La Chiesa venezuelana ha chiesto oggi al presidente Nicolas Maduro di ritirare la sua proposta di riforma costituzionale e riconoscere l’autonomia di altri poteri dello Stato, come il Parlamento e la Procura Generale, come primi passi verso “una soluzione pacifica” della crisi politica, economica e sociale che attraversa il paese. A 20 giorni dalla data prevista per le elezioni per l’Assemblea Costituente lanciata da Maduro -denunciata come incostituzionale e antidemocratica dall’opposizione- la conferenza episcopale di Caracas ha inviato una lettera formale al presidente, dopo l’assemblea plenaria dei vescovi venezuelani. Nella missiva, i vescovi chiedono a Maduro di avere “l’audacia necessaria” per riportare il Venezuela verso “la pacificazione e la riconciliazione”, seguendo “il cammino segnalato dal Santo Padre Francesco”. In questo senso, i vescovi ricordano che il governo di Caracas deve ancora implementare gli accordi raggiunti durante le conversazioni con l’opposizione -accompagnate dall’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasud) e la Santa Sede- e interrotte nel dicembre scorso. Il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, in una lettera inviata alle parti in quel momento, defini’ quattro condizioni per il dialogo politico: restituzione dei poteri costituzionali del Parlamento, un calendario elettorale negoziato, un corridoio umanitaria per cibo e viveri e la liberazione dei prigionieri politici.





