Falcone

“Falcone e Borsellino hanno dimostrato che quando si crede in qualcosa niente e’ impossibile”. Lo scrive sul Giornale di Sicilia il presidente del Senato Pietro Grasso, nel venticinquesimo anniversario della strage di Capaci. Ma “erano uomini, non eroi, con pregi e difetti, con sogni e debolezze” che pero’ “ci hanno convinto che anche le cose piu’ difficili come sconfiggere la mafia possono accadere”. Grasso a bordo della nave della legalita’, partita ieri sera da Civitavecchia, è arrivata a Palermo con le scolaresche che parteciperanno alle manifestazioni per ricordare il venticinquesimo anniversario della strage di Capaci.

Studenti da tutta Italia, arrivati in Sicilia anche con la ‘nave della legalità’, oggi parteciperanno ai cortei per le strade di Palermo per le celebrazioni del XXV anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio che si concluderanno sotto l’albero Falcone dove, alle 17.58, ora della strage di Capaci, verra’ suonato il Silenzio dal trombettiere della Polizia di Stato. La commemorazione, prima di questo momento solenne a cui parteciperanno le autorità, sarà animata da artisti, tra cui Giuliano Sangiorgi dei Negramaro ed Ermal Meta. Nei due attentati di Capaci e vai D’Amelio persero la vita i giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini e le donne delle loro scorte, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Rocco Dicillo, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Claudio Traina. Gli studenti protagonisti della manifestazione #PalermoChiamaItalia parteciperanno ai due cortei che attraverseranno i principali luoghi della memoria della citta’. La partenza e’ prevista alle 15.30 dall’Aula Bunker e alle 16.00 da Via d’Amelio. I due cortei si uniranno sotto l’albero Falcone in via Notarbartolo alle 17.00. La Giornata del 23 maggio prevede iniziative anche nelle principali piazze delle regioni italiane, grazie al contributo dei “Tavoli della Legalita’”, gruppi di lavoro regionali nati dalla collaborazione tra il ministero dell’Istruzione, dell’Universita’ e della Ricerca (Miur), il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm), l’Autorita’ Nazionale Anticorruzione (Anac), l’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) e gli istituiti scolastici con l’obiettivo di attuare programmi regionali di educazione alla legalita’ e alla corresponsabilita’.

Martedì 23 maggio, in occasione del 25esimo anniversario della strage di Capaci, oltre 300 studenti di scolaresche del palermitano saranno presenti al giardino della memoria “Quarto Quindici”, posto lungo l’A29 sotto la stele commemorativa. Nel giardino si trova, custodita in una teca, la Quarto Savona Quindici, l’auto di scorta del giudice Giovanni Falcone. Dalle 16, 30 nel giardino si svolgerà la commemorazione di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, di Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani. Saranno presenti Tina, Gaetano e Giovanni Montinaro, moglie e figli del caposcorta del giudice.

“Giovanni Falcone e Paolo Borsellino avevano cercato di combattere la mafia con grandi capacita’ investigative, individuando responsabilita’, connivenze e connessioni, anche dentro lo Stato”. E’ quanto sottolinea la segretaria generale della Cisl, Annanaria Furlan, in un editoriale pubblicato oggi sul Giornale di Sicilia a 25 anni dalla strage di Capaci, come riporta una nota. “La mafia e’ composta da uomini che si possono sconfiggere, purche’ lo si voglia’, diceva Giovanni Falcone. Ed oggi quelle sue parole profetiche rimangono attuali, in una Italia dove la presenza e le infiltrazioni di mafia, ‘ndrangheta e camorra sono forse ancora piu’ forti del passato ed anzi si sono estese in tutte le aree del paese, nelle attivita’ economiche, negli appalti pubblici, nel gioco d’azzardo, nella gestione dei rifiuti, nello sfruttamento dell’immigrazione clandestina e persino nell’utilizzo delle risorse pubbliche per l’accoglienza dei profughi”. La leader della Cisl ricorda che un mese dopo la strage di Capaci fu il mondo del lavoro a scendere in campo per sollecitare una risposta unitaria ed attiva di tutto il paese, senza distinzioni, di fronte all’attacco portato al cuore delle istituzioni democratiche dalla mafia.

