Costituente

Tredici paesi d’America hanno denunciato ieri la “rottura dell’ordine democratico” in Venezuela. Riunitisi a Lima, i 12 paesi – Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Messico, Giamaica, Panama, Paraguay e Perù – hanno annunciato la loro decisione di “non riconosce l’Assemblea costituente”, voluta dal presidente venezuelano, considerata “illegittima”. In un documento diffuso al termine di una riunione nella capitale peruviana durata sette ore, i 13 Paesi d’America hanno confermato il loro “pieno sostegno e (loro) solidarietà” al Parlamento, controllato dall’opposizione. Essi hanno inoltre condannato “la mancanza di libere elezioni, le violenze, la repressione e la persecuzione politica, l’esistenza di prigionieri politici”.

L’Ue ed i suoi Stati membri non riconoscono l’Assemblea costituente in Venezuela “poiche’ nutrono preoccupazioni sulla sua effettiva legittimita’ e rappresentativita’” ed invitano il governo di Nicolas Maduro “a prendere misure urgenti per porre rimedio al corso degli eventi”. E’ quanto ha annunciato l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini dopo avere incontrato i diplomatici dei paesi membri. L’elezione dell’assemblea costituente “ha peggiorato in modo duraturo la crisi in Venezuela – continua la nota – Rischia di minacciare le altre istituzioni legittime previste dalla Costituzione come l’Assemblea nazionale. Le circostanze in cui l’elezione si e’ svolta sollevano ulteriori dubbi sulla capacita’ dell’Assemblea costituente di rappresentare efficacemente tutte le componenti della popolazione venezuelana”. Ieri il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha giurato davanti alla Costituente che si insediera’ formalmente oggi. Ma l’azienda che si occupa dei conteggi elettorali, la Smartmatic, avrebbe gettato dubbi sui dati forniti ufficialmente dal governo in occasione delle elezioni in Venezuela.

Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha preannunciato che l’Assemblea Costituente appena eletta togliera’ l’immunita’ ai parlamentari dell’opposizione per sottometterli alla giustizia. “Bisogna riportare l’ordine… Occorrerà’ togliere l’immunita’ parlamentare a chi occorre togliere l’immunita’”, ha detto festeggiando l’elezione della Costituente.
Maduro ha piu’ volte accusato i deputati di tentare un “golpe parlamentare” e di incitare alla violenza nelle proteste di strade, che hanno lasciato oltre 120 morti negli ultimi quattro mesi. Maduro ha anche liquidato con poche parole la condanna statunitense dell’elezione della Costituente e la minaccia di nuove sanzioni contro gli “architetti dell’autoritarismo” a Caracas. E poi ha proposto “un dialogo nazionale” per risolvere la grave crisi politica che attraversa il Paese.

La Chiesa venezuelana ha chiesto oggi al presidente Nicolas Maduro di ritirare la sua proposta di riforma costituzionale e riconoscere l’autonomia di altri poteri dello Stato, come il Parlamento e la Procura Generale, come primi passi verso “una soluzione pacifica” della crisi politica, economica e sociale che attraversa il paese. A 20 giorni dalla data prevista per le elezioni per l’Assemblea Costituente lanciata da Maduro -denunciata come incostituzionale e antidemocratica dall’opposizione- la conferenza episcopale di Caracas ha inviato una lettera formale al presidente, dopo l’assemblea plenaria dei vescovi venezuelani. Nella missiva, i vescovi chiedono a Maduro di avere “l’audacia necessaria” per riportare il Venezuela verso “la pacificazione e la riconciliazione”, seguendo “il cammino segnalato dal Santo Padre Francesco”. In questo senso, i vescovi ricordano che il governo di Caracas deve ancora implementare gli accordi raggiunti durante le conversazioni con l’opposizione -accompagnate dall’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasud) e la Santa Sede- e interrotte nel dicembre scorso. Il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, in una lettera inviata alle parti in quel momento, defini’ quattro condizioni per il dialogo politico: restituzione dei poteri costituzionali del Parlamento, un calendario elettorale negoziato, un corridoio umanitaria per cibo e viveri e la liberazione dei prigionieri politici.

“Quella che viene chiamata ‘la scissione’ e’ in realta’ il suo contrario. Vedere cioe’ se e’ possibile un processo costituente a partire dalla constatazione oggettiva che gli strumenti in campo non sono utili a questo”. Lo ha detto Massimo D’Alema durante un’iniziativa pubblica di Italianieuropei. Serve “un processo costituente e lo si avvia come in Europa con una coalizione di volenterosi, con un carattere aperto, perche’ i partiti sono diventati tutti delle macchine asfittiche”, ha detto D’Alema, ricordando che i Ds “avevano 650 mila iscritti. Poi ci siamo uniti per fare un partito piu’ grande e ora sono 180mila. Qualcosa non ha funzionato”. Ha aggiunto l’ex premier: “Bisogna avere il coraggio di rimettersi in cammino. Questo e’ il tema vero. Perche’ se si ha il coraggio di farlo, in questo paese c’e’ la capacita’ di reagire”.

Ai tempi della Costituente i partiti non facevano solo politica, trasmettevano anche una cultura. “Tra allora e oggi la differenza è enorme – ha spiegato Giuliano Amato -. Basti pensare a cosa voleva dire in politica, ma non solo, ‘noi’ e ‘loro’. Noi democristiani, noi comunisti, noi socialisti; loro erano, simmetricamente, quelli degli altri partiti. Quel ‘noi’ era uno spaccato di società che andava da De Gasperi all’ultimo militante democristiano. E oggi? ‘Noi’ indica quelli che sono fuori dal palazzo; ‘noi’ cittadini che manteniamo i ‘loro’ privilegi, i privilegi di quelli che stanno nel palazzo”. Per il giudice della Corte Costituzionale, non è giusto parlare di “antipolitica”. Siamo, infatti, nell’ambito “dell’osservazione della realtà. Soltanto i movimenti nati dalla protesta contro i ‘loro’ del palazzo stanno in qualche modo ricreando un ‘noi’ che va dall’alto in basso. L’antipolitica non è un prodotto di importazione, è il frutto di una malattia interna della democrazia; ed è comunque espressiva di una reazione dell’organismo sociale alla malattia. E in un contesto non sano assume anch’essa caratteri patologici”.