Golpe Turchia

Ancora arresti in Turchia. L’ultimo a finire in manette è stato il regista Ali Avci, produttore di un film sull’infanzia del presidente Recep Tayyip Erdogan e sul suo esordio in politica come sindaco di Istanbul e regista di una pellicola che trae spunto dal fallito golpe dello scorso anno. L’agenzia di stampa Dogan riferisce che Avci è accusato di legami con l’imam Fetuallah Gulen, ritenuto dalle autorità di Ankara l’ispiratore del fallito golpe del 15 luglio 2016. Il film biografico su Erdogan, “Reis”, è uscito a marzo. L’altra pellicola, “Uyanis” (letteralmente, ‘il risveglio’), uscirà a breve ma il trailer è già disponibile. “Uyanis” è la storia di un golpe riuscito e il film si conclude con una pistola puntata alla tempia di Erdogan che piange per l’uccisione dei suoi familiari e del suo più stretto consigliere.

L’Unione europea sostiene pienamente il governo democraticamente eletto in Turchia, le istituzioni del paese e lo stato di diritto. E’ quanto si legge in una dichiarazione congiunta dei presidenti di Consiglio e Commissione Ue, Donald Tusk e Jean-Claude Juncker, insieme all’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, a nome degli stati membri Ue attualmente a Ulan Bator per il vertice Asia-Europa (Asem). “La Turchia – ribadisce la nota, a commento del tentativo di colpo di stato in Turchia – e’ un partner chiave per l’Unione europea”. Nella dichiarazione si chiede “il ritorno rapido all’ordine costituzionale della Turchia. “Noi continuiamo – conclude la nota – a seguire da vicino gli sviluppi e a coordinarci con i ventotto stati membri dell’Ue”. Una nota del Servizio europeo per l’azione esterna (Seae) informa che Mogherini ha convocato un incontro d’urgenza dei ministri degli Esteri dell’Ue e dei loro rappresentanti, a Ulan Bator per il vertice Asem.

E’ fallito il golpe militare in Turchia messo in atto da una parte dell’esercito e i lealisti hanno ripreso il controllo del Paese. Ieri sera notte di caos. Scontri a fuoco, esplosioni e almeno 60 i morti. Carri armati ad Ankara, Istanbul, jet che hanno aperto il fuoco sul Parlamento. Ponti chiusi. Blackout sui social e sui media. Dopo l’appello lanciato al popolo dal presidente Recep Tayyip Erdogan, attraverso un telefono cellulare, decine di migliaia di persone sono scese per le strade costringendo i soldati a ritirarsi. Arrestati oltre 700 militari. “Un golpe contro una volontà politica nazionale – ha detto Erdogan – gli autori pagheranno”. Dopo una fuga misteriosa del presidente, che avrebbe chiesto asilo alla Germania, secondo fonti locali, il suo rientro a Istanbul. Il golpe è stato stigmatizzato da gran parte dei governi occidentali e dalla Nato. Dalla Farnesina fanno sapere che è difficile ancora avere un quadro della situazione e che agli italiani è stato detto di restare a casa.