export

Gli scambi con la Cina per la Lombardia nel 2017 hanno avuto un valore di 15,7 miliardi, 11,8 miliardi di import e quasi 4 miliardi di export. In un anno l’export lombardo verso la Cina ha registrato un incremento del 9,9%, con un import che prosegue nella crescita: +1,6%. Secondo una elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, prima per scambi e’ Milano con oltre 7 miliardi, poi Lodi con 1,8 miliardi, a seguire Bergamo, Monza, Brescia e Varese con oltre un miliardo. Primi settori di scambio: computer e apparecchi elettronici con 3,2 miliardi, tessile e moda con 2,5 miliardi (+5%), macchinari con 2,2 miliardi (+1,4%) e apparecchi elettrici e metalli con 1,5 miliardi (rispettivamente +10% e +0,6%). Seguono con 1,2 miliardi i prodotti delle altre attivita’ manifatturiere tra cui mobili, gioielleria e design (+8%) e la chimica (+11%). Crescono mezzi di trasporto (537 milioni, +27%) e alimentari (160 milioni, +18,5%).

Sui conti pubblici, per il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, “i dati sono oggettivi e danno ragione al ministro dell’Economia”. Lo ha detto a margine dell’evento per la celebrazione dei 40 anni del Fasi, il Fondo assistenza sanitaria integrativa costituito da Confindustria e Federmanager. Boccia ha ricordato “un export aumentato del 7%, un Pil che cresce piu’ delle aspettative, l’occupazione che riprende” e “questo significa che la tendenza, la direzione di crescita e’ quella giusta. Per il leader degli industrialo occorre “continuare sulla strada della crescita, come dice l’Europa, e non attivare meccanismi che elevano il deficit e quindi il debito, il che significa la non sostenibilita’ dei conti pubblici italiani”.

La 25esima edizione di Benvenuto Brunello apre all’insegna dei festeggiamenti per i 50 anni del Consorzio e di alcune novità dedicate ai wine lovers di tutto il mondo. Nel corso della manifestazione sarà presentata l’annata 2012, che ha ricevuto le 5 stelle. Oggi a Montalcino si festeggia un successo con un dato sull’export che si attesta sul 70% delle produzione totale. L’interesse del mercato estero vede in prima fila gli Usa (oltre 30%), seguiti da Europa (in testa Regono Unito, Germania e Svizzera), Cina, Giappone, Hong Kong, Canada, Centro e Sud America Nello stesso tempo cresce del 20% il turismo del vino. Per quanto riguarda la produzione, le bottiglie prodotte nel 2016 sono state 13.932.000, così suddivise: Brunello 9.100.000, Rosso 4.500.000, Sant’Antimo 300.000 e Moscadello 32.000. Il giro d’affari del settore vitivinicolo a Montalcino si è attestato sui 170 milioni di euro.

