Pd

Come puo’ un oscuro presidente di Provincia, in pochi anni, diventare Premier? E’ semplice se sei un fuoriclasse e Matteo Renzi lo e’. L’ex sindaco di Firenze ha scelto il Pd perche’ era il partito che gli consentiva una piu’ rapida ascesa al potere. ‘Renzi-House of Cards’ non ha alcun afflato di sinistra. Non gliene frega nulla. La sua cultura e il suo background sono quelli degli anni 80-90, del disimpegno e dell’edonismo reaganiano, del pragmatismo aziendale, della tv commerciale e della pubblicita’. Renzi ha capito che non era difficile sembrare ‘nuovi’ e ‘originali’ in una politica come quella italiana dove tutto e’ vecchio e stantio. Ha puntato tutto sulla narrazione e sulla comunicazione: positiva ed entusiasmante la prima, veloce e pervasiva la seconda. E’ entrato nel teatrino sempre uguale della politica italiana a gamba tesa, con guasconeria e coraggio. Non aveva nulla da perdere, ha vinto tutto. E vincera’ ancora. La sua azione di governo e’ improntata al decisionismo e all’interventismo in economia; al centralismo nella gestione del potere statuale, al compromesso e al trasformismo con gli alleati. La sua riforma costituzionale mira ad uno Stato leggero; e’ contro la politica finanziaria dell’austerity; e’ europeista sino a quando conviene esserlo. E’ a favore dell’impresa, contro i sindacati, i poteri intermedi e le forze sociali. Matteo Renzi e’ un uomo di centrodestra, alla guida di un partito, il Pd che, con lui ha portato a termine la sua mutazione genetica. Qualcuno informi gli elettori di sinistra che il Pd non rappresenta piu’ la sinistra e le sue istanze, e che il segretario Democratico nonche’ Premier, Renzi, alla vista di una bandiera rossa, diventa un toro. Scatenato.

Beppe Grillo prova a spegnere l’ennesimo fuoco scoppiato dopo la nomina del sindaco Raggi, in giunta, di Andrea Mazzillo (un ex Pd) come assessore al Bilancio. “Non sara’ mica un reato, – dice Grillo – anch’io ho avuto la tessera del Pd, non ve lo ricordate? La presi ad Arzachena…”. La giunta capitolina si riunira’ al completo, venerdì prossimo con i due nuovi assessori al Bilancio e Patrimonio, Andrea Mazzillo, e alle Partecipate, Massimo Colomban. Il primo impegno dell’esecutivo Raggi è chiudere sul bilancio previsionale. E sulle polemiche è intervenuto anche Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e componente del direttorio M5S:” Siccome adesso non si può più dire che non c’è una giunta a Roma, perché abbiamo riempito tutte le caselle, si inventa un’altra polemica”, ha dichiarato Di Maio, a margine dell’inaugurazione di una palestra a Mirandola (Modena). “Io penso – ha concluso – che adesso la giunta si debba mettere a lavorare per i romani”. E sul caso Pd, Giachetti, durante una iniziativa a Roma ha dichiarato che è caduto un altro tabù dopo le nomine di indagati in giunta: “cioe’ che le persone che hanno fatto attivita’ politica in altri partiti fossero ‘mostri’ da tenere lontani”. Ha affermato l’ex candidato a sindaco di Roma e consigliere comunale Pd: “ma ci sono persone che sono state candidate, o entrano a pieno titolo a svolgere ruoli fondamentali come quello dell’assessore al Bilancio. Ben venga, basta che da domani al primo grillino che dice qualcosa contro di noi su questo tema qualcuno dica di stare zitto”.

“Non c’e’ nessuna tensione. Domani ci sara’ la convergenza di tutta la maggioranza per presentare un testo comune che confermi l’impegno alla disponibilita’ ad un lavoro del Parlamento per modificare l’Italicum”. Cosi’ il capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato, al termine della riunione di maggioranza sulla legge elettorale. La riunione dopo un primo confronto questa sera, e’ stata aggiornata a domani. La discussione politica sulla riforma della legge elettorale, negli ultimi giorni, ha preso il posto di quella sul referendum. I partiti si muovono per cercare di preservarsi e di ritagliarsi almeno una possibilità per la loro presenza politica in Parlamento. I contorni della vicenda sono ancora poco chiari ma la trattativa sul testo di riforma é frenetica e non risparmia colpi e sorprese.

La spending review è “fallita”. Per trovare le risorse necessarie a finanziare le misure della legge di Stabilità occorre puntare sulla lotta all’evasione fiscale, con un occhio ai giganti del web che devono pagare le tasse. Così il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, in diretta ad Agorà, su Rai Tre. “Le risorse per la legge di bilancio si possono trovare soltanto in due modi: o tagliando la spesa pubblica, e la spending review è stato un vero fallimento di Gutlgeld, e aumentando la lotta all’evasione fiscale. Io – ha detto Boccia – ho condiviso la politica di riduzione delle imposte del Premier e continuerò a sostenerla ma se un pezzo di mondo continua a non pagare le tasse, come il mondo delle multinazionali digitali, poi non possiamo lavarci la coscienza pensando di recuperare in Europa un po’ di flessibilità e mettendo qualche bonus qua e là. Con i bonus – conclude il presidente della commissione Bilancio – non si va da nessuna parte. Servono misure strutturali, sia di riduzione delle imposte sul lavoro che di aumento delle pensioni minime”. Per quanto riguarda le misure per la crescita, Boccia è convinto che “se vogliamo dare una sterzata alle politiche economiche del nostro Paese, dobbiamo puntare tutto sulla riduzione delle imposte su lavoro e imprese e chiedere un sostegno a Bruxelles per un vero programma di investimenti pubblici che dovrebbero assestarsi intorno al 3,5%, mentre in Italia siamo fermi al 2%”.

