ndrangheta

Il processo di espansione della ndrangheta nell’est europeo prosegue e si consolida, insieme alla penetrazione della criminalita’ nel sistema politico e nelle istituzioni di paesi come la Slovacchia, dove l’omicidi del giornalista Jan Kuciak ha fatto emergere un quadro di intrecci torbido e inquietante. Lo ha detto al telefono con l’agenzia AGI il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri. il magistrato evita di addentrarsi nella vicenda che sta scuotendo Bratislava ma spiega: “La ndrangheta è presente nell’est europeo da 20 anni, e si sta espandendo per riciclare il proprio denaro. Incominciamo a sentirne la presenza, ad esempio, in Bulgaria, in Romania”. Finora la Slovacchia sembrava immune da episodi di inquinamento dell’economia e della politica da parte della criminalita’ organizzata italiana. Quanto ai suoi agganci con la politica, aggiunge il magistrato, “la ndrangheta fa votare, nei paesi in cui e’ presente; ci e’ capitato di imbatterci in ndranghetisti che facevano votare parlamentari tedeschi”.

“Gli arresti tra Lombardia e Calabria disegnano perfettamente la penetrazione delle mafie nella politica. Oggi è finito agli arresti domiciliari il sindaco di Seregno Edoardo Mazza di Forza Italia. Voti ed eleggi la mafia. Secondo la procura e le indagini svolte, il sindaco avrebbe dato le chiavi del comune alla ‘Ndrangheta, attraverso un imprenditore edile interessato a costruire un centro commerciale. L’imprenditore procacciava i voti determinanti per far eleggere il sindaco, il sindaco concedeva i necessari permessi e favori, ma l’imprenditore era legato alle cosche calabresi che così, de facto, hanno avuto le chiavi del comune nelle loro mani. Gli esponenti criminali erano dediti al traffico internazionale di droga, i proventi sarebbero stati riciclati anche nel nuovo centro commerciale. Un filo continuo tra Monza e San Luca in Calabria. Questa operazione dimostra chiaramente come le mafie sono saldamente presenti nel Nord, come le mafie ormai hanno come target primario la corruzione dei pubblici amministratori”. E’ quanto si legge in una nota dei deputati del M5S. I membri del Movimento 5 Stelle della commissione Antimafia sottolineano “la gravità di quanto sta succedendo nel silenzio delle Istituzioni”. “La settimana scorsa un ex sindaco legato al PD è stato arrestato a Vittoria in Sicilia, oggi un sindaco di Forza Italia arrestato in Lombardia: si presenta un quadro da vera e propria emergenza, perché le Istituzioni dello Stato vengono continuatamente corrotte e dovrebbe essere la prima priorità del Parlamento spezzare questo legame infame. Il 416 ter è la legge che va rafforzata, questa deve essere la priorità di chi ha cuore la tenuta democratica del Paese, altrimenti se non si fa questo significa che si è complici. Nella discussione del Codice Antimafia è necessaria l’estensione delle misure di prevenzione patrimoniali agli indiziati di corruzione, mentre il PD in questa riforma annacqua tutto e rende inefficace la norma. Invece di poterla applicare ai singoli indiziati ci sarà bisogno dell’associazione a delinquere finalizzata ai reati contro la Pubblica Amministrazione, quasi impossibile da provare. Ormai è una moria di arresti tra PD e Forza Italia che vogliono ancora proporsi alla guida del Governo e non è più accettabile consegnare nelle mani di queste persone le nostre Istituzioni”.

