Erdogan

La Turchia è impegnata in ”una nuova guerra di liberazione”. Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan nel discorso per il nuovo anno. ”Negli ultimi anni la Turchia è stata impegnata in una nuova guerra di liberazione” e sta subendo ”un grande attacco”, ha affermato. ”La nostra unità nazionale, la nostra integrità territoriale, le nostre istituzioni, l’economia, la politica estera, insomma tutti gli elementi che ci tengono in piedi come Stato sono sotto attacco”, ha aggiunto. Parlando dei civili e degli uomini della sicurezza turchi che hanno perso la vita in attacchi sferrati dal sedicente Stato Islamico (Is) e dai militanti del Pkk, Erdogan ha detto che la Turchia sta entrando nel nuovo anno con ”nuove speranze e aspettative”. ”Non solo il nostro Paese, ma anche la nostra regione e il mondo intero sta soffrendo per entrare in una nuova era. Se superiamo questa fase di transizione in modo forte, se continuiamo a salvaguardare le nostre ambizioni, ci aspetta un futuro radioso’.

Il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il primo ministro turco Binali Yildirim. Al centro dei colloqui, tra i temi economici e di cooperazione tra i due Paesi, i preparativi per l’incontro del 2017 tra Putin e il leader turco Recep Tayyip Erdogan. Ad affermarlo è stato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Putin ed Erdogan si dovrebbero incontrare probabilmente nella prima meta’ del 2017, lo ha annunciato il premier russo Dmitri Medvedev dopo un incontro a Gorki, vicino Mosca, con il suo omologo turco Binali Yildirim.

“Daesh (Isis) non e’ piu’ presente a Jarablus e la popolazione locale e’ potuta tornare alle proprie case ed essere protetta”, cosi’ il presidente Recep Tayyip Erdogan, in una conferenza stampa al termine della partecipazione al G20 cinese, trasmessa in diretta dalle tv di Ankara. “Lo stesso – ha detto – e’ avvenuto ad al Rai, che noi chiamiamo Cobanbey, liberata da Daesh con le forze dell’opposizione siriana moderata. Adesso i siriani potranno vivere nella loro terra in condizioni migliori”. Erdogan ha confermato la cacciata dell’Isis dalla frontiera turco-siriana a seguito dell’azione militare della Turchia nel nord della Siria.

Prove tecniche di riconciliazione tra Putin ed Erdogan che cerca sponde a Mosca dopo l’isolamento che subisce per le sue manovre politiche. L’imprenditore turco Cavit Caglar, il capo di Stato Maggiore Hulusi Akar e il presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbayev. Sono alcuni dei protagonisti che, grazie al loro lavoro ‘dietro le quinte’, hanno reso possibile il faccia a faccia di oggi a San Pietroburgo tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il suo omologo russo Vladimir Putin, il primo dalla crisi diplomatica esplosa nel novembre dello scorso anno, quando le forze armate turche hanno abbattuto un jet militare russo sul confine con la Siria. E’ il quotidiano Hurriyet a svelare tutti i retroscena dell’incontro, rendendo nota l’intensa attività diplomatica dietro il riavvicinamento tra i due Paesi. Il primo a rivelare alcuni particolari sul lavoro svolto dagli ‘sherpa’ è stato il portavoce di Erdogan, Ibrahim Kalin, che nei giorni scorsi in conferenza stampa ha elogiato “l’importante ruolo svolto da Cavit Caglar” nel risolvere la crisi, “la grande amicizia mostrata alla Turchia da Nursultan Nazarbayev” e l'”iniziativa patriottica presa dal generale Hulusi Akar, il capo di Stato Maggiore” turco, malgrado la questione non fosse di sua responsabilità. Hurriyet, che cita fonti diplomatiche e di sicurezza di alto livello che hanno chiesto di restare anonime, ha riferito che risalgono a fine aprile i primi segnali di una possibile riconciliazione tra Russia e Turchia quando Akar informò Erdogan della possibilità di aprire un ‘canale’ per risolvere la crisi con Mosca. Il ‘canale’ era l’imprenditore tessile Cavit Caglar, che ha forti interessi nel Daghestan, repubblica autonoma della Federazione russa.

“In Italia c’è una magistratura autonoma e indipendente che agisce secondo le leggi e che combatte tutte le forme di illegalità. I giudici rispondono alla Costituzione italiana e non al Presidente turco. Chiamiamo questo sistema “Stato di diritto” e ne siamo orgogliosi”. Così il premier Matteo Renzi replica alle affermazioni di Recep Tayyip Erdogan. “La vicenda dell’indagine su mio figlio a Bologna potrebbe mettere in difficoltà le nostre relazioni con l’Italia, che dovrebbe occuparsi piuttosto della mafia”. Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in un’intervista a Rai News 24. La Mogherini non avrebbe dovuto parlare da fuori, ha aggiunto il leader turco attaccando: “Mogherini prima di tutto saresti dovuta venire in Turchia!”. E poi: “Se viene bombardato il Parlamento italiano che succede. La Mogherni, che é italiana, come reagisce: direbbe che hanno fatto bene a bombardarlo? Di essere preoccupata dai processi che seguirebbero?”. Erdogan ha poi ribadito che se l’Ue non concederà la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi, Ankara non rispetterà più l’accordo di marzo sui migranti.

