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La Russia e gli Stati Uniti dovrebbero riprendere il dialogo sulla difesa missilistica, di grande importanza a livello globale. Lo ha detto il vice ministro degli Esteri russo Seregej Rjabkov, come riferisce l’agenzia di stampa Sputnik, ripresa dall’agenzia Nova. “Vorrei sottolineare l’importanza del tema della difesa missilistica. Permettetemi di ricordarvi che esiste un legame indissolubile fra gli armamenti strategici offensivi e la difesa missilistica, come ribadito nell’attuale Trattato per la riduzione degli armamenti strategici offensivi. Per lungo tempo non c’e’ di fatto stato dialogo con la controparte Usa, ed ora e’ giunto il momento propizio per tornare a parlarne”, ha affermato Rjabkov. Le parole del funzionario diplomatico di Mosca giungono dopo la pubblicazione della Nuclear Posture Review da parte del Dipartimento della Difesa Usa, in cui si sottolinea la preoccupazione per lo sviluppo delle capacita’ nucleari russe.
Il vice ministro degli Esteri ha inoltre sottolineato l’importanza di superare le difficolta’ nelle attuali relazioni bilaterali fra Mosca e Washington nelle crisi regionali.

Il dipartimento di Stato Usa ha approvato la possibile vendita del sistema di difesa anti-missile Thaad all’Arabia Saudita ad un costo di circa 15 miliardi di dollari. Lo ha reso noto l’Agenzia del Pentagono per la sicurezza e la cooperazione (Dsca), precisando che l’Arabia Saudita intende acquistare 44 lanciatori Terminal High Altitude Area Defense (Difesa d’area terminale ad alta quota), 360 missili Thaad, oltre a radar e unita’ di controllo. “Questa possibile vendita – si legge in una nota della Dsca – rientra nel sostegno agli obiettivi di politica estera e sicurezza nazionale degli Stati Uniti, migliorando la sicurezza di un paese amico. Inoltre favorisce gli interessi di politica estera e sicurezza nazionale degli Usa e sostiene la sicurezza a lungo termine dell’Arabia Saudita e della regione del Golfo di fronte alle minacce regionali e dell’Iran”. La nota arriva dopo che Riad ha siglato un memorandum d’intesa con la Russia per l’acquisto del sistema anti-missili S-400 di ultima generazione. Oltre all’acquisto dei sistemi missilistici russi e’ prevista anche la formazione del personale saudita per il suo utilizzo.

Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, e il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, hanno espresso il cordoglio della Difesa ai familiari e all’Aeronautica Militare, per la perdita del capitano Gabriele Orlandi, pilota dell’Eurofighter precipitato ieri in mare durante l’air show dell’Aeronautica Militate a Terracina. Lo riferisce una nota del Ministero della Difesa. L’Eurofighter del reparto sperimentale Volo dell’Aeronautica Militare era parte del programma dell’Air Show organizzato a corredo delle spettacolari evoluzioni delle Frecce Tricolori, come avviene in ogni stagione estiva. Secondo quanto riferito dalla nota, durante l’esibizione, al termine di un loop, l’Eurofighter pilotato da Orlandi, non e’ riuscito a riprendere quota, impattando violentemente in acqua. “Nonostante gli immediati soccorsi da parte della Capitaneria di Porto, presente sul posto, non c’e’ stato nulla da fare per il giovane pilota, che e’ deceduto al momento dell’impatto. La dinamica dell’incidente e’ ora solito indagine da parte dei preposti organismi dell’Aeronautica militare”, si legge nella nota.

