Papa

“Un accorato appello al Governo e a tutte le componenti della societa’ venezuelana” e’ stato pronunciato dal Papa in piazza San Pietro, “affinche’ venga evitata ogni ulteriore forma di violenza, siano rispettati i diritti umani e si cerchino soluzioni negoziate alla grave crisi umanitaria, sociale, politica ed economica che sta stremando la popolazione”.

Papa Francesco si appresta a lasciare l’Egitto al termine del 18esimo viaggio apostolico. Alle 16.45, presso l’Aeroporto Internazionale del Cairo, la cerimonia di congedo di papa Francesco dall’Egitto. Presenti il Presidente egiziano, Abdel Fattah al Sisi e un picchetto d’onore. Il Papa salirà a bordo di un A321 dell’Alitalia, che decollerà alle 17 per rientrare in Italia. L’atterraggio a Ciampino è previsto per le 20.30. In un telegramma ad al Sisi, Bergoglio esprime la sua gratitudine: “Lasciando l’Egitto vorrei esprimere la mia gratitudine a lei e a tutto l’amato popolo egiziano per la calorosa accoglienza e ospitalità. Assicurando le mie preghiere, invoco per la Nazione la benedizione divina per la pace e la gioia”.

Un viaggio importantissimo, dai molti significati, in un Paese chiave per i rapporti tra occidente e Islam. E’ il viaggio di Papa Francesco, al Cairo. Vedra’ Al Sisi e il grande Imam della moschea Al-Azhar, uno dei piu’ rilevanti centri religiosi del mondo sunnita. E poi incontrera’ il Papa dei copti Tawadros II, che ha sfiorato la morte la scorsa domenica delle palme, una giornata terribile in cui sono stati uccisi 45 cristiani copti. Un viaggio fortemente voluto da Francesco – che non ha voluto l’auto blindata – dal chiaro valore simbolico: per i rapporti tra cristiani e musulmani, tra oriente e occidente, per il ruolo di chi cerca di portare pace nel tormentato medio oriente. Se ne parlera’ oggi a “Radio Anch’io”, in onda alle 8.30 su Rai Radio1. Tra gli ospiti: Samir Kahlil Samir, gesuita islamista, insegna al pontificio istituto orientale di Roma; Izzedin Elzir, imam di Firenze e presidente Ucoii (Unione delle comunita’ islamiche d’Italia); prof. Massimo Campanini, orientalista e studioso di filosofia islamica; Alessandro Giuli, direttore di Tempi; Alessandro Barbero, storico medievalista, prof. Universita’ del Piemonte Orientale; Marina Calculli, ricercatrice, politologa, specialista di Medio Oriente. Giorgio Zanchini conduce Radio Anch’io, dal martedi’ al venerdi’ dalle 8:30 alle 10:00.

Una Pasqua complicata quella di quest’anno per molte famiglie italiane; l’annuncio sempre piu’ concreto della manovra, nell’alternativa tra tagli e tasse non riempie certo di speranza le famiglie. Per questo non stupiscono i toni accorati dell’omelia di Papa Francesco questa notte”. Lo dice la parlamentare Udc Paola Binetti. ” La famiglia che vogliamo porre ogni giorno al centro del nostro impegno, umano e politico, ha spesso i toni dolenti con cui l’ha descritta il Papa durante l’omelia della veglia pasquale. Le sue parole sono state piu’ o meno queste: il volto delle donne, di madri che piangono vedendo che la vita dei loro figli resta sepolta sotto il peso della corruzione che sottrae diritti e infrange tante aspirazioni; sotto l’egoismo quotidiano che crocifigge e seppellisce la speranza di molti; sotto la burocrazia paralizzante e sterile che non permette che le cose cambino. Le donne hanno spesso il volto di coloro che, camminando per la citta’, vedono crocifissa la dignita’. Se la via Crucis del venerdi’ santo e’ stata la via crucis delle donne, la veglia pasquale non lo e’ stato di meno. Corruzione, egoismo e una sterile burocrazia sono le tre piaghe della vita di molte famiglie che non ce la fanno a reagire alla crisi economica in cui sono piombate ormai da oltre 10 anni. Ma questo esige dalla politica una risposta forte, che non puo’ piu’ essere rimandata. E’ in gioco la dignita’ umana e il rischio che continui ad essere crocifissa in mille modi diversi.”

