genitori

I teenager dovranno chiedere il permesso dei genitori per compiere alcune azioni su Facebook, come vedere inserzioni sulla base dei dati dei partner e includere nel loro profilo opinioni politiche e religiose. “Le persone di eta’ compresa tra i 13 e i 15 anni in alcuni paesi Ue hanno bisogno del permesso di un genitore o tutore per compiere azioni specifiche su Facebook”. Lo rende noto la società in un documento ufficiale, in vista dell’entrata in vigore della nuova normativa europea sulla privacy (Gdpr) dal 25 maggio. “Questi adolescenti vedranno una versione meno personalizzata del social con condivisione limitata e annunci meno rilevanti, fino a quando non otterranno il permesso da un genitore o tutore di usare tutti gli aspetti di Facebook”, viene spiegato nel documento.
Facebook comunica che disabiliterà anche “il riconoscimento facciale per chiunque abbia meno di 18 anni” e che farà “più educazione per rispondere alle loro domande più comuni sulla privacy”. Le limitazioni, informa il social network, riguarderanno tutti gli adolescenti, senza distinzioni geografiche.

Il dialogo con i propri figli è sempre stato un problema per qualunque genitore. Un problema che negli ultimi anni si è ulteriormente complicato per l’ingombrante presenza dello smartphone, quello che possiamo considerare un nuovo strumento di separazione tra persone.
Nella puntata di “Quante Storie” in onda lunedì 23 ottobre, alle 12.45, su Rai3, il giornalista Aldo Cazzullo racconta a Corrado Augias le difficoltà di un padre alla ricerca di una conversazione vera e profonda con i suoi ragazzi, tra social network e fake news.
Nel corso della trasmissione si parlerà anche di nomofobia, ovvero della paura di perdere il proprio telefonino. L’argomento sarà trattato con il linguista Giuseppe Antonelli.

Oltre due terzi dei “giovani adulti”, ovvero coloro che hanno tra i 18 e i 34 anni, in Italia vive a casa con i genitori, una percentuale (67,3%) che nel 2015 cresce rispetto al 2014 e si conferma al top nell’Unione europea (dietro solo alla Slovacchia) con quasi 20 punti di differenza rispetto al 47,9% medio europeo. Lo rileva Eurostat. La percentuale dei giovani adulti che vivono a casa con mamma e papa’ è cresciuta di quasi due punti tra il 2014 e il 2015 passando dal 65,4% al 67,3% mentre in Ue è scesa dal 48,1% al 47,9%. L’Italia è superata per percentuale di ‘mammoni’ solo dalla Slovacchia (69,6%) e seguita da Malta (66,1%). Di cosa ci stupiamo? Ma quali bamboccioni! Il lavoro per i giovani – e non solo per loro – e’ una chimera. Non esiste una politica della casa in loro favore come non esiste alcuna agevolazione da parte delle banche. L’impoverimento del ceto medio? Una regola. Si resta a casa perche’ non si hanno i soldi per andarsene. Il jobs act e’ stato un provvedimento positivo, ma non puo’ invertire il trend. Lunga vita a papa’ e a mamma: la famiglia prima di tutto!

Succede a Bologna che il preside Maurizio Lazzarini del liceo scientifico Enrico Fermi invii alle famiglie dei suoi 1500 studenti un decalogo. Una sorta di Carta per i genitori per aiutarli nel loro rapporto con i professori e l’istituto. Eccolo: evitate di parlare con i docenti; sostituitevi ai vostri figli: cercate di eliminare tutte le esperienze che li possano mettere in difficolta’; non controllate mai il registro elettronico; credete loro anche contro l’evidenza; date sempre la colpa alla scuola; giustificateli sempre e comunque; non sosteneteli nel loro impegno quotidiano; non premiate mai il loro sforzo; date assoluta importanza piu’ al voto che alle cose che imparano ed alla loro crescita; non ascoltateli quando parlano di loro e dei loro problemi extrascolastici. Seguendo queste semplici istruzioni la Scuola sara’ resa innocua!’”