L’Italia passa al Portogallo il comando della Forza marittima europea (Euromarfor). Il passaggio di consegne tra il Comandante in Capo della Squadra Navale italiana, Ammiraglio di Squadra Donato Marzano e il Comandante della Flotta portoghese (Comandante Naval) Ammiraglio di Squadra Henrique Gouveia E Melo è avvenuto a Lisbona il 19 settembre scorso davanti a una rappresentanza di unità navali ed equipaggi di Francia, Italia, Portogallo e Spagna.
La cerimonia, presieduta del Capo di Stato Maggiore della Difesa del Portogallo, Generale Artur Neves Pina Monteiro, si è svolta alla presenza dei vertici militari dei Paesi della Euromarfor, tra cui il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio di Squadra Valter Girardelli e di autorità civili e militari.
L’Italia cede il comando assunto il 15 settembre del 2015. Nel biennio di comando italiano, la Forza Navale ha partecipato all’operazione Atalanta e ad attività addestrative finalizzate al dialogo e alla cooperazione con i paesi del Mediterraneo, in particolare con la Tunisia e il Marocco durante le Multicooperative Exercise 16 e 17.
Ha dichiarato l’Ammiraglio Marzano nel suo discorso di commiato: “durante la recente attivazione di maggio, con 9 navi provenienti dalle quattro nazioni è stato realizzato il più significativo gruppo navale Euromarfor degli ultimi anni, impegnato in attività addestrative nelle principali forme di lotta, compresa la guerra alle mine e nella cooperazione con i partner nord africani a dimostrazione che Euromarfor è una realtà concreta, pronta ad operare in mare negli interessi nazionali ed europei.”
Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano ha espresso il suo personale ringraziamento all’Ammiraglio Marzano “per l’egregio lavoro svolto per l’Italia al servizio dell’Europa, che in questo particolare momento di crisi nell’area mediterranea è chiamata a svolgere il suo ruolo di fornitore di sicurezza anche attraverso la promozione di  collaborazioni tra le forze per incrementarne ulteriormente capacità e interoperabilità, necessarie per la piena sicurezza dei nostri Paesi”.
Euromarfor è una forza navale – non permanente –  costituita  il 15 maggio 1995 da Francia, Spagna, Italia e Portogallo in grado di assolvere le principali missioni definite nella Dichiarazione di Petersberg, quali il controllo marittimo, assistenza umanitaria e di evacuazione di popolazioni, mantenimento e riacquisizione delle condizioni di pace e di gestione delle crisi.
L’attività di Euromarfor è inoltre tesa a rafforzare la cooperazione con le nazioni del Mediterranean Dialogue (Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Mauritania, Marocco and Tunisia) e dell’iniziativa 5+5 (che vede coinvolte dieci nazioni del Mediterraneo occidentale: Algeria, Francia, Italia, Libia, Malta, Mauritania, Marocco, Portogallo, Spagna e Tunisia).

“Siamo abbastanza lontani dalla Corea del Nord ma non possiamo pensare che, in un mondo interconnesso, eventuali incidenti in quell’area non abbiamo poi una ricaduta generale”. Cosi’ il ministro della Difesa Roberta Pinotti, a margine di un evento alla Triennale di Milano. “Il tema non e’ tanto il pericolo immediato che puo’ riguardare il nostro territorio – spiega il ministro – ma e’ quello di una crisi in un’area importante che potrebbe avere ricadute sul resto del mondo”. Di possibili rischi per l’Italia per la delicata situazione in Corea del Nord “ne abbiamo parlato ieri – spiega Pinotti – durante una riunione dei ministri della difesa, a cui e’ seguita una riunione dei ministri degli Esteri che hanno approfondito il tema. Come nello scambio che c’era stato tra Gentiloni, Merkel e Macron, anche da parte dell’altro rappresentante Onu c’e’ stato l’annuncio di un inasprimento delle sanzioni”. “La posizione che l’Europa sta esprimendo e’ di grande preoccupazione – sottolinea – perche’ c’e’ grande preoccupazione nel mondo: la crisi non e’ solo regionale, non riguarda solo il Giappone, la Corea del Sud, o i rapporti tra gli Usa e gli alleati di quella regione. E’ una crisi che riguarda tutti, perche’ un rischio di escalation coinvolgerebbe il mondo”.

Accordi nel campo dell’addestramento, ricerche congiunte, e progetti connessi nel campo industriale, sui quali costruire un’intesa piu’ ampia con tutti i contenuti che possono riguardare l’innovazione. Questi i principali temi anticipati dalla ministra della Difesa Roberta Pinotti in visita a Tokyo, dove nei prossimi giorni incontrera’ il ministro della Difesa e degli Esteri giapponesi. “Sottoscriveremo il primo accordo generale sui temi di cooperazione della Difesa, e avremo modo di confrontarci su tutti quelle che sono le materie principali di sicurezza e politica estera che interessano i due Paesi”, ha detto. “L’interesse dei rapporti con l’Italia e’ legato al fatto che i temi della sicurezza sono sempre piu’ interconnessi quindi in realta’ le distanze su queste cose si restringono sempre di piu’. Noi affrontiamo alcune sfide nel Mediterraneo, il Giappone ne sta affrontando e si preoccupa di altre. Ragionare insieme su quelli che sono gli strumenti di sicurezza piu’ necessari per evitare rischi alla nostra popolazione, e’ una spinta che in un mondo dove le minacce purtroppo aumentano, diventa piu’ forte”. (ANSA). YY3-SV 21-MAG-17 17:37 NNNN

