Istat

Nel 2016 le nascite sono stimate in 474mila unità, circa 12mila in meno rispetto all’anno precedente. La riduzione osservata, che a livello nazionale è pari al 2,4%, interessa tutto il territorio, con l’eccezione della Provincia di Bolzano che registra invece un incremento del 3,2%. Il numero medio di figli per donna, in calo per il sesto anno consecutivo, si assesta a 1,34. Lo rende noto l’Istat. Inoltre si conferma la propensione delle donne ad avere figli in età matura. Rispetto all’anno precedente, i tassi di fecondità si riducono in tutte le classi di età della madre sotto i 30 anni mentre aumentano in quelle superiori. La riduzione più accentuata si riscontra nella classe di età 25-29 anni (-6 per mille), l’incremento più rilevante è, invece, nella classe 35-39 (+2 per mille). Nel complesso, a fronte di un’età media al parto che raggiunge i 31,7 anni, la fecondità cumulata da parte di donne di 32 anni compiuti e più è ormai prossima a raggiungere quella delle donne fino a 31 anni di età (0,67 figli contro 0,68 nel 2016).

Il governo di Matteo Renzi ha lasciato l’Italia meglio di come l’ha trovata. A dirlo e’ l’ex premier su Facebook. “Rivisti al rialzo i dati Istat usciti qualche ora fa. Bene il 2016 si chiude con il piu’ 1%. Abbiamo preso un Paese che stava al -2% e lo lasciamo col segno piu’ davanti, finalmente. Naturalmente c’e’ ancora molto da fare, ma per chi ama i bilanci possiamo dare i dati definitivi dei mille giorni: dal secondo trimestre 2014 al quarto trimestre del 2016 il Pil e’ aumentato del 2% (export +10%; investimenti +6%; industria +4%, nonostante il calo di costruzioni, banche e assicurazioni). Se si somma al dato di ieri del lavoro – ricordate: +680mila posti grazie al JobsAct – si puo’ dire che abbiamo lasciato la guida del Paese meglio di come l’avevamo trovata. Ma sappiamo che non basta. E per questo stiamo costruendo i prossimi mille giorni”. Renzi aggiunge che “c’e’ bisogno di una nuova visione per l’Italia dei prossimi anni. Per un’Europa piu’ giusta, con meno burocrazia e piu’ uguaglianza, piu’ opportunita’. Ne parleremo al Lingotto, la settimana prossima. Spero di vedervi in tanti perche’ questa sfida possiamo vincerla solo tutti insieme. Parlando di contenuti, non di polemiche. Raccontando che cosa abbiamo in testa per l’Italia, non parlando di me”. L’ex premier ricorda: “Io continuo a viaggiare, specie al Sud. Dopo la Locride e la Calabria, ho toccato Taranto, Castellaneta, Matera capitale della cultura europea nel 2019, Bari. Tante persone incontrate, tante esperienze raccolte, tanta passione condivisa”.

Nel 2016 il prodotto interno lordo (Pil) corretto per gli effetti di calendario è aumentato dell’1%, la variazione annua del Pil stimata sui dati trimestrali grezzi è pari a +0,9%. Lo comunica l’Istat. Nel quarto trimestre del 2016 il prodotto interno lordo e’ aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1,1% rispetto al quarto trimestre del 2015. Il quarto trimestre del 2016 ha avuto tre giornate lavorative in meno del trimestre precedente e due in meno rispetto al quarto trimestre del 2015. “La variazione congiunturale – spiega l’Istat – è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei settori dell’industria e dei servizi e di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto negativo della componente estera netta”. Nello stesso periodo il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,5% negli Stati Uniti, dello 0,6% nel Regno Unito e dello 0,4% in Francia. In termini tendenziali, la crescita è stata del 2,2% nel Regno Unito, dell’1,9% negli Stati Uniti e dell’1,1% in Francia. Per il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan i dati sul Pil diffusi da Istat che vedono una crescita allo 0,9% rispetto alla stima del governo dello 0,8%, “danno ragione a politica economica fatta di attenzione ai conti, riforme, sostegno a investimenti privati e investimenti pubblici”. Scrive su Twitter il titolare dell’Economia, ed aggiunge: il dato 2016 “migliora piu’ del previsto”.

