Csm

Il procedimento in corso al Consiglio Superiore della Magistratura contro il governatore della Puglia, Michele Emiliano, è stato sospeso e gli atti sono stati inviati alla Corte Costituzionale. E’ quanto ha deciso la sezione disciplinare del Csm. Emiliano, magistrato in aspettativa, è sotto accusa per essersi iscritto a un partito e aver fatto attività politica. La Consulta dovra’ verificare la legittimita’ costituzionale della norma che prevede come illecito disciplinare per un magistrato, anche se fuori, l’iscrizione ad un partito politico.

Il problema della lotta o comunque delle indagini sulla criminalita’ mafiosa io lo sento profondamente”, “non vedo perche’ l’opinione pubblica non debba essere interessata di questo problema; anzi e’ pericoloso quando l’opinione pubblica non viene interessata a questo problema”, che “non e’ una lotta tra giudici e mafiosi, ne’ tra poliziotti e mafiosi, ma e’ un problema che interessa tutti”. A pronunciare queste parole il 31 luglio 1988 e’ Paolo Borsellino. Di fronte ha la prima Commissione del Csm e il Comitato Antimafia che lo ascolteranno 4 ore, dalle 10 alle 14. Lo stralcio e’ un passaggio del verbale di quell’audizione che, insieme agli altri atti relativi al magistrato ucciso dalla mafia con la scorta il 19 luglio 1992, il Csm ha deciso di pubblicare a 25 anni dalla strage di via D’Amelio. Perche’ il Csm volle ‘interrogare’ Borsellino? Dopo un convegno dove gia’ aveva parlato di questi problemi nel totale silenzio della stampa locale, Borsellino fu contattato da Repubblica e dall’Unita’ e rilascio’ delle interviste in cui manifestava forti preoccupazioni per la situazione in cui si trovava l’ufficio istruzione di Palermo col pool antimafia. Alla guida di quell’ufficio aspirava Falcone, ma fu scelto Antonino Meli: era il gennaio 1988. Il Csm e molti suoi componenti di allora ritenevano che Borsellino avrebbe dovuto passare per i canali istituzionali anziche’ per il clamore della stampa. Un clamore che Borsellino ammette di non aver cercato ne’ previsto. Nel verbale dell’audizione, on line sul sito del Csm, il giudice, incalzato dai consiglieri, spiega come operava il pool antimafia: stretta collaborazione e lavoro “giorno e notte”. “Dal gennaio al novembre 1985 non credo di essere uscito se non per 4-5 ore al giorno, e per giorno intendo le 24 ore, dalla mia stanza senza finestre nel bunker”, racconta. Dal suo resoconto, fuoriesce anche il primo tentativo di “computerizzazione dei processi” in un’epoca che non aveva ancora preso confidenza con l’informatica. Ma anche fasi drammatiche, come il trasferimento suo, di Falcone e delle famiglie all’Asinara, dopo l’assassinio del commissario Cassara’, che li porto’ ad essere “segregati in un’isola deserta” per continuare a lavorare al maxi-processo. I passaggi piu’ significativi del documento sono quelli in cui Borsellino manifesta le sue preoccupazioni per la “sorte del pool antimafia”. Timori fondati su quanto gli riferivano i colleghi magistrati, anche se nel corso dell’audizione qualche consigliere tenta di derubricare a “confidenze” quelle parole. Ma Borsellino sa bene, e lo dice, che quegli allarmi non sono pettegolezzi. E spiega bene l’opera di “smantellato” del pool, le azioni per depotenziarlo: le indagini non assegnate a Falcone, quelle finite a magistrati esterni al pool sul cui tavolo arrivano invece procedimenti che con la mafia non c’entrano nulla; i piani di ristrutturazione non condivisi e calati dall’alto. Si determina cosi’ una caduta di tensione di fronte alla quale Borsellino si dice “allarmato”. “Quando contemporaneamente – dice – si verificano una stanchezza sia nell’opinione pubblica sia negli esponenti culturali su questo problema; una poca attenzione dello Stato nel suo momento amministrativo, perche’ si continua a tenere la Sicilia, con riferimento agli organi di polizia, in una situazione di assoluta marginalizzazione; quando, insieme a cio’ il pool che e’ l’unico organo investigativo che, parliamoci chiaro, e’ quello che ha riaperto la questione per iniziativa prima di Rocco Chinnici e poi di coloro che lo hanno seguito, quando tutto questo va male, e’ certo che sono estremamente allarmato”.

