nomine Rai

“Berlusconi avrebbe lasciato Giannini lì dov’era, a ‘Ballarò’. Berlusconi cacciava quelli che facevano molta audience, non quelli che ne facevano poca. Mandava via quelli che rompevano le scatole a Mediaset. Renzi è un’altra cosa, un’altra storia. Tutta questa vicenda, di Bianca Berlinguer, di Giannini, di Lillo e Greg (che tra parentesi Carlo Conti potrebbe anche aver fatto bene a pensare di mandar via), racconta la debolezza di Renzi. Questi non hanno capito una cosa fondamentale, non l’ha capita nemmeno Campo Dall’Orto, che pensa di essere in America, ed è una specie di alieno, di avulso dal sistema: in Rai nessun gesto è innocente, qualsiasi cosa fai, in quei corridoi, nelle stanze di Viale Mazzini, nelle cellette di Saxa Rubra, assume un senso politico. Perché in ogni anfratto della Rai c’è la politica e c’è il Parlamento”. Lo afferma il consigliere Rai Carlo Freccero in una intervista al Foglio nella quale non risparmia critiche a Renzi: “Poiché il renzismo comincia a franare, ecco che allora arriva il momento di urlare, di alzare il livello acustico, di maneggiare parole che stavano per spegnersi” e “poiché oggi la battaglia politica si fa con la propaganda, allora va da sé che anche le regole interne, il modo di pensare intorno alla Rai sia quello della propaganda. E Renzi non fa eccezione. Anzi, per Renzi la politica è solo propaganda”.

“Nel 1994 una delle mie prime iniziative da militante radicale fu la raccolta delle firme per un referendum sulla privatizzazione della Rai, promosso anche dalla Lega Nord, che vide la vittoria del si’ l’anno successivo. Da allora non ho mai cambiato idea. Ritengo vuote le polemiche che si susseguono quando i vertici di Viale Mazzini fanno delle nomine, in particolare sui Tg: o si affronta il tema alla radice e si propone la privatizzazione, in tutto o in parte, della Rai come via per togliere l’influenza politica, oppure assisteremo alle stesse polemiche anche in occasione delle prossime nomine, chiunque le faccia e qualunque sara’ la maggioranza di governo”. Lo ha detto a Radio Radicale il senatore e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova. “Altre strade efficaci non ce ne sono: finche’ viale Mazzini rimane un’azienda pubblica qualsiasi tipo di governance non riuscira’ a schermarla dalla politica; e dunque – ha concluso Della Vedova – le nomine effettuate dai vertici verranno sempre imputate, a torto o a ragione, a chi quei vertici li ha nominati”.

Massimiliano Cencelli, classe 1936, rimpiange il manuale che porta il suo nome riguardo alle recenti nomine dei direttori dei telegiornali Rai. Nella Dc dal 1954, scrisse appunti per la gestione spartitoria delle poltrone, che i giornalisti definirono con il termine “manuale” del potere. In una intervista a La Nazione afferma: “L’avessero adoperato. Qui hanno fatto una mera spartizione di potere”. Per Cencelli le nomine vanno tutte nella stessa direzione, mentre con il manuale Bianca Berlinguer sarebbe rimasta al Tg3.

Il premier ribadisce l’autonomia della Rai dalla politica, rivendicando la diversita’ del suo governo da quelli del passato. “Abbiamo scelto come governo un manager qualificato come Campo dall’ Orto, adesso tocca a lui e alla sua squadra. Il paradosso e’ che noi non mettiamo bocca nelle scelte e siamo giudicati responsabili per tutto cio’ che accade. Buffo, no?”. Cosi’ il presidente del Consiglio Matteo Renzi, nell’intervista a ‘la Repubblica’.