fondamentalismo islamico

“L’ansia la paura vanno comprese”, ma “l’allarme richiede una risposta seria da parte dello Stato per la sicurezza dei cittadini”. Lo ha detto il presidente Sergio Mattarella in una intervista al Tg1 nella quale, parlando del terrorismo fondamentalista, ha sottolineato come “l’attività preventiva non si vede ma è la più preziosa e importante anche per evitare che la paura prevalga”. Quella che sta portando avanti il terrorismo fondamentalista “è una guerra in un formato diverso, senza frontiere”. Ma basta vedere come la grande maggioranza delle vittime sia di religione islamica “per far comprendere che non si tratti di una guerra di religione”, ha detto Mattarella ricordando che questo “terrorismo, cinicamente cerca di usare la religione nella speranza impossibile di provocare un conflitto tra musulmani e cattolici, ma questo non avverrà”. E, rispondendo a chi gli chiede cosa possano fare i singoli Stati per combattere l’emergenza terrorismo: “Noi non possiamo e non dobbiamo stravolgere i principi della nostra civiltà, frutto della storia e inoltre non servirebbe. Occorre un’efficace azione anticipatrice, di prevenzione, di intelligence, di vigilanza e polizia, perfettamente compatibile con le libertà superando vecchie abitudini che ostacolano la condivisione di informazioni”. E “L’invito della comunità francese islamica, raccolto in Italia, perché i loro fedeli domani si rechino nelle chiese cristiane in segno di solidarietà è molto significativo”, ha detto il presidente della Repubblica.

Cosi Carlo Jean, ex generale di corpo d’armata e presidente del centro studi di geopolitica economica in una intervista a Il Resto del Carlino. “Subito una azione militare di Stati Uniti e Occidente. Il dialogo interreligioso e’ politically correct, ma la sua efficienza e’ ridotta. I radicalizzati sono pochi ma vogliono un protostato. Social network e web facilitano le affiliazioni: e’ necessario bloccarli. Necessaria una azione offensiva in Iraq e in Siria ma anche in Somalia, Libia, Sinai e Nigeria. Al Qaeda e’ stata distrutta con le offensive”.

“Purtroppo gran parte della sinistra e tutta la destra si rifiutano di vedere che c’è una guerra dichiarata, non ai governi occidentali bensì ai valori rivoluzionari dell’eguaglianza, della laicità e delle libertà civili”. E’ la riflessione di Paolo Flores d’Arcais in una intervista a La Stampa pubblicata oggi. Direttore di Micromega e autore di un saggio sul fondamentalismo islamico ‘la guerra del sacro‘ (edizioni Raffaello Cortina), Flores d’Arcais spiega le ragioni, a suo dire, di questa grave miopia su “una guerra dichiarata con la strage di Charlie Hebdo” e su cui “tutti hanno fatto finta di nulla” e afferma: “l’Occidente degli establishment è complice, visto che fa affari faraonici con l’Arabia saudita e gli Emirati: non si può combattere l’Isis, cioè il fondamentalismo islamico che vuole farsi Stato, quando si è alleati di Stati islamici già fondamentalisti, in cui vige la sharia”. Per cambiare passo servono “moltissimi soldi”, una “rigorosa laicità”, un “lavoro di intelligence” già nella cultura scolastica. E al potere: “una sinistra egualitaria e illuminista”.