E’ stato catturato in Uruguay, dopo 23 anni di latitanza, Rocco Morabito, uno dei massimi esponenti della ‘ndrangheta calabrese. A darne notizia e’ stato il ministero degli Interni di Montevideo. L’arresto e’ stato effettuato dagli agenti della polizia locale in un hotel della capitale insieme a una donna angolana con passaporto portoghese, che risulta essere la moglie. Il boss risiedeva a Punta dell’Este sotto il nome di Francisco Capeleto, una falsa identita’ brasiliana che gli aveva permesso di ottenere una carta d’identita’ uruguayana. A Morabito sono stai confiscati una pistola, 13 cellulari, 12 carte di credito, una Mercedes e assegni in dollari. “L’azione dello Stato contro la criminalita’ organizzata ha conseguito un altro importante risultato con l’arresto di Morabito, ricercato dal 1994 in ambito internazionale e inserito nell’elenco dei latitanti piu’ pericolosi, perche’ gia’ condannato per associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti e altri gravi reati”, ha commentato il ministro dell’Interno Marco Minniti che si e’ complimentato con il capo della Polizia, Franco Gabrielli, e il comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette. “L’arresto di Morabito, elemento di spicco dell’omonima cosca di Africo Nuovo e ritenuto il numero uno dei ricercati appartenenti alla n’drangheta, – ha aggiunto Minniti – e’ il risultato dell’ottima attivita’ di cooperazione investigativa internazionale tra la Polizia uruguaiana e il Dipartimento della Pubblica Sicurezza italiano, attraverso i rispettivi ufficiali di collegamento, che hanno consentito l’accertamento della vera identita’ del latitante, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria”. Deve scontare un cumulo pena di 30 anni di reclusione per associazione mafiosa e traffico internazionale di droga Rocco Morabito, il super latitante di ‘ndrangheta arrestato in Uruguay. Le pene sono frutto di tre condanne in appello, confermate dalla Cassazione, subite a Milano, Palermo e Reggio Calabria. Morabito, cugino del boss Giuseppe Morabito detto “Tiradritto”, secondo l’accusa, ha gestito per conto delle cosche un imponente traffico di droga dal Sudamerica verso Sicilia, Lombardia e Calabria. Determinanti per l’individuazione e l’identificazione con il suo vero nome – in Uruguay viveva col nome “Francisco Capeletto” – sono state le indagini condotte dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e l’ufficiale di collegamento sul posto.

“Nel cancellare il programma di Massimo Giletti la Rai ha dato un segnale inquietante e certamente non concepito all’interno di una logica di servizio pubblico, visto che l’Arena era uno dei pochi programmi di grandi ascolti a dedicare puntate contro la mafia e contro la ‘Ndrangheta”. Così il procuratore generale di Caltanissetta, Sergio Lari, intervistato dal portale di advertising Spot and Web. Il pg di Caltanissetta ha tenuto a ribadire “i meriti di Giletti nell’aver voluto dimostrare che non è vero che il tema ‘Ndrangheta e mafia non facciano ascolti. Per cui risulta ancora più incomprensibile la scelta dei vertici Rai dal mio punto di vista”.
Lari ha infine sottolineato: “L’impegno del servizio pubblico ha ancora più valore se le trasmissioni in cui si parla di mafia sono di grande ascolto e non solo in quelle di nicchia. La mafia e la ‘Ndrangheta sono molto attente a questi programmi, come abbiamo visto da episodi passati. Per cui la scelta dei vertici Rai mi è parsa infelice”.

E’ radicata ovunque, anche in settori nevralgici del Paese. La ‘ndrangheta e’ “presente in tutti i settori nevralgici della politica, dell’amministrazione pubblica e dell’economia, creando le condizioni per un arricchimento, non piu’ solo attraverso le tradizionali attivita’ illecite del traffico internazionale di stupefacenti e delle estorsioni, ma anche intercettando, attraverso prestanome o imprenditori di riferimento, importanti flussi economici pubblici ad ogni livello, comunale, regionale, statale ed europeo”. Questo e’ uno dei pasi piu’ importanti del rapporto della Direzione nazionale antimafia presentata dal procuratore nazionale Franco Roberti e dal presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi. Il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Toscana “sono territori in cui l’organizzazione criminale reinveste i cospicui proventi della propria variegata attivita’ criminosa, nel settore immobiliare o attraverso operatori economici, talvolta veri e propri prestanome di esponenti apicali delle diverse famiglie calabresi, talaltra in stretti rapporti con esse, al punto da mettere la propria impresa al servizio delle stesse”, si legge nella relazione. Mentre Piemonte e Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Umbria, “sono regioni in cui, invece, vari sodalizi di ndrangheta hanno ormai realizzato una presenza stabile e preponderante, talvolta soppiantando altre organizzazioni criminali – cosi’ come avvenuto, per esempio, in Piemonte con le famiglie catanesi di Cosa Nostra – ma spesso in sinergia o, comunque, con accordi di non belligeranza, con le stesse, fenomeno riscontrato in Lombardia ed Emilia Romagna, ove sono attivi anche gruppi riconducibili alla Camorra o a Cosa Nostra”.

