Legge elettorale

Nella nuova legge elettorale bisogna “dare peso alla rappresentanza e garantire la governabilita’. Su questo si dovra’ lavorare. Il Parlamento potrebbe iniziare da subito. Ci sara’ la sentenza della Consulta, ma intanto a mio avviso si puo’ gia’ cominciare a lavorare su questo fronte”. E’ quanto auspica la presidente della Camera, Laura Boldrini, che nel tradizionale scambio di auguri con la stampa parlamentare e’ tornata a parlare dell’attuale situazione politica e del nuovo governo Gentiloni. “La Costituzione dice che si va a votare quando il governo non ha piu’ la fiducia del parlamento e quindi penso sara’ questo il modo per decidere quando dovremo andare a votare”, ha spiegato Boldrini, la quale ha ricordato che “tra i compiti del nuovo governo c’e’ sicuramente la legge elettorale, ma e’ giusto che sia il Parlamento ad elaborarla”. Tuttavia, ha sottolineato, “le questioni istituzionali non possono essere l’unico mandato di questo governo, ci sono anche le questioni sociali. E spero che il governo le metta al primo posto in agenda”.

“Se il Pd fa finta di non vedere la lezione arrivata dal voto del referendum si sconnettera’ definitivamente dal suo popolo”. Lo afferma il leader della sinistra Pd Roberto Speranza. “Oltre ad una legge elettorale – aggiunge Speranza – capace di superare le storture dell’Italicum, serve una svolta su alcune questioni sociali fondamentali. Dalla scuola al lavoro, dalla lotta alla poverta’ alla sanita’, abbiamo bisogno di comprendere il messaggio inequivocabile arrivato dai cittadini e cambiare radicalmente rotta. Questo va accompagnato ad una piu’ generale discontinuita’ nella quotidiana gestione del potere a cui siamo apparsi in questi mesi troppo direttamente legati”.

“Stasera alle 19 formalizzo le mie dimissioni. Il Presidente della Repubblica farà le consultazioni. Toccherà ai gruppi parlamentari decidere che cosa fare” io “sono pronto a cedere il campanello al mio successore, con un abbraccio e l’augurio di buon lavoro. Stiamo scrivendo un dettagliato report da consegnare e stiamo facendo gli scatoloni”. Lo scrive il premier dimissionario Matteo Renzi nella e-News. “Vorranno andare subito a elezioni? – scrive – Nel caso si dovrà attendere la Sentenza della Consulta di martedì 24 gennaio e poi votare con le attuali leggi elettorali, come modificate dalla Corte. Dico leggi elettorali perché come è noto non siamo riusciti ad abrogare il ‘bicameralismo paritario’ che dunque vedrà continuare a eleggere due rami del parlamento con elettorati diversi e leggi elettorali diverse, sperando che non arrivino due maggioranze diverse”. “Ma questa – prosegue – è una delle conseguenze del bicameralismo, ahimè. Se i gruppi parlamentari vorranno invece andare avanti con questa legislatura, dovranno indicare la propria disponibilità a sostenere un nuovo Governo che affronti la legge elettorale ma soprattutto un 2017 molto importante a livello internazionale: i 60 anni dell’Unione Europea, i vari G7 a cominciare da quello di Taormina, la presidenza del consiglio di sicurezza dell’Onu. Sarà interessante capire cosa pensano anche i partiti del Fronte del No al referendum, non solo i partiti dell’attuale maggioranza”. “Non sono io a decidere ma devono essere i partiti – tutti i partiti – conclude – ad assumersi le proprie responsabilità. Il punto non è cosa vuole il presidente uscente, ma cosa propone il Parlamento”.

“Se avessimo una Corte costituzionale normale in un Paese normale, non ci metterebbe altri due mesi a partorire la sentenza su una legge elettorale che è evidentemente sbagliata. Quindi, se si vuole si può votare all’inizio dell’anno: Parlamento nuovo, Governo nuovo e poi sì che vai in Europa con la testa alta e con orgoglio. Come fanno ad andare in Europa dopo quello che è successo Alfano, Padoan, Renzi? Giusto Obama gli telefona ancora”. Lo ha detto il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, a margine della consegna delle benemerenze civiche al Teatro Dal Verme di Milano. “A livello politico mai più con Alfano, Verdini, Cicchitto e i traditori vari. Siamo pronti a confrontarci in tutta Italia con il nostro programma e vincere”, ha aggiunto. A sinistra “possono candidare Pisapia, Babbo Natale ma non abbiamo paura delle idee degli altri. Io non ho paura di nessuno”, ha concluso Salvini.