“Papa Francesco ha fatto un bellissimo discorso, nel novembre 2014, al Parlamento europeo a Strasburgo. E poi ancora lo scorso maggio, in Vaticano, ricevendo il Premio Carlo Magno. Nei suoi interventi traspare la costante ricerca di un profilo europeo rinnovato pur nella fedelta’ alle nostre radici; Bergoglio parla di Europa accostandole sempre il termine ‘speranza’. Il Papa richiama poi l’Ue a non lasciare indietro nessuno, ad aiutare gli ultimi e i poveri, ad accogliere i profughi, a sostenere la famiglia, a rispondere alle attese dei giovani. Sono richiami essenziali per la politica di questo nostro tempo”. Cosi’ Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, intervistato dal Sir in occasione delle celebrazioni per i 60 anni dei Trattati Cee-Euratom, riflette sulle sfide attuali, sui nazionalismi, sul rapporto tra cittadini e Unione, sui giovani.

“Qualcuno diceva che per fare la pace nel mondo mancano le orecchie, manca gente che sappia ascoltare, e poi dire, e di li’ viene il dialogo”. “Non si puo’ ascoltare parlando, eh? Bocca chiusa”. Ascoltando dialoghiamo e dialogando impariamo a non vedere l’altro come “una minaccia”. “Dialogare aiuta le persone a umanizzare i rapporti e a superare le incomprensioni. Se ci fosse piu’ dialogo, ma dialogo vero!, nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nella politica, si risolverebbero piu’ facilmente tante questioni”. E’ la sintesi, riportata dall’Ansa, dell’idea del Papa di una societa’ aperta e includente, capace di risolvere anche i conflitti senza accentuare le tensioni ma costruendo ponti. E chi meglio dei volontari di Telefono Amico Italia puo’ comprendere queste parole del Papa? Da 50 anni l’associazione – cui aderiscono circa 700 volontari in venti diversi centri sparsi sul territorio – offre un servizio di aiuto telefonico dalle 10 a mezzanotte di ogni giorno a quanti sono in difficolta’, soprattutto emotive. Oggi papa Francesco li ha ricevuti nella Sala Clementina del Palazzo apostolico in occasione di questo anniversario, e ha ricordato loro che “l’attitudine all’ascolto, di cui Dio e’ modello, ci sprona ad abbattere i muri delle incomprensioni, a creare ponti di comunicazione, superando l’isolamento e la chiusura nel proprio piccolo mondo”. Il Pontefice ha insistito sull’ascolto come antidoto a “un genere di vita poco umano”, di cui “le grandi citta’ sovraffollate sono l’emblema”, e al quale “gli individui si stanno abituando: indifferenza diffusa, comunicazione sempre piu’ virtuale e meno personale, carenza di valori saldi su cui fondare l’esistenza, cultura dell’avere e dell’apparire. In tale contesto, “il dialogo – ha ricordato papa Francesco – permette di conoscersi e di comprendere le reciproche esigenze. In primo luogo, esso manifesta un grande rispetto, perche’ pone le persone in atteggiamento di apertura reciproca, per recepire gli aspetti migliori dell’interlocutore. Inoltre, il dialogo e’ espressione di carita’, perche’, pur non ignorando le differenze, puo’ aiutare a ricercare e condividere percorsi in vista del bene comune. Attraverso il dialogo possiamo imparare a vedere l’altro non come una minaccia, ma come un dono di Dio, che ci interpella e ci chiede di essere riconosciuto”. “Nel suo saluto al Papa, il presidente di Telefono Amico, Dario Briccola, ha spiegato che pur essendo la associazione “aconfessionale”, voleva “rubare” a papa Francesco “la bella immagine – ha detto Briccola – che lei spesso attribuisce alla Chiesa, anche noi ci sentiamo un piccolo ospedale da campo che con mezzo semplice e immediato come il telefono si avvicina alle persone, la sua testimonianza di padre ci motiva e ci rassicura”. Tra i centri di Telefono Amico presenti alla udienza, Briccola ha citato quelli di Bassano del Grappa, Bergamo, Bolzano, Brescia, Busto Arsizio, Milano, Padova, Palermo, Parma, Prato, Roma, Sassari, Trento, Treviso, Udine, Venezia e Vicenza. I 50 anni, ha detto Briccola sono “opportunita’ per ripensare obiettivi e rimotivare l’azione dei nostri volontari verso la sensibilita’ originaria: ‘dare a chiunque si trovi in stato di crisi e di emergenza emotiva la possibilita’ in qualsiasi momento di ascolto e dialogo'”.