Il Consiglio Superiore della Magistratura rende omaggio alla memoria di Giovanni Falcone nel 25esimo anniversario della strage di Capaci con un Plenum straordinario presieduto dal Capo dello Stato Sergio Mattarella. “Alle 11, nel corso del Plenum straordinario verranno resi pubblici, per la prima volta, gli atti del CSM relativi a Giovanni Falcone, raccolti in un volume curato dall’Ufficio Studi, e quelli relativi all’attivita’ professionale di Francesca Morvillo, che saranno pubblicati on line sul nuovo portale del Consiglio, dopo essere rimasti per 25 anni nel caveau di sicurezza del Palazzo dei Marescialli”. Lo comunica in una nota il Csm.
Nella strage di Capaci, il 23 maggio 1992, assieme a Falcone persero la vita la moglie, il magistrato Francesca Morvillo, e tre uomini della Polizia di Stato che componevano la scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Il CSM, su proposta della VI Commissione, ha approvato il 17 maggio la desecretazione di tutti gli atti. “Venticinque anni dopo abbiamo deciso di compiere questo gesto: il rapporto tra Giovanni Falcone e il Consiglio Superiore della Magistratura messo in chiaro, tutti gli atti resi pubblici”, ha detto il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini intervistato a ‘Faccia a faccia’ da Giovanni Minoli in onda stasera su La7. “Come dimostrano questi atti le decisioni del Consiglio della magistratura pesano sui magistrati, sulla giustizia, sulla storia del Paese e sui suoi cittadini. E quindi è giusto metterli in chiaro”, ha detto Legnini.

“Con Giovanni Falcone, dopo il maxiprocesso, avevamo una idea ben precisa delle articolazioni e delle protezioni di cui godeva Cosa nostra a livello politico e istituzionale, partendo dalla Sicilia e fino a Roma. La scoperta, via via, di questi punti e’ costata la vita di tanti. Partendo dal ruolo dei cugini Nino e Ignazio Salvo che costo’ la vita al consigliere istruttore Rocco Chinnici”. Lo racconta il sociologo Pino Arlacchi, esperto in materia di contrasto alla criminalita’ organizzata, chiamato come teste dalla difesa di Nicola Mancino, al processo sulla trattativa tra Stato e mafia. Ascoltare Pino Arlacchi – amico di Giovanni Falcone con cui collaboro’ al pari di Paolo Borsellino – significa ritornare agli anni bui, dall’attentato all’Addaura (nel 1989) alle stragi, alla nascita della Dia e della Dna. “Un’altra colonna di questo sistema di protezione e copertura era costituita – ha spiegato – dai servizi di sicurezza dell’epoca. Oggi si parla di servizi deviati, all’epoca questo status era rappresentato da Bruno Contrada, nella sua duplice veste di poliziotto e di alto funzionario del Sisde. Falcone era convinto, e me lo disse, che dietro all’attentato dell’Addaura ci fosse proprio Contrada. Altra colonna era rappresentata dalla Corte di Cassazione dove c’era Corrado Carnevale. Al vertice di questa struttura di copertura e protezione c’era l’onorevole Giulio Andreotti”. Rispondendo alle domande dell’avvocato Massimo Krog, difensore di Nicola Mancino, Arlacchi ha anche affermato che “Mancino mi rassicuro’ dicendo che avrebbe continuato l’operato di Vincenzo Scotti sul solco del rafforzamento degli strumenti di contrasto alla criminalita’ organizzata”. Secondo Arlacchi anche il capo della polizia, Vicenzo Parisi, era “opaco”: “Ha sempre difeso Bruno Contrada. Parisi era una persona complessa, di fatto era il ministro dell’Interno, era l’unico che esternava di continuo”.