Il tasso di disoccupazione a dicembre è al 12%, stabile su novembre (dato rivisto al rialzo da 11,9% a 12%) e in rialzo di 0,4 punti su dicembre 2015. Lo rileva l’Istat ricordando che è il livello più alto da giugno 2015 (12,2%). I disoccupati raggiungono quota 3.103.000 con un aumento di 9.000 unità su novembre e di 144.000 unità su dicembre 2015. Ancora in calo gli inattivi tra i 15 e i 64 anni con -15.000 unità su novembre e -478.000 unità su dicembre 2015. Il tasso di inattività è stabile sui minimi storici al 34,8%. A dicembre gli occupati sono rimasti sostanzialmente invariati su novembre (+1.000 unità) mentre sono cresciuti di 242.000 unità su dicembre 2015 (+1,1%), rileva l’Istat spiegando che gli occupati nel complesso registrati nel mese sulla base dei dati destagionalizzati erano 22.783.000. Il tasso di occupazione è al 57,3%, invariato rispetto a novembre e in aumento di 0,7 punti su dicembre 2015. Sono aumentati i lavoratori dipendenti con +52.000 unità su novembre (soprattutto a termine) mentre gli indipendenti sono diminuiti di 52.000 unità. Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni risale invece a dicembre superando quota 40%. La quota di disoccupati sul totale degli attivi in quella fascia di età (occupati e disoccupati) a dicembre è al 40,1%, in aumento di 0,2 punti percentuali sul mese precedente, al livello più alto da giugno 2015. Al netto degli effetti demografici a dicembre 2016 la performance occupazionale delle persone di 15-34 anni risulta però positiva (+27 mila occupati stimati) e la variazione negativa osservata tra gli occupati (-19 mila) risulta interamente determinata dal calo della popolazione in questa classe di età, spiega l’Istat in un’analisi sulla componente demografica allegata alla nota su Occupati e disoccupati a dicembre 2016.

Pressione fiscale in calo nel terzo trimestre del 2016 ma resta comunque al 40,8%, segnando una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo rileva l’Istat. L’istituto rileva anche che il potere d’acquisto delle famiglie, ovvero il reddito reale, è aumentato nel terzo trimestre 2016 dello 0,1% sul trimestre precedente e dell’1,8% su base annua. Si registra così, in termini tendenziali un aumento dell’1,9% del reddito disponibile delle famiglie. Il reddito disponibile rispetto al trimestre precedente, è aumentato dello 0,2% mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%.
Il rapporto tra il deficit e il Pil nel terzo trimestre è stato pari al 2,1%, in lieve peggioramento (+0,1 punti percentuali) rispetto allo stesso trimestre del 2015. Guardando il dato cumulato dei primi tre trimestri, l’indebitamento netto si e’ attestato al 2,3% del Pil, in calo a confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente (era al 2,6%). La propensione al risparmio delle famiglie si attesta al 9,3% nel terzo trimestre 2016, in lieve calo (-0,1%) rispetto al trimestre precedente. La lievissima flessione congiunturale della propensione al risparmio rispetto al trimestre precedente, osserva l’istituto di statistica, deriva da una crescita dei consumi finali di poco superiore a quella del reddito disponibile delle famiglie consumatrici (rispettivamente 0,3% e 0,2%). La quota di profitto delle società non finanziarie,pari al 41,7%, è risultata invariata rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento, pari al 19,4%, è aumentato di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Gli investimenti fissi lordi hanno segnato una crescita del 2,2% in termini congiunturali e del 3,8% in termini tendenziali.

A dicembre 2016 migliora il clima di fiducia dei consumatori, mentre peggiora quello delle imprese. L’indice dei consumatori, rileva l’Istat, sale da 108,1 a 111,1, con progressi diffusi a tutte le componenti della fiducia, che torna sul livello di luglio 2016. L’indice composito del clima delle imprese Iesi scende, invece, da 101,4 a 100,3. Le dinamiche settoriali sono diversificate. Peggiora, infatti, la fiducia nei servizi e nelle costruzioni, cresce nella manifattura e nel commercio al dettaglio. Per quanto riguarda i consumatori, il clima economico passa da 127,6 a 133,8. Il clima personale e quello corrente salgono per il secondo mese consecutivo passando, rispettivamente, da 101,3 a 102,7 e da 103,7 a 106,2. La componente futura torna ad aumentare nel mese di dicembre (da 113,8 a 116,2), raggiungendo il livello più elevato da giugno 2016. I giudizi sulla situazione economica del Paese migliorano decisamente così come le aspettative, il cui saldo torna ad aumentare dopo sette mesi di diminuzione.

I redditi dei nuovi pensionati sono mediamente inferiori a quelli dei cessati (15.197 contro 16.015 euro) e ai redditi dei pensionati sopravviventi (17.411 euro). E’ quanto rileva l’Istat nel focus sulle condizioni di vita dei pensionati nel periodo 2014-2015. I pensionati sono 16,2 milioni (-80 mila rispetto al 2014, -600 mila sul 2008) e percepiscono in media un reddito pensionistico lordo di 17.323 euro (+283 euro sull’anno precedente). Le donne sono il 52,8% e ricevono in media importi di circa 6 mila euro inferiori a quelli maschili. Il cumulo di piu’ trattamenti pensionistici sullo stesso beneficiario e’ meno frequente tra i pensionati di vecchiaia (cumula piu’ trattamenti il 27,6%), mentre e’ molto piu’ diffuso tra i pensionati superstiti (67,4%), in grande maggioranza donne (86,9%).
I pensionati che risultano occupati sono 442 mila (-14,3% rispetto al 2011), uomini in tre casi su quattro; l’86,4% svolge un lavoro autonomo e il 54,7% ha conseguito al massimo la licenza media, contro il 72,6% del complesso dei pensionati. L’integrazione dei dati del Casellario con quelli della rilevazione Eu-Silc, possibile per il 2014, consente di stimare il reddito pensionistico netto dei pensionati residenti in Italia, che e’ di 13.760 euro annui. Le ritenute fiscali incidono in media per il 18,6% (+1% rispetto all’aliquota effettiva 2013); l’aliquota sale al 21,4% per i pensionati di vecchiaia e anzianita’, scende al 14,8% per quelli di reversibilita’ e non supera il 12,3% per i beneficiari di trattamenti d’invalidita’ ordinaria o indennitari.

