Maduro

Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha preannunciato che l’Assemblea Costituente appena eletta togliera’ l’immunita’ ai parlamentari dell’opposizione per sottometterli alla giustizia. “Bisogna riportare l’ordine… Occorrerà’ togliere l’immunita’ parlamentare a chi occorre togliere l’immunita’”, ha detto festeggiando l’elezione della Costituente.
Maduro ha piu’ volte accusato i deputati di tentare un “golpe parlamentare” e di incitare alla violenza nelle proteste di strade, che hanno lasciato oltre 120 morti negli ultimi quattro mesi. Maduro ha anche liquidato con poche parole la condanna statunitense dell’elezione della Costituente e la minaccia di nuove sanzioni contro gli “architetti dell’autoritarismo” a Caracas. E poi ha proposto “un dialogo nazionale” per risolvere la grave crisi politica che attraversa il Paese.

La Chiesa venezuelana ha chiesto oggi al presidente Nicolas Maduro di ritirare la sua proposta di riforma costituzionale e riconoscere l’autonomia di altri poteri dello Stato, come il Parlamento e la Procura Generale, come primi passi verso “una soluzione pacifica” della crisi politica, economica e sociale che attraversa il paese. A 20 giorni dalla data prevista per le elezioni per l’Assemblea Costituente lanciata da Maduro -denunciata come incostituzionale e antidemocratica dall’opposizione- la conferenza episcopale di Caracas ha inviato una lettera formale al presidente, dopo l’assemblea plenaria dei vescovi venezuelani. Nella missiva, i vescovi chiedono a Maduro di avere “l’audacia necessaria” per riportare il Venezuela verso “la pacificazione e la riconciliazione”, seguendo “il cammino segnalato dal Santo Padre Francesco”. In questo senso, i vescovi ricordano che il governo di Caracas deve ancora implementare gli accordi raggiunti durante le conversazioni con l’opposizione -accompagnate dall’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasud) e la Santa Sede- e interrotte nel dicembre scorso. Il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, in una lettera inviata alle parti in quel momento, defini’ quattro condizioni per il dialogo politico: restituzione dei poteri costituzionali del Parlamento, un calendario elettorale negoziato, un corridoio umanitaria per cibo e viveri e la liberazione dei prigionieri politici.

Papa Francesco torna a lanciare, dal balcone di piazza San Pietro, il suo appello per il Venezuela. “Esprimo la mia vicinanza alle famiglie che hanno perso i loro figli nelle manifestazioni di piazza – ha detto dopo l’Angelus – Faccio appello affinché si ponga fine alla violenza e si trovi una soluzione pacifica e democratica alla crisi. Nostra Signora di Coromoto interceda per il Venezuela”. Bergoglio ha poi chiesto di pregare tutti “nostra Signora di Comoroto per il Venezuela” recitando l’Ave Maria. “Il 5 luglio ricorrerà la festa dell’indipendenza del Venezuela. Assicuro la mia preghiera per questa cara Nazione”, ha aggiunto.Non è la prima volta che il pontefice tocca l’argomento. Lo scorso ottobre Francesco aveva ricevuto in forma privata il presidente Maduro, “nel quadro della preoccupante situazione di crisi politica, sociale ed economica che il Paese sta attraversando e che si ripercuote pesantemente sulla vita quotidiana dell’intera popolazione”, spiegò il Vaticano.

“Italia e Spagna si appellano con forza al Governo venezuelano affinche’ riconsideri la sua decisione di indire un’Assemblea costituente. Anche perche’ la Costituzione del 1999 prevede gia’ i meccanismi utili a individuare una soluzione politica in grado di ricomporre i diversi interessi nel rispetto delle Istituzioni, delle leggi e della sovranita’ popolare”. Lo scrivono il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni e il presidente del governo spagnolo Mario Rajoy in una lettera-appello congiunta al presidente del Venezuela Nicolas Maduro pubblicata dal Corriere della Sera. “Chiediamo che Maduro e il suo governo non reprimano il dissenso, rispettino la separazione dei poteri e la legittimita’ democratica dell’Assemblea nazionale cosi’ come i diritti umani, incluso il diritto a manifestare pacificamente”, scrivono Gentiloni e Rajoy, secondo cui “e’ tempo di definire una piattaforma negoziale che attivi una dinamica di riavvicinamento e di responsabilita’ comune tra le forze contrapposte”. “Nel farlo – evidenziano i due leader europei – non si potra’ prescindere da quattro condizioni fondamentali per raggiungere un risultato efficace: rispetto dello Stato di diritto, e in particolare dell’autonomia del Parlamento, rilascio dei detenuti politici, apertura di un canale umanitario a favore della popolazione venezuelana e adozione di un calendario elettorale chiaro e condiviso”. “L’Italia e la Spagna saranno al fianco del Venezuela in questo difficile percorso. Ma la responsabilita’ ultima sulla strada da intraprendere – scrivono Gentiloni e Rajoy – spetta naturalmente al Governo del Venezuela. Alle sue scelte politiche – che la Storia verra’ chiamata a giudicare – sono appesi il destino, i bisogni, le speranze e le paure di milioni di cittadini”.