Eni

In Europa e in Italia “sono stati fatti progressi. Se ci confrontiamo con la situazione di due anni vediamo una situazione migliore”. Lo ha affermato il presidente di Eni e di Business Europe, Emma Marcegaglia, intervenendo al Foro di dialogo Italia-Spagna, sottolineando che “il tasso di crescita è migliore, anche in Italia e Spagna la situazione è migliorata, dalla crisi sono stati creati 9 milioni di posti lavoro, riprendono gli investimenti privati con qualche difficoltà, la situazione economica è migliorata ma c’è ancora molto da fare”. “C’è una finestra di opportunità molto importante in Europa e va colta – ha detto Marcegaglia – bisogna lavorare molto”. La “prima sfida molto importante – ha aggiunto – è fare in modo che l’Europa resti paladina del libero scambio in un momento in cui prevalgono i protezionismi. Aprire ai mercati è il modo migliore per continuare ad avere crescita nel futuro”. Inoltre, ha proseguito Marcegaglia, “è molto importante che l’Europa torni a ragionare sulla politica industriale. L’Europa sta perdendo competitività e quote di mercato. C’è un problema di competitività”. Secondo Marcegaglia è necessario poi “fare in modo che l’Europa si doti di un bilancio europeo e di una capacità fiscale non per avere trasferimenti da uno all’altro Stato, ma per gestire gli shock dei vari Paesi ma anche per l’impatto nel medio periodo delle riforme che è negativo e quindi per supportare i paesi che fanno le riforme”. “Una forza politica fra Italia e Spagna è fondamentale – ha concluso – credo sia importante, le condizioni ci sono, occorre lavorare perchè questo avvenga”.

“L’energia e’ una leva lunga, aiuta l’affermarsi di una cultura industriale e dello sviluppo”. Inoltre “per far rimanere le persone nella propria terra occorre farle studiare e formarle. Un 20% dei fondi vanno destinati ai giovani, 2-3 anni in cui tutti possano seguire una fase di preparazione che li porti ai mestieri che, nel frattempo, vengono creati”. Per l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, intervistato dalla Stampa, e’ questa la ricetta per frenare l’esodo dall’Africa. “Nessun africano ha voglia di lasciare l’Africa. Quando scappano e’ perche’ non possono farne a meno”, rileva Descalzi, secondo cui “in Europa c’e’ chi sottostima il problema delle migrazioni. Manca una sufficiente sensibilita’ del fatto che gli esodi siano un problema esistenziale gravissimo, cosi’ serio da poter far cadere qualunque struttura politica. Da noi – osserva – governo e Parlamento bussano a un’Europa che sembra non sentire”. “L’Europa ha messo tanti soldi a disposizione dell’Africa, centinaia di miliardi in mezzo secolo. Ma sono state iniziative piu’ umanitarie che altro”, rileva Descalzi. “Poche volte sono stati dati contributi per sviluppare accesso all’energia e formazione in ambiti specifici con il necessario accompagnamento”. Per il manager occorre un salto di qualita’, “pensando al lungo termine quando si investe. Nel momento in cui estraggo gas, posso scegliere di esportarlo tutto, oppure solo una parte e lasciare il resto nel Paese come investimento per la stabilita’. L’Eni sta facendo questo, riducendo in parte il profitto di oggi, ma aumentando valore, sostenibilita’ e credibilita’ per il futuro”.

“Noi abbiamo tantissimi terreni, in Italia circa 4mila ettari di ex discariche bonificate, e stiamo già partendo in Sicilia, Sardegna, Puglia e Basilicata dove stiamo installando dei pannelli solari per complessivi 220 MW. Lo stesso faremo all’estero”. Così Claudio Descalzi, Ad di Eni, parlando della strategia sulle energie rinnovabili al 2030, durante la presentazione alla comunità finanziaria italiana del piano al 2021, già presentato nelle settimane scorse a Londra. L’obiettivo è arrivare in totale nel 2020 vicino a quota 500 Mw installati, ad oggi siamo a zero. La strategia punterà sulle energie ibride, cercando sinergie con le altre linee di business del gruppo. L’internal rate return (Irr) è atteso tra l’8% ed il 12%. Gli impianti sono Tunisia, in Algeria fino a 10 Mw, in Ghana su due campi per complessivi 55 Mw, in Egitto altri 50 Mw, in Pakistan infine altri 50 Mw. Sull’Italia sono previsti 14 campi complessivamente, 5 nella prima fase da 70 Mw, e altri 9 nella seconda fase per 150 Mw.

La corretta gestione dei flussi migratori passa attraverso lo sviluppo del continente africano, creando le condizioni per lo sviluppo economico, a partire dal pieno utilizzo delle fonti energetiche disponibili e che invece vengono esportate. Lo ha sottolineato l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, intervenuto al Meeting dell’amicizia tra i popoli di Rimini, nell’ambito di una serie di confronti curati dalla presidente della Rai, Monica Maggioni, dal titolo ‘Mappe: pezzi di guerra e vie di pace’. “L’Africa -ha ricordato Descalzi- probabilmente ha più energia degli Stati Uniti: non solo il gas, ha il sole, ha il vento, ha l’acqua, è il bacino energetico potenzialmente più importante del mondo”. Tuttavia “l’Africa esporta tutto e non tiene nulla per sè” a causa delle scelte compiute da Compagnie e Paesi “che hanno deciso di esportare e hanno reso debole l’Africa”. Per l’Ad: “Questo è il problema, abbiamo reso debole l’Africa perchè non ha la sua energia, poi ci lamentiamo dei flussi migratori, perchè non hanno energia. Non parlo dei profughi, parlo della gente che non ha i mezzi di sostentamento per vivere e quindi deve spostarsi da dove, pur essendo ricca, non può vivere”.