo di 4 decimi di Pil, sia accolta in sede europea”, die Pisauro, riferendosi alla richiesta italiana di aumentare il deficit al 2,4% per le spese legate alla ricostruzione post-sisma e al flusso migratorio. Anche il il presidente della Corte dei Conti, Arturo Martucci di Scarfizzi, pur ritenendo “nel suo insieme equilibrato” l’aggiornamento del Def” nota “elementi di fragilità cui occorrerà prestare attenzione”. Per il presidente del Consiglio Matteo Renzi: “Il deficit continua a scendere, il Pil continua a salire. Passo dopo passo, piano piano, ma la direzione e’ quella”, così scrive il premier nella consueta sua e-News della settimana .

”Perplessità” sull’economicità dell’operazione, soprattutto sul fronte dei diritti d’immagine concessi allo sponsor, e una bacchettata sul ”notevole ritardo” nell’avvio dei nuovi lavori. Il restauro del Colosseo, sponsorizzato dalla Tod’s di Diego Della Valle, finisce nel mirino della Corte dei Conti. ”Sollevano perplessità la quantità e la durata dei diritti (in prevalenza diritti d’uso di immagini, spazi e informazioni) concessi allo sponsor e alla istituenda associazione ‘Amici del Colosseo’, di diretta emanazione dello stesso (la Tod’s spa ndr) – si legge nell’indagine sulle ‘Iniziative di partenariato pubblico-privato nei processi di valorizzazione dei beni culturali’ – Sul punto, l’originario avviso pubblico aveva espressamente previsto che i diritti d’uso fossero concessi per la durata dei lavori e non per periodi ulteriori. Diversamente, nel contratto stipulato si stabilisce, per un verso, che i diritti dello sponsor si protraggono per i due anni successivi alla conclusione dei lavori − allo stato completati in minima parte − senza che ciò comporti corrispettivi aggiuntivi al contributo e, per l’altro, che quelli concessi all’associazione avranno una durata di quindici anni a partire dalla data della sua costituzione (di cui non si ha notizia) eventualmente prorogabili: con il risultato che, a fronte di una esclusiva sicuramente ultraventennale, il corrispettivo pagato dallo sponsor ammonta a euro 1.250.000 ad anno (importo che si ottiene dividendo la somma di 25.000.000 euro, che corrisponde al finanziamento totale offerto dallo sponsor, per il tempo di durata dei diritti concessi all’associazione)”.