Papa

“Cari fratelli e sorelle, buon anno! E l’anno sarà buono nella misura in cui ognuno di noi, con l’aiuto di Dio, cercherà di fare il bene giorno per giorno. Così si costruisce la pace, dicendo ”no” – con i fatti – all’odio e alla violenza e ”sì” alla fraternità e alla riconciliazione. 50 anni or sono, il beato Papa Paolo VI iniziò a celebrare in questa data la Giornata Mondiale della Pace, per rafforzare l’impegno comune di costruire un mondo pacifico e fraterno. Nel messaggio di quest’anno ho proposto di assumere la nonviolenza come stile per una politica di pace” Lo ha detto il Papa all’Angelus, celebrato di fronte a circa 50mila fedeli.

Papa Francesco ha ricordato i bambini emarginati nella messa della Notte di Natale. “Lasciamoci interpellare anche dai bambini che, oggi, non sono adagiati in una culla e accarezzati dall’affetto di una madre e di un padre, ma giacciono nelle squallide ‘mangiatoie di dignità’: nel rifugio sotterraneo per scampare ai bombardamenti, sul marciapiede di una grande città, sul fondo di un barcone sovraccarico di migranti – ha detto il Pontefice – Lasciamoci interpellare dai bambini che non vengono lasciati nascere, da quelli che piangono perché nessuno sazia la loro fame, da quelli che non tengono in mano giocattoli, ma armi”. Durante l’omelia Francesco ha anche detto: “Questa mondanità ci ha preso in ostaggio il Natale”.

Il denaro governa il mondo. E lo fa “con la frusta della paura, della disuguaglianza, della violenza economica, sociale, culturale e militare che genera sempre più violenza in una spirale discendente che sembra non finire mai. Quanto dolore, quanta paura!” Così Papa Francesco parlando ai movimenti popolari. “Cosa succede al mondo di oggi che, quando avviene la bancarotta di una banca, immediatamente appaiono somme scandalose per salvarla, ma quando avviene questa bancarotta dell’umanità (con le morti dei migranti ndr) non c’è quasi una millesima parte per salvare quei fratelli che soffrono tanto? E così il Mediterraneo è diventato un cimitero, e non solo il Mediterraneo… molti cimiteri vicino ai muri, muri macchiati di sangue innocente”.

“Lasciarsi misericordiare”. Lo ha detto Papa Francesco alla Chiesa del continente americano nel videomessaggio rivolto ai partecipanti alla celebrazione continentale del giubileo straordinario che si è aperto a Bogota, in Colombia. Francesco ricorda che la misericordia “genera il movimento che va dal cuore alle mani, il movimento di chi non ha paura di avvicinarsi, non ha paura di toccare, di accarezzare; e tutto cio’ senza scandalizzarsi ne’ condannare, senza escludere nessuno”. Il Papa nel messaggio descrive la cultura nella quale viviamo che lascia “lungo il cammino volti di anziani, di bambini, di minoranze etniche che sono viste come minacce”. Ma, aggiunge: “e’ proprio in questa societa’, in questa cultura che il Signore ci invia”. E lo fa “con un solo programma: usarci misericordia, renderci vicini a quelle migliaia di indifesi che camminano nella nostra amata terra americana”. Francesco in un tweet su @Pontifex si augura che “un impetuoso vento di santita’ percorra il giubileo straordinario della misericordia in tutte le Americhe”.

Giovani e religione: il rapporto tra gli under 30 e la fede è descritto in un articolo pubblicato da ‘Civilta’ Cattolica’ e rilanciato dall’Osservatore Romano. “Secondo l’Istituto Toniolo nel 2013 i giovani che si proclamano credenti nella religione cattolica sono il 55,9%, mentre si dichiara ateo il 15,2% dei giovani e agnostico il 7,8%”. Tra coloro che si dichiarano cattolici è un praticante settimanale solo il 21,1%. Il voto medio dato alla Chiesa, su una scala da 1 a 10, è di 4,0. Papa Francesco viene guardato dai giovani come modello di riferimento per una fede autentica e come figura in grado di spingere i cambiamenti nella Chiesa.

“Non devo catalogare gli altri per decidere chi è il mio prossimo e chi non lo è. Dipende da me essere o non essere prossimo della persona che incontro e che ha bisogno di aiuto, anche se è estranea o magari ostile”. Sono alcuni dei passaggi del messaggio di Papa Francesco lanciato oggi nell’Angelus partendo dalla parabola evangelica del “Buon Samaritano”. Francesco ha detto che “anche noi dobbiamo porci una domanda”. Dobbiamo chiederci: “Chi è il mio prossimo? Chi devo amare come me stesso? I miei parenti? I miei amici? I miei connazionali? Quelli della mia stessa religione?” E quindi riflettere sul prossimo. Perché un giorno il Signore potrà dirci: “Ti ricordi quella volta, sulla strada da Gerusalemme a Gerico? Quell’uomo mezzo morto ero io. Quel migrante che volevano cacciare via ero io. Quel nonno abbandonato ero io. Quel malato che nessuno andava a trovare in ospedale ero io”. Ha detto il Pontefice: “Alla fine saremo giudicati sulle opere di misericordia”.