difesa

In seguito ai pericoli determinati da un possibile smarcamento militare del nuovo presidente statunitense Donald Trump, Roderich Kiesewetter (Cdu) ha recentemente dichiarato che la Germania dovrebbe valutare l’ipotesi di dotarsi di un deterrente atomico, come Francia e Regno Unito. Anche secondo l’editore della “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, Berthold Kohler, la Germania dovrebbe avere un suo armamento nucleare contro le minacce della Russia. Per farlo in modo legale, Berlino dovrebbe uscire dal trattato di non proliferazione nucleare, come la Corea del Nord, o modificarlo con il consenso degli altri Paesi. Cio’ trasmetterebbe un segnale forte a taluni paesi (Turchia, Arabia Saudita). Ma sarebbe realmente utile avere armi nucleari? Secondo un editoriale del settimanale “Der Spiegel”, la risposta e’ certamente no. Gia’ le posseggono Gran Bretagna e Francia, come contemplato dal trattato di Ottawa del 1974 e dalla dichiarazione di Varsavia. La Germania ha una leadership politica ed economica in Europa, ma quella militare non sarebbe ben vista dai vicini europei. Sarebbe ben poco plausibile che vicini come la Polonia o l’Italia venissero posti sotto un ombrello nucleare tedesco, senza considerare i pericoli legati alla proliferazione delle armi nucleari nella Ue. Tuttavia, sostiene il settimanale, sarebbe opportuno un nuovo dibattito sulla direzione della politica della sicurezza europea e tedesca, e in tale contesto “anche l’impensabile andrebbe ponderato”.

La Commissione Ue presentera’ e adottera’ entro la fine di novembre un piano d’azione per la difesa. Lo dice oggi a Bruxelles l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, parlando alla commissione Affari esteri dell’Europarlamento. Il piano, secondo quanto spiegato dal capo della diplomazia Ue, “si concentrera’ sugli incentivi e gli investimenti per le capacita’ industriali degli stati membri Ue. Credo ci sia un grande potenziale, per la Commissione – ha aggiunto Mogherini – di sostenere lo sviluppo di capacita’, anche attraverso il sostegno alle tecnologie e alle basi industriali della difesa Ue”. Questo, secondo Mogherini, ha “un importante impatto anche sull’economia nei nostri paesi”.

A Bratislava si parla dell’attuazione del Piano d’azione sulla difesa, che “non significa esercito europeo, ma vuol dire rafforzare la cooperazione per una più efficace difesa europea, complementare alla Nato”. E’ quanto ha puntualizzato l’Alto rappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini, al suo arrivo a Bratislava per una riunione informale dei ministri della Difesa dell’Unione Europea. “Non parliamo di un esercito europeo, ma di usare gli spazi e gli strumenti già esistenti e previsti dai Trattati a beneficio della sicurezza dei cittadini e dei nostri partner”, ha insistito Mogherini, anche replicando a quanto detto dal ministro della Difesa britannico Michael Fallon, che ha ribadito il suo “a ogni idea di esercito europeo”. “Tutti i documenti che ho ricevuto, quello franco-tedesco, quello italiano e anche di altri Paesi – ha detto ancora – vanno tutti nella stessa direzione, che non è la creazione di un esercito europeo”. Quello di cui si parla, ha concluso, “non è qualcosa di ipotetico o di ideologico, ma qualcosa di concreto che possiamo fare”.