elezioni Usa

Il fronte di elettori che ha appoggiato Hillary Clinton alle presidenziali americane è pronto a partecipare al riconteggio dei voti in Wisconsin, lanciato dalla candidata per i Verdi, Jill Stein che ha già raccolto più di cinque milioni di dollari sui sette necessari per chiedere di rifare lo spoglio in tre Stati: Wisconsin, Michigan e Pennsylvania. Qui i margini di vittoria di Donald Trump sulla candidata democratica Hillary Clinton sono stati esigui. I democratici, tuttavia, hanno sottolineato che dalle verifiche sui risultati, condotte per conto della campagna dell’ex first lady, non sono emersi particolari segnali che il processo elettorale sia stato sabotato. Marc Elias, consulente legale per la campagna della Clinton ha garantito comunque l’impegno ad aiutare il processo di riconteggio delle schede elettorali.

L’arrivo di Steve Bannon alla Casa Bianca è “un allarmante segnale” del fatto che Donald Trump voglia mantenere “la visione divisiva e di odio che ha caratterizzato la sua campagna”. Ad affermarlo è la democratica Nancy Pelosi che, in un comunicato ripreso dai media Usa, ha definito “nazionalista bianco” l’uomo che è stato nominato consigliere e principale stratega della Casa Bianca di Donald Trump. “Dopo aver vinto la presidenza ma aver perso il voto popolare, il presidente eletto Trump deve cercare di unire gli americani, non continuare ad alimentare le fiamme delle divisione e del fanatismo”, ha detto ancora la Pelosi, capogruppo della minoranza democratica alla Camera.

Che senso hanno le proteste di molti cittadini americani nei confronti dell’elezione di Donald Trump a presidente Usa? Le trovo fastidiose, pur riconoscendo che il magnate e’ un personaggio inquietante e pericoloso. La sua elezione e’ stata regolare. Viene da chiedersi se gli elettori, come i clienti di un negozio, abbiano sempre ragione. Io credo di si’. L’istituto democratico non e’ la perfezione: e’ quello che presenta meno svantaggi. Certo, populismo e demagogia sono due nemici, ma anche in questo caso sarebbe preferibile chiedersi cosa ha fatto la politica ‘responsabile e saggia’ per evitare che un uomo come Trump potesse varcare, da presidente, la soglia della Casa Bianca. Hillary Clinton era l’avversario migliore? No. Sicuramente esperta e preparata nel ruolo, ma troppo invischiata nelle logiche del potere. Il popolo non e’ quasi mai politically correct. Segue l’istinto, la pancia, l’umore, la paura, la simpatia, l’antipatia, l’interesse particolare, la seduzione del candidato. Ecco uno dei paradossi della democrazia: la maggioranza ha sempre ragione, ma ovviamente non sempre puo’ averla. La minoranza non ce l’ha mai, ma e’ immaginabile che sia cosi? Non resta che affidarsi alla funzionalita’ di un sistema politico e istituzionale fatto di pesi e di contrappesi, che non si faccia affascinare dalla efficienza di una dittatura, piu’ o meno apparente. Perche’ questo metterebbe a repentaglio il nostro bene supremo: la liberta’.