“Quanto accaduto a Capo Rizzuto e’ il frutto di anni e anni di mala politica e di una gestione a dir poco miope della questione migranti e richiedenti asilo. L’assenza delle istituzioni ha portato all’affermarsi delle mafie che sono riuscite a tessere una solida rete di corruzione durata ben 10 anni. Capo Rizzuto rappresenta il fallimento delle politiche degli ultimi governi, ma puo’ diventare un nuovo punto di partenza per dare un nuovo impianto, certamente piu’ trasparente ed efficace, nell’amministrazione di Cara e delle altre strutture nate per accogliere migranti e richiedenti asilo”. Lo afferma Maurizio Turco del partito Radicale.

‘La ‘ndrangheta è entrata nella stanza dei bottoni”, “la politica è debole e così la ‘ndrangheta è diventata classe dirigente”: lo dice senza mezzi termini Nicola Gratteri, procuratore Capo di Catanzaro, in un’intervista concessa a Riccardo Iacona che andrà in onda oggi alle 21.15 su Rai3 nello spazio “Iacona Incontra”, novità della nuova stagione di Presadiretta. Gratteri non ha dubbi sul ruolo e sul potere della ‘ndrangheta all’interno dei poteri forti: “Se andiamo a vedere le indagini che si stanno facendo nel centro e nel nord Italia emerge sempre di più che ci sono dei soggetti vicini alla ‘ndrangheta che gestiscono la cosa pubblica. La ‘ndrangheta è classe dirigente”. Il magistrato a Presadiretta parla dei meccanismi veri del potere, delle camere ‘non istituzionali’, camere che non sono trasparenti in cui si decidono le cose. Traccia un racconto dell’ingresso massiccio della ‘ndrangheta dentro la Massoneria. “La ‘ndrangheta ha potuto fare il grande salto di qualità perché è in contatto con medici, ingegneri, avvocati, professionisti”. “In alcune logge massoniche deviate – prosegue Gratteri – c’erano tre incappucciati e tra questi, ci dice un collaboratore di giustizia, anche dei magistrati”. E “questo grande salto di qualità ha consentito alla ‘ndrangheta di entrare nella stanza dei bottoni, l’obiettivo non è più solo vincere l’appalto ma indicare se l’opera deve essere costruita e dove deve essere costruita”. “La politica – conclude il magistrato – è debole e così la ‘ndrangheta è diventata classe dirigente”.

‘In tutti questi anni non vi e’ stata indagine che potesse fare emergere responsabilita’ penali a carico di Nicola Comerci. Ma grazie al lavoro certosino della Polizia di Stato, siamo riusciti a mettere insieme e ricostruire l’origine della ricchezza di questo anonimo geometra”. Lo ha detto Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, nel corso della conferenza stampa per illustrare i contenuti del provvedimento di sequestro del valore di 50 milioni all’uomo indicato come il vero detentore e gestore dei beni immobili della cosca Piromalli di Gioia Tauro. “Devo dire – ha aggiunto de Raho – che una precedente indagine di alcuni anni fa non aveva raggiunto l’obiettivo di restituire all’utilizzo ed alla fruibilita’ della comunita’ i beni illecitamente accumulati dal Comerci, ma il tempo e le successive occasioni di verifica, hanno restituito l’esatta dimensione del personaggio e la sua particolare capacita’ di avviare attivita’ imprenditoriali. Peraltro, Comerci, col tempo, era stato destinatario di moltissimi terreni del barone Livio Musco, un aspetto questo, che chiarisce ancora meglio la portata del personaggio e la sua stretta contiguita’ con i Piromalli di Gioia Tauro”. Il procuratore aggiunto, Gaetano Paci, titolare dell’inchiesta, ha rilevato “come Nicola Comerci sia stato interessato da dinamiche di repentino arricchimento. Che fosse un personaggio di un certo spessore criminale, lo testimoniano gli affari e le cointeressenze che aveva anche avviato con i De Stefano. Un rapporto tra le elite della ‘ndrangheta, come appunto i De Stefano, i Piromalli e i Mancuso, in grado di dominare e sedare sul nascere ogni tentativo di altri raggruppamenti criminali di inserirsi nei loro affari illeciti. Come nella vicenda riguardante la produzione della fiction Rai ‘Gente di Mare’. La scelta cadde, come location, sul ‘Blue Paradise’ di Parghelia, gestito da Comerci, definito ‘delfino dei Piromalli'”. “L’operazione ‘Blue Paradise’ – ha sostenuto, da parte sua, il questore Raffaele Grassi – e’ uno dei punti di attacco piu’ importanti che la Polizia di Stato ha posto in essere in questa provincia: individuazione e proposta di sequestro beni illecitamente accumulati, cattura dei latitanti, controllo del territorio”.

