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Quando si parla di Europa a due velocità “non va ignorato” il rischio che “dietro si nasconda l’antico desiderio tedesco di un club di testa del Nord che impone la supremazia sui paesi peccatori del Sud”. E’ l’avvertimento che lancia, in una intervista al Qn, il capogruppo socialista al Parlamento Europeo Gianni Pittella. “Se dietro questa uscita ci fosse l’idea di spacchettare l’Europa tra puri del Nord e peccatori del Sud, allora ci opporremmo con tutte le forze – spiega -. Sarebbe una minaccia di una gravità pari a quella dei movimenti populisti e sovranisti”. “Diverso sarebbe – aggiunge Pittella – se alcuni Paesi, attraverso il meccanismo delle cooperazioni rafforzate, decidessero di portare avanti politiche fiscali comuni con un ministro delle Finanze europeo, un’agenda sociale, politiche per la difesa e la sicurezza più integrate. In questo caso, sarebbe un progetto interessante che dovrebbe vedere l’Italia in prima fila”. Più rigore fiscale per entrare nel club? “Né l’Italia né i socialisti – sottolinea Pittella – sono per una politica economica di spesa folle, ma una disciplina di bilancio seria non significa rigorismo che uccide l’economia e trasforma le regole in un cappio al collo. Non c’è solo il debito come anomalia, ma anche il surplus commerciale della Germania: se dovessimo essere dogmatici, bisognerebbe chiedere una procedura di infrazione anche per i tedeschi. Serve un governo politico e non ragionieristico dell’Europa”.

Il ministro degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault, parlando mercoledi’ 18 gennaio ad una trasmissione radiofonica, ha dichiarato che l’elezione dell’italiano Antonio Tajani, un esponente del partito di Silvio Berlusconi, alla presidenza del Parlamento europeo “non e’ un buon segno”. Secondo il capo della diplomazia di Parigi, l’elezione del nuovo presidente del Parlamento europeo rompe gli equilibri politici dell’Unione Europea perche’ “ora la stessa famiglia politica controlla tutto”: il riferimento, scrive “Le Figaro”, e’ al fatto che Tajani appartiene al Partito popolare europeo come anche il presidente della Commissione, il lussemburghese Jean-Claude Juncker ed il presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk.