Gentiloni

A fine marzo a Roma sara’ una grande opportunita’ per celebrare quello che abbiamo raggiunto, per uscire dalla guerra e dalla guerra fredda. Ma sara’ anche una grande opportunita’ per paralare del futuro dell’Europa e sono certo che due grandi paesi fondatori come la Francia e l’Italia faranno la loro parte”. Lo dice il premier Paolo Gentiloni nel corso di una dichiarazione alla stampa al termine dell’incontro con Francois Hollande all’Eliseo.

“Il percorso di radicalizzazione oggi si sviluppa soprattutto in alcuni luoghi: nelle carceri da un lato, nella rete web dall’altro. Lavorare sulle carceri e sul web e’ uno dei compiti principali nell’attivita’ di prevenzione alla quale gli esperti ci sollecitano: prevenzione, prevenzione, prevenzione”. Cosi’ il premier Paolo Gentiloni in conferenza stampa a Palazzo Chigi. Il premier sottolinea un dato che era già chiaramente percepito e che ora viene confermato dalle indagini e dai riscontri effettuati: il fenomeno del proselitismo, per quanto riguarda la causa jihadista, interessa il web e il mondo carcerario. Alla attività di repressione, fondamentale nella lotta al terrorismo, viene cosi affiancata e potenziata quella della prevenzione.

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni incontrera’ a Palazzo Chigi, la Commissione di studio sul fenomeno della radicalizzazione e dell’estremismo jihadista. Alle termine dell’incontro, il ministro dell’Interno, Marco Minniti e il coordinatore della Commissione, Lorenzo Vidino, terranno una conferenza stampa alla presenza del presidente del Consiglio. La tematica e’ tra quelle considerate prioritarie dal governo. Nelle ultime settimane il governo ha potenziato i controlli e le collaborazione proprio per agire sul fronte della prevenzione oltre che su quello della professione

Nel corso della riunione di oggi, il Consiglio dei Ministri ha nominato 41 Sottosegretari di Stato, nei limiti imposti dalla legge. Presidenza del Consiglio: Maria Teresa Amici, Gianclaudio Bressa, Sandro Gozi, Luciano Pizzetti, Angelo Rughetti; Affari esteri e cooperazione internazionale: Vincenzo Amendola, Benedetto Della Vedova, Mario Giro; Interno: Gianpiero Bocci, Filippo Bubbico, Domenico Manzione; Giustizia: Federica Chiavaroli, Cosimo Maria Ferri, Gennaro Migliore; Difesa: Gioacchino Alfano, Domenico Rossi; Economia e finanze: Pier Paolo Baretta, Luigi Casero, Paola De Micheli, Enrico Morando; Sviluppo economico:Teresa Bellanova, Antonio Gentile, Antonello Giacomelli, Ivan Scalfarotto; Politiche agricole, alimentari e forestali: Giuseppe Castiglione, Andrea Olivero; Ambiente e tutela del territorio e del mare: Barbara Degani, Silvia Velo; Infrastrutture e trasporti: Umberto Del Basso De Caro, Riccardo Nencini, Simona Vicari; Lavoro e politiche sociali: Franca Biondelli, Luigi Bobba, Massimo Cassano; Istruzione, università e ricerca: Vito De Filippo, Angela D’Onghia, Gabriele Toccafondi; Beni e attività culturali e turismo: Dorina Bianchi, Ilaria Borletti Buitoni, Antimo Cesaro; Salute: Davide Faraone

“So che la continuità nella squadra e nell’azione di governo che abbiamo appena deciso è considerata da alcuni un limite, c’è sempre voglia di qualcosa di nuovo e sorprendente, lo capisco e accetto la critica ma rivendico questa continuità sul piano politico”. Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni nel corso della conferenza stampa di fine anno. “Auspico discontinuità – ha aggiunto – non sui sottosegretari ma sulla violenza inaudita che il confronto pubblico, in particolalre in rete, ha preso nel 2016. Auspico discontinuità, se possibile, nella fecondità della dialettica parlamentare.
Ricucire il tessuto della coesione e’ la premessa per avere sviluppo e sicurezza”. Con queste parole il premier Paolo Gentiloni ha concluso la conferenza stampa di fine anno. “Nel prossimo anno – ha sottolineato Gentiloni – il governo si impegnera’ a risolvere i problemi del Paese cercando di risolverli, diffondendo la sicurezza, certi che lo Stato c’e’, che le nostre istituzioni funzionano, di cui Mattarella e’ il massimo garante. La coesione – ha aggiunto – non e’ un valore ideologico ma caratterizza un tessuto sociale che ha sempre tenuto e garantito la sicurezza”.

Ultime limature alla nomina dei sottosegretari e dei viceministri, con gli ultimi dubbi da sciogliere sulla partecipazione dei verdiniani alla squadra. La formalizzazione degli incarichi, con l’attesa, in particolare, per la delega ai Servizi, ci sarà domani, quando si dovrebbe tornare a riunire il Cdm. Gli ultimi rumors danno per probabile una sostanziale conferma degli uscenti, con le novità ridotte al lumicino. Secondo il ‘totonomi’ che circola nella maggioranza, sarebbero proprio verdiniani e Scelta civica che “stanno discutendo tra di loro”. Con tanto di ‘pressing’   nei confronti del premier Gentiloni per aprire le porte del sottogoverno. Se così alla fine dovesse essere, si tratterebbe di 2 o 3 poltrone.