Mentre i leader dei piu’ grandi Paesi europei, da Merkel a Renzi, cominciano a prendere i primi contatti con Donald Trump, neoeletto presidente degli Stati Uniti, offrendo disponibilita’ a collaborare, il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker decide di deviare dal protocollo diplomatico e si lancia in un durissimo attacco a distanza. “Con Trump perderemo due anni: il tempo che faccia il giro del mondo che non conosce”, ha detto parlando ad una platea di studenti nella sua Lussemburgo. Intanto, a pochi giorni dal viaggio di Obama in Europa e Cina, lo staff di Trump comincia a marcare il territorio e lega le mani all’attuale inquilino della Casa Bianca, avvertendolo di non fare nessuna mossa contraria al nuovo vento che soffia da mercoledi’. Evidentemente a suo agio nella rassicurante dimensione ‘casalinga’ del piccolo Paese che ha governato per quasi venti anni, Juncker si e’ lasciato andare ad un’analisi graffiante sul tycoon che guidera’ la prima potenza del mondo. “Gli americani in generale non hanno attenzione verso l’Europa, e riguardo a Trump, credo di capire che lui pensi che il Belgio sia un villaggio da qualche parte nel nostro continente… In breve, dovremo mostrargli e spiegare cos’e’ l’Europa”, ha detto, avvertendo anche dei possibili rischi di questa elezione. Secondo Juncker, “gli equilibri intercontinentali” potrebbero essere “disturbati” perche’, avendo gia’ lavorato con quattro presidenti Usa, ha “constatato che tutto quello che si dice in campagna elettorale e’ vero un po’ per tutti, purtroppo”. Il presidente della Commissione tradisce anche un certo malcontento per il fatto che Donald Trump abbia gia’ parlato con diversi leader europei, ma non si sia messo in contatto con nessuno dei vertici delle istituzioni comuni dell’Ue. Un atteggiamento che lascia intuire la preferenza verso i rapporti bilaterali, a spese di quelli comunitari. Merkel, Renzi, Hollande e la britannica May hanno tutti gia’ parlato con il nuovo alleato oltreoceano. May e’ stata la prima ad affrettarsi, per ribadire quel rapporto “storico e speciale” tra i due Paesi. Merkel ha offerto collaborazione ricordando i valori comuni, Renzi ha sottolineato l’ importanza strategica” delle relazioni Italia-Usa e Hollande ha elencato i “temi comuni”, tra cui lotta al terrorismo, Ucraina, Siria, Iraq e l’accordo di Parigi Cop21. Gli alleati europei, che per ora si confrontano con il nuovo presidente degli Stati Uniti in ordine sparso, intendono preservare i buoni rapporti in ogni modo, senza rinunciare alla chiarezza sui valori fondamentali a cui l’Europa e’ legata. Come ricordava Juncker, Trump “ha verso i rifugiati e gli americani non bianchi un atteggiamento che non riflette i sentimenti europei”, e di certo nessun leader Ue lo seguirebbe su questo terreno. I rischi che corrono i 28 sono tanti quanti i dossier aperti con gli Usa. Dall’aumento del contributo alla Nato promesso da Obama, alle sanzioni contro la Russia finora sostenute anche dagli americani. E il timore che Trump voglia sfilarsi in fretta dalle questioni europee, magari guardando con benevolenza a Mosca, basta a mettere l’Ue in uno stato di agitazione. Per questo domenica sera i ministri degli Esteri si vedranno in via straordinaria, per una cena convocata dalla Mogherini e voluta fortemente dalla Germania. Qualche elemento in piu’ per decifrare il nuovo protagonista, Merkel, Hollande, Renzi, May e Rajoy lo potranno avere il 18 nel vertice a Berlino con Obama. Sempre che lo staff di Trump, abbia ribadito a Obama di non prendere iniziative.

“L’elettorato Usa ha parlato. La vittoria di Donald Trump e’ inequivocabile e deve essere rispettata. Mi congratulo con lui e con il partito Repubblicano”. E’ quanto ha detto il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz in una nota, commentando le elezioni statunitensi. “Trump e’ stato il portabandiera delle angosce e delle paure di milioni di Americani”. Ora “queste preoccupazioni devono essere affrontate con politiche e proposte credibili” soprattutto perche’ “la maggior parte delle questioni relative alla prospettiva esterna della futura presidenza Trump sono ancora senza risposta. Dalla Siria all’Iraq, dall’Ucraina alla Libia, il ruolo di Trump nella diplomazia e deal-making sara’ testato fin dal primo giorno e richiedera’ il giusto mix di responsabilita’, moderazione e leadership”, ha ammesso Schulz aggiungendo che “le relazioni tra Unione europea e Stati Uniti sono un elemento chiave della stabilita’ globale. La nostra partnership va dalla lotta contro il terrorismo, agli scambi scientifici ed accademici. L’Ue e’ decisa a mantenere queste relazioni, e ci auguriamo che lo sia anche il nuovo presidente statunitense”, ha concluso il presidente dell’europarlamento.

Donald Trump sarà “un grande presidente, è un uomo di visione straordinaria, che sa come essere un capo, che sa tirare fuori il meglio degli americani, come Reagan”. Così, ai microfoni di RaiNews24 l’ex sindaco di New Yrok Rudolph Giuliani, tra i più grandi sostenitori del magnate. “Lo conosco da 28 anni, l’ho visto fare cose straordinarie, sarà un grande presidente che farà grande l’America”, ha aggiunto.