Record storico per il valore delle esportazioni di prodotti agroalimentari italiani che nel 2016 ha raggiunto il massimo di sempre, arrivando a quota 38 miliardi di euro, grazie a una crescita del 3 per cento. E’ quanto emerge da una proiezione della Coldiretti sulla base delle dei dati Istat relativi al commercio estero nei primi nove mesi del 2016. Quasi i tre quarti delle esportazioni – sottolinea la Coldiretti – interessano i Paesi dell’Unione Europea con il mercato comunitario che aumenta il proprio peso grazie a un incremento del 4%, ma il Made in Italy a tavola continua a crescere su tutti i principali mercati, dal Nordamerica all’Asia fino all’Oceania. Solo in Russia l’export continua a soffrire pesantemente gli effetti dell’embargo. Tra i principali settori dell’export tricolore – stima la Coldiretti – il prodotto più acquistato all’estero si conferma il vino (per un valore di 5,6 miliardi e una crescita del 3%) davanti all’ortofrutta fresca (5 miliardi e +4%), ai formaggi (2,4 miliardi e +7 per cento) e all’olio che fa segnare un +6%. Balzo in avanti anche dai salumi, con un +8 per cento. Analizzando le performance dei prodotti nei singoli Stati si scoprono aspetti sorprendenti – evidenzia Coldiretti – a partire del successo del vino tricolore in casa degli altri principali produttori, con gli acquisti che crescono in Francia (+5%), Stati Uniti (+3%), Australia (+14%) e Spagna (+1%). Ma va sottolineato che nel Paese transalpino, patria dello Champagne, lo spumante tricolore fa addirittura segnare un incremento in doppia cifra, pari al +57%. Oltre al vino, i francesi gradiscono anche il formaggio italiano, le cui vendite sono cresciute dell’8%, ma i latticini nostrani vanno forte anche in Cina (+34%). Nel gigante asiatico, che alcuni vorrebbero come inventore degli spaghetti, trionfa anche la pasta che registra un +16%.Ottimi risultati anche dalla birra che conferma la crescita nei paesi nordici, dalla Germania (+6%), alla Svezia (+7%), fino ai pub della Gran Bretagna (+3%), con un vero e proprio exploit nell’Irlanda della Guinness (+31%). Bene anche salumi e prosciutti che spopolano in terre di salsicce come la Germania (+9%) e di hamburger come gli Stati Uniti (+19%), in quest’ultimo caso grazie anche al superamento del blocco durato 15 anni delle esportazioni nazionali in Usa.“Il record fatto segnare sulle tavole straniere è significativo delle grandi potenzialità che ha l’agroalimentare italiano che traina la ripresa dell’intero Made in Italy”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “l’andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare da una piu’ efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale che fattura oltre 60 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale. All’estero – afferma Moncalvo – sono falsi due prodotti alimentari di tipo italiano su tre”.

Triplica la domanda di spumante italiano in Francia e il merito è delle esportazioni che hanno fatto segnare un incremento record del 198% delle bottiglie spedite nel 2016. Emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat che riguardano i primi cinque mesi dell’anno. Le vendite complessive dello spumante italiano all’estero fanno segnare un record storico nel 2016 con un balzo del 25% delle bottiglie esportate. “I cugini francesi – sottolinea la Coldiretti – non hanno mai richiesto così tanto spumante italiano a fronte di una sostanziale stabilità negli arrivi di champagne francese in Italia tanto che per ogni bottiglia di champagne stappata in Italia ne vengono portate Oltralpe oltre sei di spumante italiano”. Precisa la Coldiretti: “La Francia ha addirittura sorpassato la Germania è si classifica al terzo posto tra i principali clienti di bollicine italiane dopo Gran Bretagna e Stati Uniti. A fare la differenza resta tuttavia il valore medio per bottiglia commercializzata attraverso le frontiere che per lo champagne è molto piu’ elevato rispetto allo spumante. Un gap pesante che va recuperato con adeguate politiche di valorizzazione del prodotto ma che non è sempre giustificato dal punto di vista qualitativo”. Nella classifica delle bollicine italiane preferite nel mondo “ci sono tra gli altri il Prosecco, l’Asti e il Franciacorta – prosegue Coldiretti – che infatti ormai sfidano alla pari il prestigioso Champagne francese.

In controtendenza all’andamento generale crescono le esportazioni dei prodotti agricoli che a giugno fanno segnare un incremento dell’8,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ad affermarlo e’ la Coldiretti sulla base di un’analisi sui dati Istat dalla quale si evidenzia che la crescita maggiore per l’agricoltura Made in Italy si ha all’interno dell’Unione Europea (+8,8 per cento), anche se un vero e proprio boom si registra negli Stati Uniti, che sono il principale mercato di sbocco extracomunitario, dove le vendite sono aumentate addirittura del 42,2%. Anche l’alimentare Made in Italy – continua la Coldiretti – cresce all’estero anche con un incremento piu’ contenuto dell’1,6% su base tendenziale che e’ il risultato di un aumento del 2,7% nell’Unione Europea e un calo dello 0,2% fuori dai confini comunitari dove pero’ si registra un balzo del 3% per gli Stati Uniti. I risultati incoraggianti per l’agroalimentare – conclude la Coldiretti – devono ora trasferirsi alle imprese agricole dove i compensi in alcuni settori non coprono neanche i costi di coltivazione o di alimentazione del bestiame.