maggioranza

“Il discrimine e’ stata l’assemblea del 19 febbraio. La minoranza chiedeva un Congresso ma soprattutto una discussione ampia all’interno del partito. Ma questo non era cio’ che voleva la maggioranza, che ambiva a una conta. Questa e’ la dimostrazione del cambiamento della natura del Pd. Un partito che non discute piu’ e’ un partito morto”. Lo ha detto ieri Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana e componente della commissione nazionale di Mdp-Articolo Uno, intervenendo alla festa del movimento politico a Marcignago (Pavia). “Mi ero candidato alla segretaria del Partito democratico per ricostruire un’area socialista – ha spiegato Rossi -. Un’area di minoranza ma a cui non e’ stata data la possibilita’ di discutere, confrontarsi. E lo dimostra l’assenza di discussione nel Congresso lampo che si e’ consumato, per incoronare un leader e non un’idea collettiva”. “Articolo Uno – ha aggiunto il governatore della Toscana – nasce come una forza a sinistra del Pd, alternativa. La sinistra trova unita’ sui contenuti, sui programmi”. Ed sul dialogo con il Pd ha dichiarato:” Col Pd bisogna dialogare, non e’ nostro nemico, ma bisogna essere consapevoli che partiamo da programmi molto diversi”.

Il Partito del neo presidente francese Emmanuel Macron, La Republique en Marche (Lrem), ha dominato i primo turno delle elezioni che si e’ tenuto in Francia ieri domenica 11 giugno: secondo le proiezioni fatte dalla societa’ di rilevazioni statistiche Kantar Sofres per il quotidiano “Le Figaro”, al secondo turno di ballottaggio domenica prossima 18 giugno Lrem potrebbe conquistare una schiacciante maggioranza parlamentare ottenendo dai 400 ai 440 seggi nell’Assemblea Nazionale, che conta 577 deputati; ha ottenuto il 32,32 per cento dei suffragi, distanziando nettamente il centrodestra che ha raccolto il 21,6 per cento tra candidati de I Repubblicani (LR) e dell’Udi. Il Front national si e’ fermato al 13,2 per cento: poco piu’ della meta’ del risultato raggiunto da Marine Le Pen al primo turno delle elezioni presidenziali il 23 aprile scorso; e due volte e mezza meno di quanto la leader frontista aveva raccolto al ballottaggio presidenziale perso il 7 maggio contro Macron. Sconfitta catastrofica per il Partito socialista (Ps), le cui liste insieme agli ambientalisti di Europa ecologia – I verdi (EeLv) ed al Partito radicale di sinistra (Prg) ottengono in totale il 13,2 per cento dei voti; il Ps ed i suoi alleati vedranno la propria rappresentanza parlamentare letteralmente decimata: degli attuali 302 deputati, appena una trentina hanno qualche speranza di essere rieletti. Arretra anche il cartello di estrema sinistra della “France insoumise” (FI, “Francia non-sottomessa”; ndr): al primo turno presidenziale il suo candidato Jean-Luc Me’lenchon aveva raggiunto il 19,1 per cento dei suffragi, ora raccoglie solo l’11 per cento, che si tradurra’ in 8-10 deputati. Per loro l’unica consolazione e’ che FI ha superato il Ps e che, se si contassero anche i suffragi raccolti dal Partito comunista (Pcf, alleato alle presidenziali ma separato in queste parlamentari), la sinistra francese e’ spaccata esattamente a meta’ tra estrema sinistra e socialdemocrazia. Per il presidente Macron dunque e’ una vittoria storica, macchiata tuttavia da un altissimo livello di astensione dal voto: si sono recati alle urne solo il 48,71 per cento degli aventi diritto al voto, gli elettori astenuti sono stati il 51,29 per cento; un’astensione record per la Quinta Repubblica francese, un campanello di allarme della disaffezione dei francesi per la politica a cui la squadra di Macron e del suo primo ministro Edouard Philippe devono prestare la massima attenzione.

I Conservatori del Primo Ministro inglese Theresa May e il Partito Unionista dell’Irlanda del Nord hanno trovato accordo “in linea di principio” per dare il via libera al nuovo governo della Gran Bretagna. La May nelle elezioni dell’8 giugno non ha avuto la maggioranza dei seggi alla Camera dei Comuni e ha bisogno del supporto dei 10 deputati unionisti. Il Dup ha accettato di dare un sostegno ai Conservatori in parlamento su temi chiave, senza però formare una vera e propria coalizione.

“Renzi è il leader del suo partito. Non c’è nulla di strano nel fatto che, se vince le elezioni, guidi il governo”. Lo afferma Silvio Berlusconi in un’intervista al Foglio, rispondendo ad un quesito sulla possibilità di rivedere l’ex premier Matteo Renzi a palazzo Chigi. “Naturalmente deve essere in grado di raccogliere una maggioranza nel Pd e in Parlamento”, dichiara Berlusconi.