Pd

Non se ne puo’ piu’ delle geremiadi della minoranza del Partito Democratico. Fastidiose anche per chi non fa parte di quel partito. Una lagna. Non hanno ancora digerito la vittoria di Renzi, non riescono a spiegarsi come abbia potuto, un giovincello, scippargli legittimamente la poltrona. Si saranno distratti un attimo? Non credo. Matteo Renzi ha solo spalancato la finestra e fatto entrare aria fresca nelle stanze umide e perdenti del Nazareno ( sede nazionale del partito a Roma). Ed eccoli li’ a lamentarsi, i D’Alema, i Gotor, i Bersani, i Speranza, i Rosy Bindi e D’Attorre di turno. Utilizzano il NO al referendum per mandarlo a casa: della eventuale riforma non gliene importa un fico secco. E’ la loro occasione per prendersi una rivincita. L’unica che gli rimane. Il quesito referendario come un regolamento di conti interno. Muoia Sansone e tutti i renziani. Ma perche’ non prova – questa minoranza del Pd – a diventare maggioranza attraverso le regole previste dallo Statuto? Perche’ sanno di non avere piu’ chance: hanno fatto il loro tempo. Ma loro, imperterriti, minacciano una scissione, piangono, gridano alla dittatura! Qualcuno ricordi loro che il sacrosanto diritto di esistere di una minoranza non puo’ prevalere su quello, della maggioranza, di decidere. Non gli sta bene? Quella e’ la porta

“Non so davvero di cosa si stia parlando sulla Leopolda di ieri. Se c’e’ stato qualcuno isolato che ha gridato “fuori” e’ stato stoppato dallo stesso Renzi dal palco. A meno che non si voglia strumentalizzare, come accade in queste ore, qualcosa che non esiste”. Lo dice il sottosegretario alla presidenza del consiglio Luca Lotti. “Noi abbiamo lavorato per cercare unita’, come dimostra anche la vicenda della legge elettorale. Poi se qualcuno vuole fare oggi al Pd cio’ che D’Alema e Bertinotti fecero all’Ulivo se ne assumera’ la responsabilita’. Ma chi era alla Leopolda sa come sono andate le cose. E noi non cadremo nel tranello delle polemiche”.

Sale di un punto, in una settimana, la fiducia in Matteo Renzi (32%), e nel governo (30%). Lo dice l’Istituto Ixe’, che ha fatto un sondaggio illustrato oggi ad Agora’ (Raitre). Tra i leader politici, al comando c’e’ sempre il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ottiene piena fiducia dal 53% degli italiani. – FIDUCIA NEI LEADER: MATTARELLA 53% (+3%) RENZI 32% (+1%) MELONI 22% (+1%) GRILLO 21% (+1%) DI MAIO 18% (+1%) SALVINI 17% PARISI 13%  (-1%) BERLUSCONI 13% ALFANO 10% (+1%) ZANETTI 10% (+1%). Per quanto riguarda i partiti, il Pd in testa. Guadagna il Pd e perde (lievemente) il M5S nelle intenzioni di voto dell’Istituto Ixe’. Il partito guidato da Matteo Renzi, in una settimana, passa dal 33,1% al 33,4% (+0,3%), mentre il M5S scende dello 0,2%, fermandosi al 29,1%. La Lega Nord cala di mezzo punto (13,4%). Scende anche Forza Italia, che passa dal 9,6% al 9,5%. INTENZIONI DI VOTO 4 novembre: PD 33,4%, M5S 29,1%, LEGA 13,4%, FI 9,5%  SIN.IT. 3,7% , FDI 3,2% , AP(NCD+UDC) 2,4% VERDI 0,9% 1,0% -0,1% PRC 0,6%, SC 0,3%. Referendum,affluenza al 58%.”No” in vantaggio. Sale al 58% (+2%) l’ipotesi di affluenza alle urne, in vista del referendum costituzionale del 4 dicembre, mentre si riduce a un punto la forbice tra “Si'” e “No”, a vantaggio di chi e’ contro la riforma voluta dal governo (39% a 38%. Una settimana fa la situazione era 40% a 37% per il “No”). Gli elettori del Pd rimangono fortemente propensi a votare “Si'” (73%), quelli M5S e Lega Nord a votare “No” (69% e 60%). – ANDRA’ A VOTARE AL REFERENDUM COSTITUZIONALE? SI’ 58%, NO 30%, NON SA 12% COME VOTERA’ AL REFERENDUM COSTITUZIONALE? (tra chi andra’ a votare) SI’ 38%, NO 39%, NON SA 23% 23%

“Votare si per rendere la democrazia italiana piu’ forte. Basta guardarsi in giro nel mondo, in Europa, per vedere che le democrazie parlamentari, per come le abbiamo conosciute, vivono grandi difficolta’. E anche in Italia sono entrate in Parlamento forze che ora si sono divise. In Senato Fi si e’ sciolta in 4 gruppi. La Lega si e’ divisa, il movimento 5 stelle hanno perso grossi pezzi. Sono anni che cerchiamo di cambiare la Costituzione, sotto governi diversi, di destra e di centrosinistra. Con il Referendum, dopo il lavoro del Parlamento, i cittadini possono diventare ‘cittadini costituenti’. Questa e’ la posta in gioco: non la scelta si un colore politico ma la scelta di rafforzare la nostra democrazia oppure di lasciarla indebolire”. Cosi’ Luigi Zanda intervenendo ad un confronto sul referendum con l’ex presidente del Senato Renato Schifani organizzato dall’Universita’ Federico II di Napoli.

