Venezuela

Gli Stati uniti non escludono un’opzione militare come risposta alla sempre più grave crisi politica ed economica venezuelana: lo ha dichiarato il presidente Donald Trump, parlando in conferenza stampa. “Abbiamo diverse opzioni per quel che riguarda il Venezuela, compresa quella militare se necessario: abbiamo soldati sparsi per tutto il mondo, in psotio anche molto lontani. Il Venezuela non è lontano e la sua gente sta soffrendo”.

Tredici paesi d’America hanno denunciato ieri la “rottura dell’ordine democratico” in Venezuela. Riunitisi a Lima, i 12 paesi – Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Messico, Giamaica, Panama, Paraguay e Perù – hanno annunciato la loro decisione di “non riconosce l’Assemblea costituente”, voluta dal presidente venezuelano, considerata “illegittima”. In un documento diffuso al termine di una riunione nella capitale peruviana durata sette ore, i 13 Paesi d’America hanno confermato il loro “pieno sostegno e (loro) solidarietà” al Parlamento, controllato dall’opposizione. Essi hanno inoltre condannato “la mancanza di libere elezioni, le violenze, la repressione e la persecuzione politica, l’esistenza di prigionieri politici”.

“L’inaugurazione dell’Assemblea costituente e le sue prime azioni, tra cui la rimozione di Luisa Ortega dal suo incarico di procuratore generale, hanno indebolito le prospettive di un ritorno pacifico a un ordine democratico in Venezuela”. Lo ha dichiarato un portavoce dell’Alto Rappresentante Ue per la Politica estera Federica Mogherini.
Luisa Ortega Diaz, procuratore generale del Venezuela è stata esautorata sabato dalla nuova Assemblea costituente. “Se mi succederà qualcosa la colpa sarà del governo. In particolare del servizio segreto Sebin”, ha detto Ortega, che ha partecipato a un convegno all’Universidad Catolica Andres Bello, ed ha parlato con alcuni giornalisti, rilasciando un’intervista anche al quotidiano la Stampa. “In questo Paese”, ha detto, “non c’è più un governo. In Venezuela l’esecutivo serve solo ad occupare illegalmente il Paese e sfruttarne le risorse, alla faccia della gente”. Ortega non rinuncia al suo lavoro. “Io mi considero ancora la procuratrice generale del Venezuela. Gli atti dell’Assemblea sono nulli, in quanto è stata formata attraverso un processo non costituzionale e illegittimo”.

La Conferenza episcopale venezuelana (Cev) ha espresso “grande gratitudine” per la vicinanza e la “preoccupazione vera” che ancora una volta Papa Francesco e la Santa Sede hanno manifestato ieri in un rinnovato appello al rispetto dei diritti umani e anche alla sospensione della nuova Costituente in Venezuela. In un’intervista a Radio Vaticana parla a nome dei vescovi il vicepresidente della Cev mons. Mario Moronta e conferma la scarsa affluenza al voto di domenica scorsa e non nasconde il timore per l’avvento di una “democrazia dittatoriale”. La speranza dei vescovi oggi, dopo i tanti interventi dei giorni passati, e’ che l’appello della Santa Sede sia accolto da tutti, governo e oppositori.

L’Ue ed i suoi Stati membri non riconoscono l’Assemblea costituente in Venezuela “poiche’ nutrono preoccupazioni sulla sua effettiva legittimita’ e rappresentativita’” ed invitano il governo di Nicolas Maduro “a prendere misure urgenti per porre rimedio al corso degli eventi”. E’ quanto ha annunciato l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini dopo avere incontrato i diplomatici dei paesi membri. L’elezione dell’assemblea costituente “ha peggiorato in modo duraturo la crisi in Venezuela – continua la nota – Rischia di minacciare le altre istituzioni legittime previste dalla Costituzione come l’Assemblea nazionale. Le circostanze in cui l’elezione si e’ svolta sollevano ulteriori dubbi sulla capacita’ dell’Assemblea costituente di rappresentare efficacemente tutte le componenti della popolazione venezuelana”. Ieri il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha giurato davanti alla Costituente che si insediera’ formalmente oggi. Ma l’azienda che si occupa dei conteggi elettorali, la Smartmatic, avrebbe gettato dubbi sui dati forniti ufficialmente dal governo in occasione delle elezioni in Venezuela.

Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha preannunciato che l’Assemblea Costituente appena eletta togliera’ l’immunita’ ai parlamentari dell’opposizione per sottometterli alla giustizia. “Bisogna riportare l’ordine… Occorrerà’ togliere l’immunita’ parlamentare a chi occorre togliere l’immunita’”, ha detto festeggiando l’elezione della Costituente.
Maduro ha piu’ volte accusato i deputati di tentare un “golpe parlamentare” e di incitare alla violenza nelle proteste di strade, che hanno lasciato oltre 120 morti negli ultimi quattro mesi. Maduro ha anche liquidato con poche parole la condanna statunitense dell’elezione della Costituente e la minaccia di nuove sanzioni contro gli “architetti dell’autoritarismo” a Caracas. E poi ha proposto “un dialogo nazionale” per risolvere la grave crisi politica che attraversa il Paese.