“L’Ue dovrebbe destinare più soldi alla Libia per pattugliare le coste”. Lo dice il ministro della Difesa, Roberta Pinotti in una intervista a ‘la Stampa’ ed aggiunge, riguardo all’Italia e all’intervento nel Mediterraneo: “Noi siamo “già operativi con la formazione della Guardia costiera libica nell’ambito della missione Sofia. Ma anche con i carabinieri che formano le forze di polizia locali, come in Somalia. Nel caso ci siano altre necessità, le nostre forze armate potranno essere coinvolte in missioni di addestramento nei Paesi dove originano i fenomeni migratori. Ma tutto questo non basta”. La titolare della Difesa dichiara che per fermare gli scafisti “serve uno sforzo a trecentosessanta gradi: bisogna puntare sul sostegno allo sviluppo e all’economia di quei Paesi. È centrale il rafforzamento delle capacità di controllo e stabilità di quegli Stati”.

Il governo ceco sta organizzando una conferenza sulla difesa e la sicurezza in collaborazione con la Commissione europea a Praga per il mese prossimo. Lo ha riferito il premier Bohuslav Sobotka ai giornalisti. Tra gli esponenti europei dovrebbero intervenire alla conferenza il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, l’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Ue Federica Mogherini, e il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. Sobotka ha dichiarato che la conferenza rientra negli sforzi del suo governo volti a sostenere il futuro dell’Unione europea.

Il segretario britannico alla Difesa Michael Fallon ha enfatizzato oggi la maggior vicinanza con gli Stati Uniti rispetto all’Ue in seno alla Nato. “Quando la Gran Bretagna lascerà l’Ue, circa l’80% della spesa della Nato sarà non Ue e tre dei quattro paesi che guidano la presenza rafforzata della Nato in Europa orientale non saranno membri dell’Ue”, si legge in un comunicato del ministero della Difesa, diffuso in vista dell’incontro di oggi fra Fallon e il suo omologo americano James Mattis. “Il nostro rapporto di difesa con gli Stati Uniti è senza precedenti per scopi e obiettivi. Mentre lasciamo l’Ue, il nostro rapporto bilaterale conta più che mai, quindi rafforzeremo la nostra cooperazione investendo di più nel programma congiunto per gli F-35”, recita ancora il comunicato con il quale, scrive il Guardian, l’euroscettico Fallon sceglie di dare “un’enfasi post Brexit alla politica britannica di Difesa”.

“Dev’essere severamente punito, deve andare effettivamente in carcere e restarci quanto basta”, chi infligge sofferenza e morte agli animali, “questi nostri fratelli più piccoli e senza voce”. É quanto ha detto oggi Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, intervenendo in diretta alla manifestazione organizzata da Stefano Fuccelli, presidente del Partito animalista europeo, e da tutti i manifestanti che oggi, davanti a Montecitorio, hanno chiesto l’inasprimento delle pene per i reati a danno degli animali. In memoria di Angelo, il cane impiccato, seviziato e ucciso nel giugno scorso da quattro ragazzi di Sangineto (Cosenza): un delitto orribile che ormai rappresenta tutti gli altri orribili delitti perpetrati contro gli animali.”L’uccisione di Angelo – spiega Brambilla – è diventata il simbolo dell’inadeguatezza del sistema. Inadeguatezza, innanzitutto, di una giustizia lenta a muoversi quando si tratta di punire l’uccisione di un animale compiuta con crudeltà. Inadeguatezza, inoltre, di una politica che non capisce, o fa finta di non capire, che gli animali vanno tutelati come esseri senzienti. Chi uccide un animale – ricorda – rischia al massimo due anni di reclusione, quindi lo sappiamo: i responsabili della barbarie non andranno in carcere. E allora? La soluzione del problema – dice la lettera a ai manifestanti – sta nel palazzo davanti ai vostri occhi. Per mandare in galera chi ha torturato e ucciso Angelo a Sangineto, Pilù a Pescia, Moro a Breno, basterebbe discutere ed approvare le modifiche al codice penale che ho proposto nel progetto di legge AC 3005, datato 1 aprile 2015”.