Massimo D’Alema

Non possono di certo passare inosservate le parole intelligenti e disarmanti di Massimo D’Alema che, se non suonano come una resa, di certo rappresentano l’ammissione del fallimento di un’area politico-culturale, dello smarrimento della sua linea e della sua mission. Si, perché é stato proprio l’arrogante e intelligente lider Maximo D’Alema a dire che “Papa Francesco al momento è il miglior leader della sinistra anche perché la sinistra fatica”. E non é un caso che lo abbia detto nel corso della presentazione del libro ‘Cattolici senza partito?’ di Giorgio Merlo. D’Alema, oggi dirigente di Liberi e Uguali, parla del uovo progetto messo in piedi assieme al presidente del Senato Pietro Grasso ‘non vogliamo essere un club esclusivo di ex comunisti, ma un progetto aperto che deve accogliere anche i principi cattolici”. Nel vuoto e nelle divisioni della sinistra, Papa Francesco, con la sua difesa degli ultimi, con la sua critica al turbocapitalismo che crea disuguaglianze, con la sua lotta per il riconoscimento dei diritti sociali e civili, viene a colmare un vuoto politico lasciato dalla sinistra storica ma anche da quella più moderna e secolare. D’Alema ammette la sconfitta e lancia un appello a quel mondo cattolico sensibile ad alcuni temi. Un leader della sinistra di certo non inconsapevole, Bergoglio, che continua a svolgere un ruolo importante nella denuncia dei mali sistemici di oggi. Non si può non sottolineare il coraggio e l’onestà di D’Alema che ha molti difetti ma che sa chiamare le cose con il loro nome e assumersi la responsabilità di ciò che dice, di ciò che ha fatto e, soprattutto, di ciò che non ha fatto.

“L’accoglienza da sola non basta per l’integrazione, occorre anche un sistema di assistenza sanitaria che sia all’altezza delle problematiche dei migranti”. Lo ha detto Claudio Fava, candidato della sinistra alla presidenza della regione siciliana, a margine di un incontro alla presenza del medico di Lampedusa, Pietro Bartolo, e di Massimo D’Alema. “Il Cara di Mineo non e’ una risposta adeguata al problema, deve essere chiuso”, ha aggiunto Fava, sottolineando: “La presenza di Pietro Bartolo fa capire che c’e’ uno sguardo diverso che un governo regionale deve proporre alla politica nazionale. Io ho in mente di attuare alcuni interventi concreti come attrezzare Lampedusa di un’assistenza sanitaria adeguata agli sbarchi. Mentre oggi accade che l’accoglienza sia affidata alla abnegazione dei medici di Lampedusa”.

“Penso che ci ritroveremo, in fondo abbiamo lo stesso obiettivo: ricostruire il centrosinistra sulla base di una chiara e netta discontinuità di contenuti e di leadership. Come ha detto lui, questa è una citazione testuale”. Lo ha detto l’ex premier Massimo D’Alema, riferendosi al rapporto tra Mdp e il leader di Campo progressista, Giuliano Pisapia. “Se Pisapia apre a Renzi nega le cose che ha detto Pisapia fino a ieri. È un problema di Pisapia con Pisapia, non con noi” ha aggiunto D’Alema che, a proposito delle recenti dichiarazioni dell’ex sindaco di Milano, ha sottolineato: “Neanche noi” siamo interessati a un partitino del 3%, “infatti vogliamo farne uno molto più grande. Vedremo cosa succede in Sicilia. Dopo risultato siciliano faremo un dibattito e vedremo se siamo un partitino del 3%”. “C’è chi mi chiede un passo in avanti, chi indietro e chi di lato. Sembra di essere alla scuola di tango” ha proseguito D’Alema che ha ammesso, a modo suo, di essere divisivo: “Io voglio dividere la sinistra dalla destra, sì, la politica è confronto e distinzione, confronto fra identità diverse, se fossimo tutti eguali sarebbe una noia tremenda”.