Ancora prima della proclamazione ufficiale della vittoria, la leader del partito di estrema destra francese Front National, Marine Le Pen, si è congratulata con un tweet con Donald Trump per la conquista della Casa Bianca. Le Pen rappresenta uno dei perni di quella destra populista europea che ha tifato per Trump. In Italia, Matteo Salvini tifava Trump ma anche Farage dell’Ukip in Gran Bretagna.

“Da mercoledi’, qualunque sara’ il risultato delle presidenziali americane, il mondo non sara’ piu’ lo stesso. Il vento del populismo si sente forte su tutte e due le sponde dell’Atlantico. Personalmente mi auguro che vinca Hillary Clinton, non solo per le competenze gia’ dimostrate come Segretario di Stato e per la sua volonta’ di proseguire la politica obamiana, ma anche perche’ segnerebbe un cambio di passo epocale: la prima donna alla guida della piu’ importante democrazia occidentale. Non solo una crepa ma un colpo forte e visibile a quel soffitto di vetro che blocca la crescita delle donne e il riconoscimento delle loro capacita’. Se venisse eletta la Clinton, le donne potrebbero aspirare a qualsiasi ruolo”. E’ quanto scrive la vicepresidente del Senato Linda Lanzillotta nella sua newsletter. “Ma a voltare pagina nei prossimi mesi, in un senso o nell’altro, non sara’ solo l’America – scrive ancora la senatrice Pd – In primavera ci saranno le elezioni presidenziali in Francia e subito dopo in Germania. Anche qui il quadro e’ incerto con parecchio malcontento che viene cavalcato soprattutto dalle destre e dall’antipolitica. Se guardiamo in casa nostra, l’appuntamento referendario di dicembre segna un vero e proprio spartiacque perche’ solo con il Si’ le riforme potranno continuare senza buttare al vento quanto di buono fatto fino ad oggi. La vittoria del No sarebbe un salto all’indietro di almeno trent’anni”. “Insomma – conclude Lanzillotta – siamo a un bivio importante per tutto il mondo occidentale. Speriamo che il voto democratico esprima saggezza e comprenda la posta in gioco facendo prevalere la volonta’ di costruire il futuro piuttosto che la rabbia per le difficolta’ che ci troviamo ad affrontare”.

Casa Bianca sempre piu’ vicina per Hillary Clinton a 48 ore dal voto. Tutti i sondaggi di questo weekend che precede l’Election Day vedono la candidata democratica accelerare verso il traguardo e in vantaggio nello sprint finale. Con l’impetuosa rimonta di Donald Trump che sembra aver esaurito la sua spinta. Ma la vera bomba alla vigilia del voto e’ la nuova lettera del numero uno dell’Fbi, James Comey, al Congresso. Una lettera in cui certifica, senza giri di parole, che l’indagine sulle email di Hillary Clinton e’ chiusa. Tutte sono state esaminate, senza che sia stata trovata traccia di illeciti. Per questo – scrive Comey – non ci sara’ nessuna richiesta di incriminazione dell’ex segretario di Stato. “Valgono le stesse conclusioni del luglio scorso”, afferma, quando l’Fbi bacchetto’ Clinton per la disinvolta e imprudente gestione del suo account privato di posta elettronica ma non riscontro’ reati. Un colpo durissimo per Trump, forse quello del ko. Mentre la candidata democratica, dopo la ‘sorpresa d’ottobre’ che l’aveva fatta precipitare nei sondaggi, tira un enorme sospiro di sollievo. Si dice soddisfatta e ora guarda con grande ottimismo a martedi’ 8 novembre. Anche perche’ nelle ultime ore a spingere la candidata democratica ci sono soprattutto gli elettori ispanici, che hanno approfittato del fine settimana per recarsi in massa alle urne per il voto anticipato. Con i dati sull’affluenza in stati chiave come la Florida o il Nevada che fanno sorridere la campagna della Clinton. Anche se finora non si e’ registrato il boom del 2008 quando in gara c’era Barack Obama.

Barack e Michelle Obama saliranno sul palco per la prima volta insieme a Hillary e Bill Clinton per sostenere la candidata democratica ex first lady alle elezioni presidenziali Usa 2016. C’è grande attesa per l’evento che avverrà a Filadelfia lunedi’ 7 novembre, alla vigilia della consultazione americana, in uno degli stati, la Pennsylvania, decisivi per la vittoria finale.