Il Consiglio Superiore della Magistratura rende omaggio alla memoria di Giovanni Falcone nel 25esimo anniversario della strage di Capaci con un Plenum straordinario presieduto dal Capo dello Stato Sergio Mattarella. “Alle 11, nel corso del Plenum straordinario verranno resi pubblici, per la prima volta, gli atti del CSM relativi a Giovanni Falcone, raccolti in un volume curato dall’Ufficio Studi, e quelli relativi all’attivita’ professionale di Francesca Morvillo, che saranno pubblicati on line sul nuovo portale del Consiglio, dopo essere rimasti per 25 anni nel caveau di sicurezza del Palazzo dei Marescialli”. Lo comunica in una nota il Csm.
Nella strage di Capaci, il 23 maggio 1992, assieme a Falcone persero la vita la moglie, il magistrato Francesca Morvillo, e tre uomini della Polizia di Stato che componevano la scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Il CSM, su proposta della VI Commissione, ha approvato il 17 maggio la desecretazione di tutti gli atti. “Venticinque anni dopo abbiamo deciso di compiere questo gesto: il rapporto tra Giovanni Falcone e il Consiglio Superiore della Magistratura messo in chiaro, tutti gli atti resi pubblici”, ha detto il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini intervistato a ‘Faccia a faccia’ da Giovanni Minoli in onda stasera su La7. “Come dimostrano questi atti le decisioni del Consiglio della magistratura pesano sui magistrati, sulla giustizia, sulla storia del Paese e sui suoi cittadini. E quindi è giusto metterli in chiaro”, ha detto Legnini.

Si va verso il rinvio al Csm del processo disciplinare a carico di Michele Emiliano, che secondo il calendario fissato, doveva riprendere, dopo la prima udienza, lunedi’ prossimo. La ragione sarebbe un impedimento sia del vice presidente Giovanni Legnini che presiede il collegio, sia dello stesso Emiliano. Non si tratterebbe di uno slittamento breve: la nuova udienza potrebbe essere a meta’ luglio. Emiliano e’ accusato di aver infranto il divieto per i magistrati di iscriversi e fare attivita’ politica in un partito, anche per aver concorso alla segreteria nazionale del Pd.

“Pur mantenendo la stima che nutro nei confronti del vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, non condivido il suo pensiero quando parla di possibili sanzioni nei confronti di Carmelo Zuccaro. La cosa grave e’ che le Ong, se non tutte almeno qualcuna, sono colluse coi trafficanti di esseri umani; questa e’ la vicenda preoccupante, non il fatto che qualcuno l’abbia reso pubblico. Ora si discute sulla professionalita’ di un magistrato che ha osato alzare il polverone e denunziare un sistema evidentemente malato e che tutti pensavano inattaccabile. Cio’ che conta e’ fermare chi agisce in modo illecito e specula sulla pelle umana, lasciamo stare i capri espiatori”. Lo dice Renato Schifani, di Forza Italia, ex presidente del Senato.

“Li’ si gioca la credibilita’ della magistratura ma soprattutto l’autonomia di indagine del pubblico ministero, dobbiamo smetterla di pensare che l’attivita’ del pubblico ministero e’ servente a questa o a quella parte politica. Perche’ questo non accada, cioe’ perche’ l’azione della magistratura non sia strumentale ad altri fini, bisogna tutelare la segretezza delle indagini nella prima fase ed e’ fondamentale che su questo tema ci sia l’impegno di tutti, e soprattutto, che in caso di violazioni ci siano delle sanzioni”. Lo afferma Luca Palamara, ex presidente dell’Anm e membro togato del Consiglio Superiore della Magistratura, intervistato a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24, commentando la battuta del procuratore Pignatone in tema di intercettazioni: “Basta fuga di notizie”.