“Io sono rimasto alla piazza del primo luglio, a quello che ci siamo detti lì. Poi sono andato in vacanza e non ho più seguito…La Sicilia? Io non ho ancora sentito dichiarazioni di Pisapia su questa vicenda. Ho letto una nota di Campo progressista a favore di un’alleanza civica e di centrosinistra che non comprende Alfano. Questo è quello che sosteniamo come Mdp”. Lo afferma Massimo D’Alema (Mdp) in un colloquio con La Stampa a proposito del rapporto con l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia. “Mi fa piacere che Bersani e Pisapia si vedano – osserva D’Alema – ad oggi non vedo una rottura del percorso comune tra noi e Pisapia”. “In Sicilia Alfano e Renzi – sottolinea D’Alema – hanno stretto un accordo di potere per garantire ad Ap una ventina di senatori. Mi chiedo come qualcuno potesse pensare che noi avallassimo questo fatto”. Cercate di far perdere il Pd in Sicilia? “La responsabilità – risponde – è di Renzi, che si doveva fare gli affari suoi. In Sicilia ci sarebbe stata un’alleanza di centrosinistra e Alfano sarebbe andato per la sua strada. Lui ha scelto il Pd quando Lega e Fratelli d’Italia hanno messo il veto su Ap. È uno scarto del centrodestra. Meno male che i nostri compagni siciliani si sono tirati fuori da questo pasticcio. Erano consapevoli che i nostri elettori non li avrebbero mai seguiti. Se avessimo sostenuto Renzi e Alfano ci saremmo uniti a una compagnia destinata al fallimento. Non siamo usciti dal Pd per metterci a pasticciare per fare accordi con loro. In Sicilia, come alle prossime politiche, serve una voce autonoma della sinistra che esprima i nostri valori”. Voi siete solo antirenziani? “Risponderò citando l’ineffabile avvocato Pisapia, che non è accusabile di essere rancoroso come me. Lui ha detto che serve una ‘netta discontinuità’ di contenuti e leadership per un nuovo centrosinistra e ha escluso alleanze con Alfano. Io mi definisco un seguace di Pisapia. In Sicilia stiamo facendo questo, speriamo che lo faccia anche lui…”. 

“Stiamo lavorando per creare un’alterativa. Il nostro e’ un impegno per ricostruire un centro sinistra per cambiare il Paese”. Così Massimo D’Alema a Foggia durante un incontro politico promosso dal Gruppo Parlamentare di Articolo Uno – Movimento Democratico e Progressista. “Il Paese ne ha bisogno – ha aggiunto D’Alema – perche’ il livello di disoccupazione, di disagio sociale, di difficolta’ del mezzogiorno e’ una condizione molto pesante. L’Italia ha bisogno di un cambiamento e l’attuale governo, l’attuale politica non e’ in grado di garantire il cambiamento di cui il Paese necessita e non vedo in campo alternative credibili. Il rischio e’ di andare alle elezioni avendo da un parte Grillo e Salvini e dall’altra Renzi e Berlusconi. Noi vorremmo proporre agli italiani qualcosa di diverso rispetto a queste opzioni che sono negative”.

“Io credo che lo spazio a sinistra del Pd sia molto piu’ grande”. Cosi’ Massimo D’Alema in un’intervista al Corriere della Sera. Sulla scissione del partito democratico, che l’ex premier giudica “persino tardiva”, spiega che “era matura gia’ con il Jobs act” e aggiunge che “tutta l’ispirazione politica renziana e’ contraria ai valori della sinistra e prima ancora agli interessi del Paese. Il renzismo non e’ stato che il revival del berlusconismo”. Continua D’Alema: “Renzi ha imposto una legge elettorale solo per la Camera, dando per scontato che il Senato venisse abolito” e aggiunge: “Un vero maggioritario, sul modello del Mattarellum, lo avremmo apprezzato”, dice sulla legge elettorale. “Ma in commissione e’ stata approvata una legge escogitata dal senatore Verdini, che con il Mattarellum non ha nulla in comune. Si vota con un’unica scheda, su cui tutti i partiti presentano il loro simbolo; pero’ collegio per collegio possono decidere di presentare anche un candidato. Una legge immorale, che genera accordi di potere di natura notabilare, ricatti, condizionamenti”.

“Elezioni anticipate? Il giorno in cui, senza cambiare la legge elettorale, Renzi chiedesse a Gentiloni di dimettersi per andare al voto anticipato, io credo che la reazione dovrebbe essere quella di preparare un’altra lista”. Lo ha detto Massimo D’Alema, alla trasmissione “#CartaBianca” su Rai Tre. E se nella sinistra si formera’ un nuovo partito – ha aggiunto – superera’ il 10% dei voti: ho fatto fare delle ricerche”.