“Dieci mesi fa i giornalisti della stampa estera si misero a ridere. Avevo appena annunciato che la Salerno – Reggio Calabria sarebbe stata inaugurata il 22 dicembre 2016. Grazie al lavoro del Ministero, dell’Anas, dei tecnici e degli straordinari lavoratori questo impegno domani diventerà realtà”. Lo ha scritto ieri l’ex premier Matteo Renzi su Facebook, annunciando il completamento dell’arteria. Oggi il presidente del consiglio Paolo Gentiloni inaugurera’ la strada. “Sono felice per gli utenti di questa travagliata strada. Ma sono felice soprattutto perché ridere CON gli italiani è bellissimo. Ma ridere DEGLI italiani, No”, ha sottolineato Renzi, che ha aggiunto: “Un abbraccio affettuoso a chi ha riso di noi: domani (oggi ndr) non avranno motivo per farlo. E ricordiamoci che l’Italia ha mille difetti. Ma è comunque il Paese più bello del mondo. E non dobbiamo permettere a nessuno di riderle dietro. Viva l’Italia”.

“Gentiloni dice che questo è un governo di responsabilità ma i primi responsabili di questa legislatura siamo stati noi e la nostra disponibilità sarebbe stata il giusto approdo. Al premier va il nostro rispetto anche se ci ha cortesemente chiuso la porta in faccia, ma questo è un governo che avrebbe dovuto allargare le sue base parlamentare e ridurre le poltrone, mentre lei ha fatto il contrario. Faremo opposizione seria e rigorosa al governo, per via della conventio ad excludendum che ci ha tolto dignità politica e che noi non comprendiamo”. Lo dice Riccardo Mazzoni, di Ala, nelle dichiarazioni di voto sulla fiducia al governo Gentiloni. Mazzoni ricorda che “il nostro gruppo ha sostenuto con coerenza tutto il percorso riformatore, impegnandosi per il sì, ed è stato compartecipe di una sconfitta come questo governo: grazie ai nostri voti sono state approvate riforme importante, tra cui quella sulle unioni civili. Lo abbiamo fatto per convinzione politica, stando fuori dal governo Renzi, senza mai nulla chiedere: ma nonostante tutto la nostra generosità è stata proporzionale agli insulti che abbiamo ricevuto”. Ala non parteciperà al voto sulla fiducia al governo.

 

Il governo di Paolo Gentiloni ottiene la prima fiducia alla Camera con 368 sì e 105 no. Dieci voti in meno rispetto all’ex premier Matteo Renzi che ottenne 378 sì e 220 no (più un astenuto). Al voto non hanno partecipato 91 deputati del M5S e 19 della Lega, oltre a quelli di Ala e di Noi di Scelta Civica – fra i quali l’ex viceministro dell’Economia Enrico Zanetti. Oggi Gentiloni affronterà la prova al Senato, dove i numeri della maggioranza sono più risicati. Su un totale di 320, il governo può contare su 161 voti favorevoli anche senza Ala di Denis Verdini e senza tenere conto dei senatori a vita e del gruppo Misto che al suo interno ha vari orientamenti. Non parteciperanno Lega e M5S che, tuttavia, saranno presenti al momento delle dichiarazioni di voto. “E’ un governo di responsabilità nato con il fine di garantire la stabilità delle istituzioni”, ha detto ieri il neo premier a Montecitorio, precisando che l’esecutivo “dura fin quando ha la fiducia del Parlamento”.

“Sembra chiaro a tutti che il governo Gentiloni appena nato e’ in assoluta continuita’ con il governo Renzi. La maggioranza, come dicevamo noi di Forza Italia, aveva i numeri da sola per rifare un governo. Certo, ci aspettavamo decisamente altro, perche’ la sensazione che si trasmette e’ che abbia vinto la voglia di potere e sia stato ignorato il voto popolare. Penso francamente che Maria Elena Boschi tornando al governo come se nulla fosse accaduto abbia fatto male a se stessa e al Partito democratico”. Lo ha detto Nunzia De Girolamo, deputata di Forza Italia, ad “Agora’”, su Rai Tre. “In alcune occasioni, nella vita come in politica, servirebbe e sarebbe opportuno fare un bagno di umilta’, dignita’ e stile. Se io mi fossi trovata nella posizione di Maria Elena Boschi – dopo una campagna referendaria come quella appena finita, dopo aver legato il proprio destino politico ad una riforma della Costituzione, e dopo la netta vittoria del No a quella stessa riforma – mi sarei dimessa, avrei lasciato, sarei stata coerente. Ma le scelte sono anche frutto della cultura politica che si acquisisce negli anni. La Boschi, per mesi e mesi, ha fatto lezione a tutti da maestrina in cattedra. La coerenza e’ un valore e quindi mi aspettavo che tenesse fede alla parola data anche perche’ la riforma bocciata dagli italiani aveva il suo volto e la sua firma”.