Due spettri si aggirano per l’Europa: Erdogan e l’Isis. Il ducetto turco imperversa e tiene sotto scacco i governi d’Occidente. E’ stato persino capace di organizzare un finto golpe per sbarazzarsi di avversari politici e della residua stampa libera locale. L’Unione Europea non sa come ‘prenderlo’ e ha persino dovuto versargli sei miliardi di euro per un accordo farlocco sull’immigrazione. La Turchia di Erdogan oggi e’ la spina nel fianco di una Ue ancora sotto choc per la Brexit. Sul fronte terrorismo l’Isis, quello made in Siria e quello in franchising dei lupi solitari, colpisce dove e quando vuole, e in questo caso i sistemi di intelligence rivelano tutta la propria fallacia. Se da una parte la diplomazia europea, neanche tanto spalleggiata da quella Usa, non riesce a mettere con le spalle al muro Erdogan, dall’altra i servizi segreti poco o nulla sono riusciti a fare per colpire al cuore le cellule terroristiche disseminate in Francia, in Belgio e chissa’ dove. In questo scenario a dir poco preoccupante spiccano da una parte Papa Francesco, impegnato a togliere agli attentati l’impronta di una guerra di religione, per farne solo uno scontro di civilta’, e dall’altra Putin, che si muove su piu’ tavoli e che sembra giocare un ruolo decisivo, sperando che alla fine gli convenga di piu’ essere nostro amico che non esserlo. La Cina intanto sta a guardare e si compra il mondo.

Ruolo sempre piu’ decisivo quello svolto dagli organi di stampa nella delicata vicenda turca. “Quest’uomo ha diretto il golpe”. Nella sua prima pagina di oggi, il quotidiano turco Yeni Safak, vicino al presidente Recep Tayyip Erdogan, punta direttamente il dito contro un generale Usa, John F. Campbell, e gli Stati Uniti per il tentativo di colpo di stato, accusando la Cia di averlo finanziato attraverso una banca con sede in Nigeria. Le autorità turche hanno emesso un mandato d’arresto nei confronti di almeno 42 giornalisti, accusati di aver sostenuto la rete di Fethullah Gulen, che Ankara ritiene al mente del fallito golpe. Lo riporta la Cnn Turk, secondo cui della lista fa parte la giornalista veterana Nazli Ilicak, 72 anni, da tempo critica nei confronti del presidente Recep Tayyip Erdogan. “Manifestazione per la democrazia” a piazza Taksim a Istanbul, organizzata dal principale partito di opposizione, il socialdemocratico Chp, dopo il fallito golpe in Turchia. Il raduno è stato autorizzato dal governo, che ha anche annunciato la sua partecipazione con alcuni esponenti del partito Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan, mentre il Comune ha assicurato la gratuità dei trasporti per le decine di migliaia di persone attese in piazza. Nel primo pomeriggio, Taksim è stata evacuata dalla polizia per effettuare una bonifica di possibili ordigni e altre minacce alla pubblica sicurezza. Intanto sale a 13.165 il numero delle persone arrestate in relazione al tentativo di golpe in Turchia. Tra queste, 5.863 sono quelle di cui è stato già convalidato l’arresto. Lo ha detto il presidente Recep Tayyip Erdogan, specificando che si tratta di 8.838 militari (tra cui 123 generali e ammiragli), 2.101 magistrati, 1.485 poliziotti, 52 autorità amministrative e 689 civili.

Ci sono 15 università e 19 sindacati tra gli oltre 2mila enti e istituzioni che in Turchia saranno chiusi per sospetti legami con la rete di Fethullah Gulen, accusato da Ankara del fallito golpe. Continua il giro di vite del presidente Recep Tayyip Erdogan tra militari, magistrati e membri del movimento legato all’oppositore politico. A stabilire la chiusura degli enti è il decreto pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dopo la dichiarazione dello stato d’emergenza. Nell’elenco ci sono anche scuole private, dormitori, fondazioni, associazioni, istituzioni sanitarie e 35 ospedali. Sospesi 560 professori universitari, riportano i media locali, e 137 membri del personale accademico.

“Aver trattato con la Turchia sui migranti e’ stato un errore. Ankara non aveva i diritti giuridici per farlo. In quel caso l’Europa ha derogato alla propria autorevolezza”. Lo ha detto la presidente della Camera Laura Boldrini a Rai News. Alla luce delle posizioni ampiamente integraliste e dittatoriali assunte da Erdogan, con la sospensione dei diritti e della garanzie demcoratiche, il presidente della Camera manifesta legittime perplessità sull’accordo, che ha legittimato il governo e il regime di Erdogan.

Dopo aver annunciato lo stato di emergenza per 3 mesi, “la Turchia sospenderà la Convenzione europea sui diritti umani, come ha fatto al Francia”. Lo ha annunciato il vicepremier e portavoce del governo di Ankara, Numan Kurtulmus, aggiungendo che comunque l’esecutivo spera di poter revocare lo stato di emergenza già dopo “40-45 giorni”.”Rivedremo la struttura organizzativa dell’intelligence e le relazioni tra potere civile e militare”, ha aggiunto Kurtulmus, citato dalla Cnn Turk, spiegando che attualmente “ci sono debolezze sia a livello individuale che organizzativo nella struttura dello Stato”.