“In caso di vittoria del si’ al referendum costituzionale, se Renzi vince le prossime elezioni politiche, il nuovo Senato sara’ un dopolavoro per consiglieri regionali e sindaci, in caso contrario sara’ il cane da guardia perfetto per non far cambiare mai piu’ l’Italia”. Lo afferma il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. “Se vince il si’ il 4 dicembre si salva una classe politica spacciata, che ha rovinato il Paese, perche’ il 70% delle Regioni oggi sono in mano al Pd, quindi il nuovo Senato diventerebbe un affare del Pd, anche se noi riuscissimo a vincere la Camera con l’Italicum”, ha sottolineato. “Se il M5S nel 2017 o nel 2018 volesse tornare indietro a prima della vittoria del si’, – ha detto Di Maio – a chi dovremmo chiedere il permesso di modificare la Costituzione? Ai nuovi senatori che, eletti da nessuno, nel frattempo hanno ottenuto i piu’ grandi privilegi della loro carriera politica: il titolo di senatore, l’immunita’, la possibilita’ di andare a Roma con rimborsi e collaboratori ad atteggiarsi a grandi statisti”. “Se vince il si’ della gente che ha rovinato il paese non ci libereremo mai piu’, mai piu’. Se vince il no bocciamo una volta per tutte il vecchio modo di fare politica”, ha precisato.

“Ho sottoscritto il documento della commissione perche’ contiene un passo in avanti su alcuni punti che io stesso avevo indicato nella discussione di questi mesi. Parlo della elezione diretta dei senatori sulla base della proposta Fornaro-Chiti, del superamento del ballottaggio, di un premio ragionevole di governabilita’ e collegi per riavvicinare i cittadini ai loro rappresentanti. E’ chiaro che da ora in avanti la prova di coerenza e lealta’ rispetto a questo impianto spetta a tutti, a partire da chi e’ alla guida del governo”. Cosi’ Gianni Cuperlo, in una nota, a proposito del documento sulla riforma della legge elettorale. “Non ho vissuto il lavoro della commissione come un favore alle minoranze ma come la possibilita’ di accorciare le distanze tra chi, avendo punti di vista diversi sulla riforma costituzionale, pensa al giorno dopo nell’idea che un terreno piu’ condiviso almeno sulle regole della rappresentanza possa rafforzare le istituzioni e migliorare la qualita’ della nostra democrazia. So per primo che l’intesa raggiunta non ricompone la frattura consumata nella sinistra, dentro e fuori il Pd. Vedo e ascolto i tanti, anche autorevoli, convinti che solo il No al referendum potra’ cambiare la legge elettorale. Io ho lavorato per ridurre quella forbice e avrei voluto un esito diverso. Soprattutto sulla valutazione del modo migliore per ancorare il Pd alla sua vocazione. Su questo piano la battaglia politica e culturale continua perche’, per quanto il passaggio di oggi sia rilevante, quella battaglia riguarda la ragione stessa e la strategia di una sinistra nuova e di un partito che in molte cose deve cambiare e in profondita’”. Cuperlo conclude: “Ma anche per questo tenere aperto il dialogo e l’ascolto delle ragioni degli altri, prima di tutto all’interno della forza piu’ grande del centrosinistra, e’ la condizione per guardare avanti. Per quanto mi riguarda quel “giorno dopo” lo immagino come un impegno nella costruzione di un nuovo centrosinistra competitivo alle elezioni politiche. Mi sono assunto una responsabilita’ attraversato dai dubbi e dalle domande che chiunque si sarebbe posto. Come logico ne rispondo personalmente e in primo luogo a quanti hanno condiviso con me questo percorso e che incontrero’ nei prossimi giorni”.

Il destino della legge elettorale e le modifiche possibili al testo: un tema spinoso, soprattutto perché molti analisti politici sostengono a ragion veduta che la legge elettorale non può essere scollegata dal referendum e dalla riforma eventuale che ne scaturirà in caso di vittoria del SI. In queste settimane si sono registrate tensioni e minacce da parte di quei partiti maggiormente interessati a modifiche specifiche del testo sulla legge elettorale. Da parte del governo é stata ribadita la massima disponibilità a operare quelle modifiche che dovessero migliorare la bozza esistente. Oggi il Premier Renzi, impegnato a sminare il campo amico da possibili ritorsioni, prova a rassicurare gli animi  “Massima disponibilita’ su Italicum, credo che dipenda piu’ dagli altri. Se tu vuoi fare le leggi insieme, bisogna che tutti siano d’accordo”.