“L’atteggiamento che hanno tenuto in questi mesi il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e l’assessore all’Ambiente, Paola Muraro, e’ inqualificabile: mentire ai cittadini e’ il peggior tradimento possibile perche’ rompe il legame di fiducia che lega elettori ed eletti. Il primo cittadino della Capitale era tenuto a riferire dell’iscrizione del registro degli indagati del suo assessore. Lo prevede un principio fondamentale per chi fa politica, quello dell’etica della responsabilita’. I 5 Stelle, invece, hanno voluto nascondere la testa sotto la sabbia, ma a giocare a fare gli struzzi prima o poi si cade in errore. E quando la verita’ viene a galla occorre prenderne atto e assumere un comportamento diverso”. Lo dice Salvatore Margiotta, senatore Pd.

Partito Democratico e Movimento 5 Stelle consolidano la loro posizione di schieramenti in testa alle preferenze degli italiani. Secondo un sondaggio Ixé, il partito guidato da Renzi ottiene il 32,6% delle preferenze mentre il M5S 30,3%. In moderato calo Lega Nord e Forza Italia. In lieve crescita Fratelli d’Italia, Rifondazione comunista e Area popolare. Sul versante degli indici di fiducia, per gli italiani è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il leader che ispira maggior fiducia con il 57%. Seguono il premier Renzi con il 32% e Luigi Di Maio (M5S) con il 28%.

La legge elettorale non c’entra nulla con la riforma costituzionale”. A ribadirlo ai microfoni di Radio24 e’ il capogruppo del PD alla Camera, Ettore Rosato, che continua: “E’ la politica che le mette assieme: un pezzo del nostro partito, legittimamente, per una battaglia anche interna, mette assieme le due cose, ma sulla modifica ipotetica della legge elettorale c’e’ la nostra disponibilita’, anche se le priorita’ degli italiani sono contenute maggiormente nella legge di stabilita’ piuttosto che in quella elettorale. Cambiare l’Italicum e’ possibile solo se serve a migliorarlo”. Infine, alla domanda se ci siano state pressioni da parte del Quirinale per stabilire la data del referendum tra il 20 e il 27 novembre in modo da fare approvare la legge di stabilita’ da almeno un ramo del Parlamento, Rosato ai microfoni di Radio 24 e’ stato categorico: “Il Quirinale non fa pressioni”.

Sulla Rai si stanno concentrando negli ultimi giorni le tensioni politiche, nella convinzione che il sistema radiotelevisivo pubblico sia determinante nelle dinamiche e nelle lotte partitiche. Il tema del referendum e quello del dibattito sulla riforma prima e ora quello dei compensi e delle nomine dei direttori dei Tg dimostrano la centralità del dossier Rai. “Le nomine ai Tg non sono materia per la politica. Una buona norma che ancora oggi in molti dimenticano, ripiombando cosi’ in un antico vizio. Piu’ che ai direttori, pensiamo al tetto sugli stipendi, ai dati dell’Osservatorio di Pavia sul pluralismo, e a valorizzare per le direzioni le tante risorse interne”. Lo dichiara la senatrice Francesca Puglisi della segreteria Pd.

“Nessuno vuole che Renzi lasci. Nessuno nel Pd vuole che lui se ne vada”. Ad affermarlo è Luigi Bersani. In un’intervista al quotidiano ‘Die Zeit’, l’ex segretario Pd affronta l’esito delle amministrative e i risultati raggiunti dall’esecutivo. “Il governo italiano – spiega – si sta indebolendo per diversi motivi: la maggioranza degli italiani soffre ancora la crisi economica e parte dell’elettorato di sinistra è deluso dal lavoro del governo. Ma non vedo il rischio che questo Governo possa essere instabile”. Per Bersani non si dovrebbe considerare “il referendum di ottobre ” come un “evento cosmico dal quale dipendono il destino del governo, del partito o del paese”. Secondo l’ex ministro, la decisione del premier Renzi di legare il destino del governo all’esito del referendum costituzionale d’autunno è “un grave, un gravissimo errore politico e penso che questo lo abbiano capito tutti”. Dice Bersani: ”Adesso si cerca a parole di sminuire e questo è un bene”.

Roberto Speranza fa sempre piu’ fatica, dopo la sconfitta del Pd di Renzi alle amministrative, a nascondere le proprie aspirazioni per la guida del partito. “Prima pensiamo al progetto. Quello che conta è un progetto alternativo, i nomi vengono dopo”. Così Roberto Speranza, leader di Sinistra riformista, alla domanda circa una sua candidatura per la minoranza Pd al prossimo congresso, nel corso dell’assemblea nazionale di SinistraDem che si tiene a Bologna. ”Dal premier ci aspettiamo che faccia una battaglia vera in queste ore, penso che il messaggio da lanciare oggi sia di grande sostegno. Questi prossimi giorni sono fondamentali per l’Europa e Renzi sappia che su questi temi ha il consenso vero di tutto il Pd:l’Italia può svolgere un ruolo fondamentale di spinta per un rilancio dell’iniziativa europea. Sono due i punti all’ordine del giorno per un rilancio della Ue:una maggiore unità politica e una inversione molto radicale della politica economica, provando a ripartire dalle esigenze degli strati sociali più deboli’