Il Consiglio superiore della magistratura svolge un ruolo “difficile, spesso poco compreso”. Ma si tratta di una “funzione fondamentale della nostra democrazia costituzionale”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, presiedendo la seduta straordinaria di Plenum del Csm sulla riforma del Regolamento interno. “Nel vostro operato – ha continuato il capo dello Stato – quindi, e’ necessario sempre che gli obiettivi della funzionalita’ e della qualita’ della giurisdizione siano sempre al centro delle scelte di amministrazione. A questi obiettivi e’ finalizzato ogni strumento del Consiglio e tra questi il nuovo regolamento. Perche’ l’obiettivo, naturalmente, e’ sempre tutelare al meglio l’autonomia e l’indipendenza della magistratura”. La riforma del Regolamento interno è stata approvata a Palazzo dei Marescialli con 18 voti a favore, 7 astenuti e nessun contrario. “Desidero esprimere apprezzamento per il modo in cui il Consiglio superiore della magistratura ha inteso dare impulso al processo di riforma degli strumenti di normazione secondaria – ha detto il Presidente Mattarella – In questa direzione, la modifica del regolamento interno e’ un risultato particolarmente significativo di questa Consiliatura”. Il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, dopo l’approvazione da parte del plenum del Csm, in seduta straordinaria, del nuovo regolamento interno ha commentato: “Innanzitutto riscriviamo in modo sistematico, organico e completo la fonte delle regole di funzionamento del Consiglio Superiore della magistratura, le finalità sono quelle della trasparenza, leggibilità, conoscibilità degli atti del Consiglio, dell’efficienza e della collegialità”.

“Dopo anni di conflitti in apparenza incomponibili tra politica e magistratura, e di inconcludenza legislativa sulle riforme della giustizia, si sta procedendo con un approccio nuovo, dobbiamo allontanare il sospetto, fondato o meno che sia, che una parte della magistratura agisca per invadere il campo della politica”. Lo afferma al Corriere della Sera il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Giovanni Legnini. “Avevamo assunto un impegno con il ministro Orlando e lo stiamo mantenendo. “Riforma e autoriforma del consiglio dovevano integrarsi e così sta andando. Ai primi di settembre approveremo il parere preliminare sulla bozza della commissione Scotti che non è ancora un articolato. Il parere è sostanzialmente positivo anche sul disciplinare. L’autoriforma sta per essere completata, dopo il nuovo Testo unico sulla dirigenza, gli interventi sui fuori ruolo e incarichi extragiudiziari, la delibera sui rapporti tra magistratura e politica, a settembre contiamo di approvare la riforma del Regolamento sul funzionamento del consiglio, il lavoro più impegnativo, con il sostengo vigile e prezioso del Capo dello Stato. Il tutto in un anno”. “Le nomine a pacchetto con il nuovo Regolamento saranno superate, ciascun consigliere potrà intervenire in plenum per proporre un’alternativa al singolo candidato. Numerose saranno le innovazioni sulla collegialità, trasparenza e leggibilità delle decisioni, tra cui mi auguro la pubblicità dei verbali della V commissione che si occupa di nomine”. Quanto alle intercettazioni, aggiunge Legnini, “dopo le importanti circolari di alcuni procuratori, il consiglio ha adottato una coraggiosa risoluzione che ha indicato linee guida per meglio conciliare, a legislazione invariata, l’obbligatorietà dell’azione penale e il ricorso indispensabile alle intercettazioni con il diritto alla privacy, il diritto di difesa e il diritto di cronaca. Senza confusione di ruoli, se il legislatore intenderà conferirle forza di legge saremo soddisfatti. Se intenderà andare oltre, vedremo… Penso anche che quelle misure stiano già producendo effetti positivi. Forse molti degli abusi lamentati si sarebbero potuti evitare applicando quelle buone pratiche organizzative”.