“Le migrazioni non sono un pericolo”. Con queste parole Papa Francesco ha voluto replicare oggi a quanti dicono di voler difendere “l’identita’ cristiana dell’Europa e hanno paura che se arriva gente di altra cultura perdiamo l’identita’ europea”. “L’Europa e’ stata fatta di invasioni, migrazioni ed e’ stata fatta artigianalmente, cosi’. Le migrazioni non sono un pericolo sono una sfida per crescere”, ha insistito Francesco che ha aggiunto: “e’ importante il problema dei migranti pensarlo bene oggi che c’e’ un fenomeno cosi’ forte: pensiamo ad Africa e Medio Oriente rispetto all’Europa. Dirlo non e’ far politica di parte: c’e’ la guerra e fuggono dalla guerra, c’e’ la fame e fuggono dalla fame. Ma quale sarebbe la soluzione ideale? Che non ci siano fame e guerra. Che ci sia la pace e che si facciano investimenti in quei posti perche’ si abbiano risorse per lavorare e guadagnarsi la vita. Ma attenzione: c’e’ una cultura che li fa soffrire, e’ il fatto di essere gente sfruttata. Noi in generale andiamo la’ per sfruttarli. Un premier africano mi ha detto l’anno scorso che il suo primo impegno e’ la riforestazione del paese perche’ le multinazionali erano andate li’ e sfruttato. Non sfruttare. Non facciamo i potenti che vanno a sfruttare. Hanno fame perche’ non hanno lavoro e non hanno lavoro perche’ siamo andati a sfruttarli”. Per questo partono, diventano migranti ma, ha continuato Francesco, “anche qui sono sfruttati dagli sfruttatori dei barconi, da quel che ha fatto del Mediterraneo un cimitero: il ‘mare nostrum’ oggi e’ un cimitero. Pensiamo a questo quando siamo da soli, come se fosse una preghiera”.

Il Papa ha registrato un videomessaggio per il Super Bowl, la finale del campionato Usa di football che si gioca oggi a Houston. “I grandi eventi sportivi come il Super Bowl sono altamente simbolici dimostrando che e’ possibile costruire una cultura di incontro e un mondo di pace – dice Francesco – Prendere parte ad attivita’ sportive ci fa andare oltre la nostra visione personale della vita – e in modo sano – ci fa imparare il significato del sacrificio, crescere nel rispetto e fedelta’ alle regole. Possa il Super Bowl di quest’anno essere un segno di pace, amicizia e solidarieta’ per il mondo. Grazie!”.

“Ci muoviamo nella cosiddetta “societa’ liquida”, senza punti fissi, scardinata, ‘sbullonata’, priva di riferimenti solidi e stabili; nella cultura dell’effimero, dell’usa e getta”. Papa Francesco ha voluto citare la definizione del filosofo e sociologo da poco scomparso, Zygmunt Bauman, nella messa in San Giovanni in Laterano per la conclusione del “Giubileo dei Domenicani”. Il papa nell’omelia ha spiegato che “la Parola di Dio oggi ci presenta due scenari umani opposti: da una parte il ‘carnevale’ della curiosita’ mondana, dall’altra la glorificazione del Padre mediante le opere buone. E la nostra vita si muove sempre tra questi due scenari”. Ma come avviene il passaggio dalla superficialità pseudo-festosa alla glorificazione? “Avviene – ha detto il Pontefice – grazie alle opere buone di coloro che, diventando discepoli di Gesù, sono diventati ‘sale’ e ‘luce'”.

Per il “processo di pace in Medio oriente” la “speranza che si possano riprendere i negoziati diretti tra le Parti per giungere alla fine della violenza che causa inaccettabili sofferenze alle popolazioni civili e ad una soluzione giusta e duratura”. Auspicio che, “con il sostegno della Comunità internazionale, si intraprendano misure che favoriscano la reciproca fiducia e contribuiscano a creare un clima che permetta di prendere decisioni coraggiose in favore della pace”. Li hanno espressi il Papa e Abu Mazen. Santità. Il Vaticano ha riconosciuto completamente la Palestina come stato indipendente, spero che altri stati prendano esempio dalla Santa Sede”. Così Abu Mazen dopo il suo incontro con Papa Bergoglio. Il presidente palestinese è a Roma per inaugurare l’ambasciata presso la Santa Sede.