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La società russa di sicurezza informatica Kaspersky Lab ha annunciato una “Iniziativa globale di trasparenza” con l’obiettivo di riguadagnare fiducia dopo l’accusa che i suoi antivirus sono stati usati da hacker legati al Cremlino per spiare gli Usa. Secondo quanto riportato dall’Ansa, “Come parte dell’iniziativa, Kaspersky svelerà a terzi il proprio codice sorgente, cioè il testo del loro programma, consentendo un esame indipendente”.
Kaspersky ha anche annunciato l’intenzione di formare entro il 2020 tre “Centri per la trasparenza” – in Asia, Europa e Usa – al fine di affrontare eventuali problemi di sicurezza insieme a clienti, partner di fiducia e soggetti governativi. Parte dell’iniziativa è infine l’aumento delle ricompense a 100mila dollari per chi individua vulnerabilità gravi nei software dell’azienda.
“La balcanizzazione di internet non giova a nessuno tranne che ai cybercriminali. La ridotta collaborazione tra Paesi aiuta i cattivi”, ha dichiarato il Ceo Eugene Kaspersky. “Dobbiamo ristabilire la fiducia nei rapporti tra aziende, governi e cittadini”.

“Ringraziamo tutti gli iscritti che hanno partecipato e che hanno consentito un record mondiale: il primo candidato premier di una forza politica scelto e votato interamente in Rete. Non è stato facile, anche considerati i vili attacchi hacker di quest’estate che ci hanno fatto sudare sette camicie in agosto per innalzare la sicurezza e l’affidabilità del Sistema Operativo. Ma visto il risultato di oggi, non si può che essere soddisfatti. Quindi ringraziamo anche tutti i tecnici che hanno sacrificato le loro meritate vacanze, affinché oggi potessimo celebrare quest’ulteriore passo in avanti della democrazia diretta online”. E quanto si legge in un post sul blog di Beppe Grillo, pubblicato dopo la chiusura delle votazioni per le primarie M5S. “Nelle giornate di ieri e oggi – rivela il blog – abbiamo notato dei tentativi di attacchi, simili ai precedenti, che sono stati respinti. La nostra casa era difesa come una fortezza e le nostre telecamere di sicurezza virtuali hanno registrato tutte le tracce lasciate utili per la loro identificazione, che saranno prontamente girate alla polizia postale. Ringraziamo infine tutti i candidati”.

“Alcuni hacker sono entrati nella rete informatica della Farnesina e della rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Ue. Dal 2013 al 2016, cyber criminali russi e cinesi si sono impadroniti di importanti informazioni che riguardavano questioni di politica estera e dati sui vertici militari. Un’incursione inquietante che dimostra come il nostro sistema informatico difensivo sia debole, con le posizioni riservate dell’Italia sui maggiori dossier internazionali alla mercé di pirati informatici stranieri. La notizia è di una gravità inaudita e getta un’ombra sinistra sulla permeabilità dei nostri dati sensibili. Invece di girare l’Italia per pubblicizzare il suo libro, l’ex premier Renzi spieghi agli italiani quali notizie riservate sono state rubate. Un dovere che riguarda anche il mite Gentiloni, che non sembra mai responsabile di nulla ma dal 2014 al 2016 è stato a capo proprio della Farnesina”. Lo scrive Lucio Malan, di Forza Italia.

Sono stati più di 45.000 gli attacchi informatici messi a segno ieri in almeno 74 Paesi, tra cui Italia, Regno Unito, Spagna, Russia, India, Cina, Ucraina, Taiwan ed Egitto. Lo hanno comunicato i ricercatori di Kaspersky Lab, società russa specializzata nella creazione di antivirus. Secondo quanto ricostruito dal New York Times, il virus denominato ransomware sarebbe stato diffuso on-line da un’organizzazione specializzata nella commercializzazione illegale di materiale informatico rubato alla National Security Agency (Nsa) americana. Gli attacchi sarebbero stati usati da “cybercriminali contro pazienti, ospedali, aziende, governi e cittadini normali”. Anche la Renault è rimasta vittima dei cyber attacchi simultanei che hanno colpito decine di Paesi. Lo ha detto la direzione della casa automobilistica, prima azienda finora a confermare di avere subito l’attacco informatico.

Un maxi cyber-attacco con il quale sono rubati i dati di mezzo miliardo di persone. Yahoo! conferma di essere stata vittima di un attacco informatico di imponenti proporzioni e che, è il sospetto, potrebbe essere stato condotto da un hacker sponsorizzato da uno Stato straniero. Vittima dei pirati informatici anche la First lady Michelle Obama il cui passaporto finisce online insieme e-mail personali di alcuni dipendenti della Casa Bianca che hanno lavorato con la campagna presidenziale di Hillary Clinton. Anche in questo caso si ipotizza l’azione di uno Stato straniero. Le autorità seguono attentamente il caso Yahoo!, e indagano su quello che ha coinvolto Michelle, ultima vittima in ordine temporale di DC Leaks, il gruppo probabilmente legato ai servizi segreti russi. Il motore di ricerca conferma l’aggressione informatica nel 2014 e il furto di informazioni personali di mezzo miliardo di utenti sul miliardo totale della società. Un’ammissione che rischia di creare tensioni nella vendita di Yahoo! al gruppo Verizon.