Lotti

“Come si cambia per non morire”: il M5s prende in prestito un vecchio testo di Fiorella Mannoia per tornare con un post sul blog di Beppe Grillo sul caso Consip per il quale, dicono i 5 Stelle, Renzi mostra una “doppia morale”. Il M5s ricorda il caso Shalabayeva del luglio 2013, poi quello Cancellieri del novembre dello stesso anno e poi l’intervista di Renzi a Repubblica del marzo 2015 in cui dichiara: “Le dimissioni si danno per una motivazione politica o morale, non per un avviso di garanzia”. Ora, scrivono i 5 Stelle, “il ministro dello Sport Luca Lotti viene indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto nell’ambito dell’inchiesta sulla corruzione negli appalti Consip. Il problema pero’, piu’ che giudiziario, e’ soprattutto politico, come nel caso di Alfano e della Cancellieri, viste le connessioni opache scoperte dai Pm che riguardano uomini vicini all’ex premier tra i quali, oltre a Lotti, Marroni, Vannoni, Russo e Renzi senior. Matteo Renzi dichiara: ‘Se deve dimettersi? A mio giudizio assolutamente no’….Come si cambia per non morire!”.

“Proporro’ l’uscita dall’Aula al momento del voto sulla mozione di sfiducia al ministro Lotti presentata dal M5S”, “e’ un atto in piena coerenza con quello che Fi e’ stata dalla sua nascita: una forza garantista non a corrente alternata come molti altri, che non crede a mozioni di sfiducia individuali e che non le ha mai votate. Dai tempi del voto di sfiducia al senatore Mancuso abbiamo sempre agito allo stesso modo: per noi la responsabilita’ di un governo e’ collettiva, non individuale”. Lo afferma in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’, il presidente dei senatori di Forza Italia, Paolo Romani. Quanto alla richiesta di dimissioni “Vedano loro come comportarsi”. Nel passato? Per i casi Lupi, De Girolamo,Guidi? anche di fronte ad indiscrezioni o fatti che sembravano meno gravi si e’ scelta la strada delle dimissioni. Ma riguardando quelle vicende mesi dopo, forse non c’erano i motivi per decisioni tanto gravi. Pero’ lo ripeto – precisa Romani – non entriamo in queste dinamiche, non facciamo ne’ i garantisti ne’ i giustizialisti secondo convenienza”. “A Fi oggi interessano tre cose piu’ di tutte. La prima, che purtroppo temo slittera’ visto che anche il Pd spaccato e dilaniato ora sembra mirare ad elezioni a fine legislatura, e’ che si faccia una seria legge elettorale, armonizzando i sistemi di Camera e Senato come chiede il presidente Mattarella. La seconda, cruciale, e’ che venga restituita piena agibilita’ politica al nostro leader Berlusconi. Perche’ sia chiaro, si parla tanto di leadership dei moderati, ma un leader che ha inventato il centrodestra, lo ha unito, lo ha fatto vincere? C’e’, solo che non ha agibilita’ politica” perche’ “e’ fondamentale che al voto si arrivi con tutti i protagonisti in campo. E insieme, e questo e’ il nostro terzo obiettivo, e’ importantissimo che a fronte di un Pd diviso e una sinistra frammentata e secessionista si presenti un centrodestra unito: a questo stiamo lavorando, a partire dalle Amministrative dove stiamo siglando alleanze pressoche’ ovunque”.

“Essere garantisti non e’ un concetto astratto. C’e’ scritto nella Costituzione, articolo 27. Per questo mi fa ridere chi, come Speranza o Cuperlo, dice di Lotti: “Sono garantista, ma…”. Svendono un valore fondante della sinistra per colpire Renzi, ma non mi meravigliano: e’ gente abituata a cambiare spesso idea…”. Lo afferma a Repubblica Ernesto Carbone del Pd. Alla domanda se quanto emerso dall’inchiesta Consip non sia sufficiente per suggerire un passo indietro di Luca Lotti, Carbone replica: “Parliamo di politica o giustizia? Se parliamo di giustizia, ho gia’ detto. Se parliamo di politica, allora chiedo agli ex amici come Speranza: davvero il problema e’ un avviso di garanzia a Lotti? In questa vicenda, almeno a leggere i giornali, non c’e’ nulla: ne’ corruzione, ne’ giro di denaro, nulla. Chi militava nel nostro partito fino a tre giorni fa, oggi strumentalizza un’inchiesta: mi sembra un atto umanamente molto basso”.

“Penso che il ministro Luca Lotti, che io conosco e reputo una persona perbene, abbia diritto come tutti i cittadini italiani a essere riconosciuto innocente fino a prova contraria quindi non c’e’ nessuna ragione per cui si debba dimettere”. Cosi’ l’ex ministro alla Giustizia ed ex sindaco di Torino, Piero Fassino (Pd), parlando a margine di un incontro politico a Montelupo Fiorentino (Firenze), paese di origine di Lotti, dove in platea sedeva anche il padre del ministro, Marco. “Bisogna separare nettamente giustizia e politica – prosegue Fassino – i magistrati sono chiamati a compiere il loro lavoro, la politica invece deve occuparsi dei problemi del Paese. Nel Pd ognuno ha diritto di sostenere le opinioni che ritiene, ma a mio avviso il ministro Lotti non deve lasciare l’incarico. Tra l’altro le vicende di cui parliamo sono note da mesi e mesi, quindi non si capisce perche’ adesso si dovrebbe dimettere, visto che ha proseguito la sua attivita’ ministeriale con scrupolo e impegno, e nessuno ha avuto obiezioni su questo”.

“Non so davvero di cosa si stia parlando sulla Leopolda di ieri. Se c’e’ stato qualcuno isolato che ha gridato “fuori” e’ stato stoppato dallo stesso Renzi dal palco. A meno che non si voglia strumentalizzare, come accade in queste ore, qualcosa che non esiste”. Lo dice il sottosegretario alla presidenza del consiglio Luca Lotti. “Noi abbiamo lavorato per cercare unita’, come dimostra anche la vicenda della legge elettorale. Poi se qualcuno vuole fare oggi al Pd cio’ che D’Alema e Bertinotti fecero all’Ulivo se ne assumera’ la responsabilita’. Ma chi era alla Leopolda sa come sono andate le cose. E noi non cadremo nel tranello delle polemiche”.