“Mai come oggi ci rendiamo conto di quanto sia stato sbagliato da parte del governo voler imporre una riforma cosi’ vasta della Costituzione con un colpo di maggioranza, perche’ questo ha lacerato il Paese, ossia lo ha indebolito in un momento molto difficile”. Lo ha detto Massimo D’Alema nel corso di una trasmissione a Radio Radicale, rispondendo ad una domanda se il voto per Trump negli Usa aiutera’ il fronte no al referendum in Italia. “Io ho un’opinione diversa da Grillo e Salvini, il mio e’ un no per evitare una lacerazione e ripartire da un processo costituente condiviso”, ha spiegato D’Alema. “Le costituzioni si decidono insieme, questa e’ la forza degli Stati Uniti, che anche con Trump hanno una base di valori comuni”, ha rilevato, sottolineando che sarebbe una “follia adottare una costituzione in cui non si riconosce meta’ del popolo italiano”. Tra l’altro, il governo ha fatto un’operazione “contraria ai principi fondamentali del nostro partito, in cui e’ stabilito di voler porre fine alla stagione delle riforme costituzionali imposte a colpi di maggioranza da parte dei governi. Chi guida il nostro partito non ne ha tenuto conto”.

“Se solo l’ex premier Massimo D’Alema non fosse cosi’ accecato dalla rabbia e dall’odio personale per non aver ottenuto la sua poltroncina di consolazione potrebbe agevolmente scoprire la realta’”. Cosi’ il sottosegretario alla presidenza del consiglio Luca Lotti replica a Massimo D’Alema che ha invitato il premier a governare invece che a occuparsi di referendum. Lotti spiega che “ieri il presidente del consiglio ha inaugurato i lavori contro il dissesto idrogeologico sul Bisagno che nessun governo aveva voluto prima di noi. Neanche i due governi D’Alema. Il presidente del consiglio- aggiunge Lotti- ieri e’ stato a Treviso a incontrare aziende, lavoratori, uomini dello sport, lavoratori della scuola, artigiani per rilanciare la crescita del Nord-est attraverso investimenti mirati e il coinvolgimento di tutti. Il presidente del consiglio ieri ha incontrato oltre cento sindaci tra Treviso e Genova per parlare di legge di stabilita’ in particolar modo discutendo di come liberare gli avanzi d’amministrazione per l’edilizia scolastica. Il presidente del consiglio- dice ancora Lotti- ha ascoltato le vittime della mala gestione delle banche venete frutto di una mancata riforma delle popolari che nel 1998 fu preparata da Ciampi e Draghi ma non realizzata dal governo D’Alema. E che e’ stata realizzata diciassette anni dopo dal  governo Renzi. E stamani il presidente del consiglio parlera’ di industria 4.0, visitera’ il Cottolengo, si occupera’ di aziende dell’aereospazio. Se pero’ D’Alema vuole parlare di risultati del governo potremmo discutere della riforma del mercato del lavoro che lui teorizzo’ e non realizzo’, della riforma delle unioni civili, che lui teorizzo’ e non realizzo’ e di molte altre scelte legislative che sicuramente D’Alema avrebbe ben accettato se solo avesse ottenuto una modesta poltrona di consolazione”. Lotti conclude: “Spiace che un autorevole ex leader della sinistra sia cosi’ roso dal risentimento. Ma continueremo a ricordare con affetto la stagione dalemiana delle battaglie riformiste rottamate oggi dalla rabbia e dall’invidia”.

Effetto Brexit: tremano i mercati e le banche. L’addio della Gran Bretagna all’Europa minaccia i conti pubblici e forse anche i conti correnti del vecchio continente. Come reagiranno le banche di casa nostra, gia’ avare di crediti e povere di capitali? Cosa rischiano i risparmiatori italiani? Questi i temi della puntata di Ballaro’ in onda martedi’ 28 giugno alle 21.05 su Rai3 condotta da Massimo Giannini. Tra gli ospiti della puntata Massimo D’Alema, il Presidente del Front National Marine Le Pen, Romano Prodi, il Presidente di BNL Luigi Abete e il direttore del TgLa7 Enrico Mentana. Come di consueto sara’ ospite anche Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research, che dara’ in diretta i risultati dei sondaggi realizzati per Ballaro’.