La Polizia e la Dia stanno eseguendo una serie di arresti in Calabria, Lazio, Liguria, Piemonte e in altre regioni del Nord Italia nei confronti di presunti appartenenti alla ‘Ndrangheta. Almeno una quarantina i provvedimenti scattati per soggetti ritenuti affiliati alle cosche reggine Raso-Gullace-Albanese e Parrello-Gagliostro. Sono in corso anche decine di perquisizioni e sequestri di beni. Le indagini, dirette dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, sono state divise in due filoni: uno, con il coordinamento del Servizio centrale operativo (Sco), è stato condotto dalle squadre mobili di Reggio Calabria, Genova e Savona; l’altro dal centro Dia di Genova, con la collaborazione degli uffici di Reggio Calabria e Roma. Le accuse nei confronti degli indagati sono, a vario titolo, associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, intestazione fittizia di beni e società. Gli investigatori stanno anche eseguendo un sequestro preventivo di beni mobili, immobili, depositi bancari e di numerose società riconducibili agli indagati per un valore di circa 40 milioni. Politici e funzionari dell’agenzia delle Entrate erano in contatto con alcuni dei soggetti coinvolti nelle indagini di Polizia e Dia sulle cosche della ‘ndrangheta operanti nel Nord Italia. Secondo quanto accertato dalle indagini, alcuni degli arrestati erano in contatto con “politici locali, regionali e nazionali di Reggio Calabria” e con “funzionari dell’Agenzia delle Entrate e della Commissione Tributaria” sempre della provincia di Reggio. Il vice presidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco D’Agostino (eletto nel 2014 con la lista “Oliverio presidente”) è una delle persone indagate in stato di libertà nell’inchiesta Alchemia della Dda di Reggio Calabria. Nei confronti di D’Agostino viene ipotizzato il reato di intestazione fittizia di beni, aggravata dall’avere agevolato la ‘ndrangheta. D’Agostino, che stamani ha avuto perquisiti casa e ufficio, non sarebbe indagato, secondo quanto si è appreso, in qualità di politico.

E’ stato arrestato Ernesto Fazzalari, latitante della ‘ndrangheta. E’ il secondo ricercato per importanza e pericolosità dopo Matteo Messina Denaro. Ha una condanna all’ergastolo. Ha 46 anni, e una condanna all’ergastolo per i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, porto e detenzione illegale di armi ed altro. L’uomo – riferisce un comunicato dei Carabinieri – è il secondo ricercato per importanza e pericolosità dopo Matteo Messina Denaro. Latitante da 20 anni, Fazzalari é stato bloccato a Taurianova all’interno di un’abitazione in un complesso di caseggiati a ridosso di un’impervia area aspromontana. Ad individuarlo sono stati i carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Reggio Calabria, con la collaborazione del Gruppo Intervento Speciale (Gis) e dello Squadrone Cacciatori Calabria. L’arresto é stato fatto a conclusione di articolata attività d’indagine coordinata dalla Dda di Reggio Calabria. Il latitante è stato sorpreso nel sonno dai militari nell’abitazione che utilizzava come covo nella zona di Taurianova. L’uomo non ha opposto resistenza e subito dopo l’irruzione dei militari del Gis ha fornito le proprie generalità lasciandosi ammanettare. Nel corso della successiva perquisizione i carabinieri hanno trovato una pistola, con relativo munizionamento, che Fazzalari non ha avuto il tempo di utilizzare. Nella casa, insieme al latitante, era presente anche una donna di 41 anni che è stata arrestata con l’accusa di procurata inosservanza di pena e concorso in detenzione di arma comune da sparo e ricettazione. Nella casa è stato trovato anche altro materiale ritenuto d’interesse e che sarà oggetto di ulteriori approfondimenti investigativi.