Il tasso di disoccupazione nel terzo trimestre 2016 è rimasto stabile all’11,6% sul secondo, mentre è aumentato di 0,4 punti sullo stesso periodo 2015. Restano stabili rispetto al trimestre precedente anche il tasso di occupazione a 57,3% (+0,8 punti sul terzo trimestre 2015) e il tasso di inattività (35,1%). Il tasso di inattività si riduce di 1,2 punti rispetto al terzo trimestre 2015. Lo rileva l’Istat spiegando che l’occupazione è pari, al netto degli effetti stagionali a 22.775.000 unità. I disoccupati sono 2.987.000. Dopo 5 trimestri consecutivi di crescita: nel terzo trimestre 2016 – segnala l’Istat – gli occupati diminuiscono di 14.000 unità (-0,1%) sul secondo trimestre, mentre crescono di 239.0000 unità sullo stesso periodo del 2015. Il calo congiunturale è trainato dal lavoro indipendente (-80.000, -1,5%) mentre i dipendenti continuano a crescere (+66.000, +0,4%). L’aumento tendenziale riguarda in maggior misura le donne (+189.000 in un anno), ed è concentrata esclusivamente tra gli over 50enni. Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni nel terzo trimestre 2016 risale al 37,5% dal 36,8% del secondo trimestre. Lo si legge sull’indagine Istat sul mercato del lavoro (offerta di lavoro) nella quale si spiega che rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso il tasso di disoccupazione è diminuito di 1,8 punti (era al 39,3%). Se si guarda al tasso di occupazione la percentuale dei giovani occupati è cresciuta su base congiunturale dal 17,2% del secondo trimestre al 17,5% del terzo (era 17% nel terzo trimestre 2015). Gli occupati under 24 sono 976.000 (erano 997.000 nel secondo trimestre) mentre coloro che sono in cerca di lavoro sono 587.000 (erano 580.000 nel trimestre precedente). Rispetto al terzo trimestre 2014 i disoccupati giovani sono diminuiti di quasi 110.000 unità mentre gli occupati sono cresciuti di 43.000 unità.

Nel terzo trimestre del 2016 l’indice destagionalizzato del fatturato dei servizi aumenta dello 0,1% rispetto al secondo trimestre 2016 e la crescita è dell’1,2% rispetto al terzo trimestre 2015. Sul terzo trimestre 2016 si riscontra però una decelerazione della crescita rispetto a quanto registrato nei tre trimestri precedenti del 2016. Lo comunica l’Istat. Gli indici registrano una variazione congiunturale sostenuta per le attività dei servizi di alloggio e ristorazione (+3%), mentre per commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli, attività professionali, scientifiche e tecniche e agenzie di viaggio e i servizi di supporto alle imprese l’incremento è più moderato (+0,1%). Contenute flessioni congiunturali si segnalano per trasporto e magazzinaggio (-0,9%) e servizi di informazione e comunicazione (0,2%).

Per la prima volta dopo 5 anni, nel 2016, migliorano le stime relative al giudizio delle famiglie sulla soddisfazione per le condizioni di vita. Rispetto al 2015, inoltre migliorano i dati campionari sulla percezione della situazione economica di famiglie e individui, mentre e’ stabile la soddisfazione per gli aspetti relazionali (famiglia e amici), la salute e il tempo libero. In lieve aumento anche la soddisfazione degli occupati per il lavoro. Notevole e’ l’incremento della quota di persone di 14 anni e piu’ che esprimono un’alta soddisfazione per la propria vita nel complesso: dal 35,1 per cento del 2015 al 41 per cento del 2016. La soddisfazione per la propria vita diminuisce all’aumentare dell’eta’: risultano altamente soddisfatti il 54,1 per cento dei giovani tra 14 e 19 anni e il 34,4 per cento degli ultra 75enni. Fanno eccezione i “giovani adulti” e i “giovani anziani” (rispettivamente 35-44 e 65-74 anni): in entrambi i casi la quota di coloro che indicano punteggi piu’ alti e’ superiore rispetto alla classe di eta’ che li precede. Non si rilevano invece nei livelli di soddisfazione significative differenze di genere. La quota di persone di 14 anni e piu’ soddisfatte della propria situazione economica aumenta dal 47,5 per cento del 2015 al 50,5 per cento del 2016. Nel 2016, aumenta anche la quota di famiglie che giudicano la propria situazione economica invariata (dal 52,3 per cento del 2015 al 58,3 per cento) o migliorata (dal 5,0 per cento al 6,4 per cento) e le proprie risorse economiche adeguate (dal 55,7 per cento al 58,8 per cento).