Gianni Cuperlo, intervistato a ‘Un giorno da pecora’, fa il punto sulla convocazione della commissione Pd che lavora alle modifiche alla legge elettorale ed è guidata da Lorenzo Guerini. “Guerini ci convoca ‘ad horas’: penso che nella giornata di domani al massimo ci vedremo e faremo una chiacchierata”, dice il deputato dem. “Bisogna tentare fino all’ultimo di trovare un punto di equilibrio – aggiunge – e sarebbe un fatto di saggezza se il segretario cogliesse quella quota di verita’ nelle questioni che gli sono state poste non solo dalla minoranza Pd. Penso che andro’ li’ ad ascoltare e poi avanzare una richiesta che non e’ nulla di nuovo: sono le cose che abbiamo detto anche alla direzione del Pd”. Spiega Cuperlo: “La crisi della democrazia anche nel nostro Paese non riguarda il governo ma la rappresentanza. Dunque quello che non funziona e’ un intreccio tra un sistema monocamerale e una legge elettorale ipermaggioritaria perche’ rischiamo di penalizzare troppo la rappresentanza”. Continua il parlamentare: “Benissimo l’apertura sull’elezione diretta dei senatori. Sulla legge elettorale si deve partire da un principio di rappresentanza, con collegi uninominali piccoli (130mila persone circa) che sono molto meglio delle preferenze che sono costose e portano anche a un fenomeno di corruzione diffuso”. E conclude: “Capisco che si deve garantire la stabilita’ dei governi ma il premio di maggioranza deve avere dimensioni ragionevoli. La sera delle elezioni bisogna sapere chi ha vinto e’ una bellissima frase, ma vale nei sistemi presidenziali e non parlamentari”.

“L’elezione indiretta dei nuovi senatori non sarebbe uno scandalo. Basti guardare al Senato francese e quello tedesco. Ma siamo pronti a lavorare, come ha detto il premier, sulla proposta della minoranza Chiti-Fornaro. Che prevede due schede: una per l’elezione dei consiglieri regionali, una per i senatori”. Così il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio in una intervista al Corriere della Sera. “Matteo Renzi – continua il ministro riferendosi ai contrasti interni al partito democratico – ha fatto una grande apertura alla minoranza sull’elezione diretta. Quindi dico che, per il bene del Paese, ci sono le condizioni per trovare un accordo”. E prosegue: “Fa tremare i polsi l’idea che non troviamo un’intesa. Vorrei trasmettere agli amici della minoranza del Pd il grido che arriva dai territori. Bisogna abbassare i toni, anche nella maggioranza, e trovare un’intesa. Perché se non si trova, un No al referendum può mettere a rischio l’unità del partito”. Delrio propone “un accordo con ordine del giorno vincolante in Parlamento, prima del referendum. Per me la politica non è fatta di ricatti e minacce – afferma – ma di strette di mano”. A Virginia Raggi, che, come altri promotori del No al referendum, sostiene che non si puo’ fare contemporaneamente il sindaco di Roma, il sindaco della citta’ metropolitana e la senatrice, Delrio replica che “e’ lo stesso lavoro fatto in due sedi diverse. Molte questioni sono intrecciate in Comuni, citta’ metropolitane e Senato”.

Matteo Renzi ieri in vista del voto del 4 dicembre, ha lanciato simbolicamente la campagna referendaria a sostegno del Si al teatro Obihall di Firenze davanti a un migliaio di persone tra militanti e volontari impegnati nella spiegazione della consultazione popolare ai fini del voto favorevole. “Avverto la responsabilità del momento, non è una cosa che riguarda me”, ha detto il presidente del Consiglio, sottolineando che “questo referendum rischia di far fare un passo indietro pazzesco all’Italia” e illustrando la fotografia di tre anni fa: “Parlamento bloccato sulla legge elettorale, non un passo sulla giustizia dal governo di larghe intese, Napolitano pregato di restare al Quirinale, l’Italia considerata insieme alla Grecia il malato d’Europa”. Ha aggiunto Renzi: “Non so fino a quando toccherà a noi, ma finchè toccherà a noi, noi siamo per il cambiamento, la palude la prendano altri”. Il segretario del Pd ha ammesso di avere “sbagliato” all’inizio riguardo alla personalizzazione del referendum costituzionale per il Si che lo avrebbe portato, alla considerazione dell’opposizione e di parte dell’opinione pubblica, di trovarsi ad un appuntamento alle urne per mandare a casa il governo votando il No. “Mi è toccato fare dei passi indietro che un po’ mi costano”, ha affermato, “Ho dato una disponibilita’, purtroppo vera, non teorica, a intervenire sulla legge elettorale se questo contribuisce a svelenire il clima sul referendum”, ha dichiarato Renzi riguardo alle posizioni di chi chiede un aggiustamento dell’Italicum e vede i due temi come un combinato disposto. Ma “ora bisogna impegnarsi sulla “partita cruciale”, ha chiarito, e “non ci fermeremo finchè non ce l’avremo fatta. Lo slogan del si’ nella campagna referendaria sara’ “Cara Italia vuoi cambiare davvero?”. Materiale cartaceo, dodici video e un centinaio di iniziative saranno alla base della campagna referendaria in giro per l’Italia. Renzi ha mostrato alla platea due video. Nel primo una nonna dice: “Se no, non cambia nulla”. Nel secondo la voce narrante e’ quella di un bambino. “Io prometto che ce la mettero’ tutta, ma tu mi prometti che cambi”.