fake news

Un tribunale austriaco ha stabilito che Facebook deve rimuovere i post d’odio non solo in Austria, ma su tutta la piattaforma, a livello mondiale. Lo riporta l’Ansa, che cita la decisione sul caso della leader dei Verdi Eva Glawischnig, che si era rivolta al tribunale in seguito a commenti sul proprio conto pubblicati sul social network da un profilo falso. “In base alla decisione della corte – scrive l’agenzia – Facebook dovra’ cancellare tutti i post che contengono le frasi bollate come linguaggio d’odio, sia dal profilo che per primo le ha pubblicate, sia dai profili e dalle pagine di chi le condivide, siano essi austriaci o di altri Paesi”. La societa’ non sara’ invece tenuta a individuare e rimuovere post simili, e cioe’ contenenti frasi dai contenuti analoghi ma scritte con parole diverse. La Germania, di recente, è intervenuta contro l’incitamento all’odio e alla violenza online, approvando un disegno di legge che prevede multe fino a 50 milioni di euro se le internet company non cancellano in modo tempestivo post violenti o palesemente falsi. Facebook ha annunciato  intanto  maggiori controlli a contrasto delle notizie false e dell’incitamento all’odio  e alla violenza.

“Chi senza alcun titolo realizza, in maniera sistematica e apparentemente professionale, interviste video, reportage e articoli su blog e piattaforme social e non manifesta di essere iscritto all’Ordine dei giornalisti, puo’ essere denunciato per esercizio abusivo della professione”. Lo comunica con una nota il consiglio dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, che ha chiesto e ottenuto nei giorni scorsi un parere legale sui margini di azione contro chi agisce sui social e in rete come se fosse giornalista. “Tutto questo – prosegue la nota – nel rispetto dei principi relativi alla liberta’ di manifestazione del pensiero, che non possono comunque legittimare invasioni di campo ai danni dei professionisti dell’informazione. Saranno valutati i singoli casi e si agira’ nei confronti di chi agisce in modo da generare confusione, immettendo nel circuito dell’informazione notizie di dubbia provenienza e verifica. Chiediamo per questo la collaborazione dei colleghi, dai quali ci attendiamo segnalazioni non generiche ma ‘professionali’, dunque ricche di dettagli e di supporti digitali o cartacei che possano accelerare e facilitare gli approfondimenti da parte dell’Ordine e le successive denunce”.

“Il problema delle fake news ha radici strutturali, non e’ un fenomeno passeggero e non va sottovalutato”. Lo sottolinea la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, intervenendo al convegno sul tema ‘#Bastabufale. Impegni concreti’. Un tema, osserva, che “riguarda la capacita’ del nostro sistema istituzionale, culturale, formativo e informativo di produrre anticorpi rispetto alle dinamiche che contribuiscono sistematicamente ad abbassare la qualita’ dei processi di informazione. E la capacita’ di quel sistema, invece, di promuovere e realizzare un dibattito pubblico serio, libero, fatto di opinioni autorevoli e partecipazione consapevole e attiva da parte di cittadine e cittadini. Perche’ la qualita’ del dibattito pubblico e’ parte della qualita’ della democrazia”. Fedeli conclude che “la diffusione incontrollata di notizie false e’ capace di danneggiare gravemente privati e aziende, influenzare l’opinione pubblica su temi importanti come la salute e la sicurezza, condizionare la politica, distruggere la reputazione di figure pubbliche, annientare la complessiva capacita’ della societa’ di attribuire fiducia e credibilita’, che sono fattori decisivi per la coesione di una comunita’”.

“Bene Maggioni in Vigilanza, impegno vs. fake news in linea con nuova Concessione: Rai prima su responsabilita’/affidabilita’ per verifica contenuti”. Lo scrive su Twitter il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza. Cresce il dibattito sulle fake news, considerate un pericolo per la corretta informazione in una libera democrazia.

Facebook accresce l’impegno nel contrasto alle ‘bufale’ online e aggiorna la sezione ‘Trending topics’, che in Usa mostra gli argomenti popolari, dando sempre più rilievo alle scelte delle testate giornalistiche. La piattaforma sta cambiando l’algoritmo in modo che nella sezione finiscano gli argomenti a cui gli editori dedicano più attenzione e non quelli più condivisi o commentati. Lo scopo è mostrare argomenti che “riflettano il mondo reale così come trattato da più media”. Nella sezione ‘Trending topics’ non ci sarà più la personalizzazione delle notizie in base agli interessi degli utenti. Questa iniziativa è contenuta in un pacchetto di azioni che la società di Mark Zuckerberg sta mettendo in campo dopo le polemiche sulle ‘fake news’ scoppiate durante la campagna presidenziale americana.