La Chiesa venezuelana ha chiesto oggi al presidente Nicolas Maduro di ritirare la sua proposta di riforma costituzionale e riconoscere l’autonomia di altri poteri dello Stato, come il Parlamento e la Procura Generale, come primi passi verso “una soluzione pacifica” della crisi politica, economica e sociale che attraversa il paese. A 20 giorni dalla data prevista per le elezioni per l’Assemblea Costituente lanciata da Maduro -denunciata come incostituzionale e antidemocratica dall’opposizione- la conferenza episcopale di Caracas ha inviato una lettera formale al presidente, dopo l’assemblea plenaria dei vescovi venezuelani. Nella missiva, i vescovi chiedono a Maduro di avere “l’audacia necessaria” per riportare il Venezuela verso “la pacificazione e la riconciliazione”, seguendo “il cammino segnalato dal Santo Padre Francesco”. In questo senso, i vescovi ricordano che il governo di Caracas deve ancora implementare gli accordi raggiunti durante le conversazioni con l’opposizione -accompagnate dall’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasud) e la Santa Sede- e interrotte nel dicembre scorso. Il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, in una lettera inviata alle parti in quel momento, defini’ quattro condizioni per il dialogo politico: restituzione dei poteri costituzionali del Parlamento, un calendario elettorale negoziato, un corridoio umanitaria per cibo e viveri e la liberazione dei prigionieri politici.

Papa Francesco torna a lanciare, dal balcone di piazza San Pietro, il suo appello per il Venezuela. “Esprimo la mia vicinanza alle famiglie che hanno perso i loro figli nelle manifestazioni di piazza – ha detto dopo l’Angelus – Faccio appello affinché si ponga fine alla violenza e si trovi una soluzione pacifica e democratica alla crisi. Nostra Signora di Coromoto interceda per il Venezuela”. Bergoglio ha poi chiesto di pregare tutti “nostra Signora di Comoroto per il Venezuela” recitando l’Ave Maria. “Il 5 luglio ricorrerà la festa dell’indipendenza del Venezuela. Assicuro la mia preghiera per questa cara Nazione”, ha aggiunto.Non è la prima volta che il pontefice tocca l’argomento. Lo scorso ottobre Francesco aveva ricevuto in forma privata il presidente Maduro, “nel quadro della preoccupante situazione di crisi politica, sociale ed economica che il Paese sta attraversando e che si ripercuote pesantemente sulla vita quotidiana dell’intera popolazione”, spiegò il Vaticano.

“Italia e Spagna si appellano con forza al Governo venezuelano affinche’ riconsideri la sua decisione di indire un’Assemblea costituente. Anche perche’ la Costituzione del 1999 prevede gia’ i meccanismi utili a individuare una soluzione politica in grado di ricomporre i diversi interessi nel rispetto delle Istituzioni, delle leggi e della sovranita’ popolare”. Lo scrivono il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni e il presidente del governo spagnolo Mario Rajoy in una lettera-appello congiunta al presidente del Venezuela Nicolas Maduro pubblicata dal Corriere della Sera. “Chiediamo che Maduro e il suo governo non reprimano il dissenso, rispettino la separazione dei poteri e la legittimita’ democratica dell’Assemblea nazionale cosi’ come i diritti umani, incluso il diritto a manifestare pacificamente”, scrivono Gentiloni e Rajoy, secondo cui “e’ tempo di definire una piattaforma negoziale che attivi una dinamica di riavvicinamento e di responsabilita’ comune tra le forze contrapposte”. “Nel farlo – evidenziano i due leader europei – non si potra’ prescindere da quattro condizioni fondamentali per raggiungere un risultato efficace: rispetto dello Stato di diritto, e in particolare dell’autonomia del Parlamento, rilascio dei detenuti politici, apertura di un canale umanitario a favore della popolazione venezuelana e adozione di un calendario elettorale chiaro e condiviso”. “L’Italia e la Spagna saranno al fianco del Venezuela in questo difficile percorso. Ma la responsabilita’ ultima sulla strada da intraprendere – scrivono Gentiloni e Rajoy – spetta naturalmente al Governo del Venezuela. Alle sue scelte politiche – che la Storia verra’ chiamata a giudicare – sono appesi il destino, i bisogni, le speranze e le paure di milioni di cittadini”.

“Il governo vuole presentare il Papa come un amico del governo e invece presentare noi come avversari del governo. Al contrario, noi stiamo nel popolo venezuelano che sta soffrendo molto, siamo molto uniti al Santo Padre e vogliamo respingere questa manipolazione che il governo ha voluto fare”. Lo afferma il cardinale Jorge Urosa Savino, arcivescovo di Caracas, alla vigilia dell’udienza straordinaria che domani Papa Francesco concede domani ai vertici della conferenza episcopale venezuelana per parlare della crisi del paese. La proposta che si fa è proprio quella di arrivare a una negoziazione che porti a delle elezioni, a ricevere aiuti umanitari, alla liberazione dei prigionieri politici. È questo quello che chiede l’opposizione e questo è anche quello che chiede la Chiesa. “Queste proposte – afferma il porporato ai microfoni della Radio vaticana – sono state fatte dal cardinale segretario di Stato Parolin in una sua lettera del 2 dicembre 2016, e sono le vie di uscita da questa situazione politica. Il governo deve capire che queste sono le cose che si devono fare per risolvere la crisi politica che abbiamo in questo momento”. “Noi – ha detto l’arcivescovo di Caracas – vogliamo incontrare il Santo Padre che ha mostrato un grande interesse, una grande preoccupazione, un grande amore per il Venezuela in questa situazione difficile, di crisi umanitaria, economica, sociale e politica, come anche il Santo Padre ha detto. E ascoltare pure i suoi consigli per un lavoro ecclesiale molto più efficace in mezzo a questa terribile situazione che stiamo vivendo”.