Oggi in Aula alla Camera approda il disegno di legge sulla riduzione degli stipendi ai parlamentari. Il testo taglia-stipendi è del Movimento 5Stelle, ed è stato inviato in Aula con un centinaio di emendamenti che fanno immaginare un rinvio in commissione Affari costituzionali. I pentastellati sostengono che, se passasse il testo, si risparmierebbero 61 milioni dalle indennità e 26 milioni dalle spese, ovvero più dei 58 milioni stimati dalla riforma di Renzi. Grillo ha convocato i militanti in piazza e nella tribuna di Montecitorio a sostegno del disegno di legge e anche lui sarà presente a Roma per spingere all’approvazione della norma. Intanto ieri il presidente del Consiglio e segretario del Pd, Matteo Renzi, ospite di Lucia Annunziata sui RaiTre, ha rilanciato una proposta. “Il Pd è favorevole a ridurre gli stipendi – ha detto – il problema è come. Perché ai parlamentari invece di dare l’indennità piena non la diamo in base alle persone?”. E ha continuato: “Di Maio ha il 37% di presenze e prende il doppio di me che non sono parlamentare: alla fine del mese gli si dia il 37% dello stipendio”.

“Non vedo prospettive di costruire altri partiti o partitini a sinistra. E’ tutto velleitario” e irrita “i militanti che non vogliono lotte interne”. Per l’ex segretario Ds Piero Fassino, “scissioni e nuovi partiti appartengono a un altro tempo della politica”. “Non mi rassegno – dice intervistato dal Messaggero – a una inevitabile rottura. E penso che da parte di tutti dev’esserci un sussulto di responsabilità”. Se vincesse il No al referendum, sottolinea, “andremmo alla paralisi. Implode il Pd e rischia di implodere il Paese”.

“Invito tutti i commentatori a levarsi dalla testa il tema della scissione. Nessuno mi buttera’ fuori dal mio partito, cioe’ da casa mia, ci puo’ riuscire solo la Pinotti schierando l’esercito”. Cosi’ Pier Luigi Bersani, interpellato in Transatlantico.  Questo il commento dell’ex segretario del Pd, il giorno dopo l’infuocata direzione del partito nel corso della quale sono state espresse le posizioni della minoranza. E’ stato annunciato il No al referendum, ma anche l’insoddisfazione per le aperture fatte da Matteo Renzi sulle modifiche alla legge elettorale. Le posizioni restano distanti e quasi tutti i commentatori politici hanno paventato il rischio, concreto, di una scissione del partito.

“Ieri ho ascoltato interventi molto appassionati e oggi leggo dei resoconti sui giornali parecchio piu’ drammatici”. Cosi’ il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda interviene a Radio Anch’io. Per il capogruppo dem, c’e’ stata “un’apertura da parte di Renzi molto consistente, ha colto il punto” debole per la minoranza “che non e’ la riforma bensi’ la legge elettorale e, sulla possibilita’ di modificarla, ha fatto un’apertura piena”. “Sulla legge elettorale del futuro Senato il segretario ha proposto di adottare come testo base la proposta della minoranza, il ddl Chiti – Fornaro. Sull’Italicum ha fatto aperture molto chiare sulla possibilita’ di discutere, e quindi di modificare il ballottaggio, il premio di maggioranza alla lista, le modalita’ di scelta dei candidati, se con preferenze o con collegio uninominale”, aggiunge Zanda. Spiega poi il capogruppo del Pd al Senato: “Il Partito democratico non ha in Parlamento una maggioranza sufficiente per apportare modifiche all’Italicum, ecco il perche’ della commissione incaricata di esplorare la possibilita’ di trovare punti di accordo con le altre forze politiche. Se non si hanno i numeri in parlamento, se non si ha il 51 per cento dei voti, il metodo non puo’ che essere questo”. Del resto, ricorda Zanda, “durante la segreteria Bersani, ho fatto gia’ parte di una commissione incaricata di esplorare le intenzioni e le possibilita’ di cambiare il Porcellum” presso gli altri gruppi parlamentari. “Con Violante e Migliavacca” – gli altri componenti della commissione indicata da Bersani – “lavorammo per piu’ di un anno ma senza arrivare ad alcun risultato”. “Il metodo – insiste Zanda – non puo’ che essere il confronto”. E aggiunge: “Quella della minoranza e’ una discussione molto politica. Fatico a capire cosa sia possibile dare in piu’ per riportare a un’unita’ reale il Partito democratico”. Alla domanda sull’eventualita’ di una scissione, il presidente dei senatori del Pd risponde: “La considero una follia politica assoluta, sarebbe un danno per l’Italia e per l’Europa”. Per le questioni epocali che il mondo attraversa “come la grave crisi economica o i flussi migratori” e per “il peso che l’Italia ha in Europa e nel mondo, abbiamo assoluta necessita’ di stabilita’. E la stabilita’ del Paese, in questo momento, la garantisce solo il Pd”.

Botta e risposta tra il premier Matteo Renzi e l’ex segretario Dem Pierluigi Bersani che, dalle pagine del ‘Corriere’, ha fatto sapere che la posizione della minoranza Dem resta sul no al referendum sulle riforme. Renzi, ospite dell”Arena’ di Massimo Giletti,  ha sottolineato: “rispetto le posizioni di tutti” ma ha anche evidenziato che ‘Bersani ha votato per tre volte la riforma’. Questa riforma  non l’ho scritta io da solo a Rignano sull’Arno, è stata due anni e quattro giorni in Parlamento. Bersani l’ha votata 3 volte, se cambia idea per il referendum ognuno si farà la sua opinione”. Il tutto alla vigilia della riunione della direzione Dem nella quale l’ex segretario dovrebbe annunciare il suo No al referendum. Durante la trasmissione Renzi ha anche distinto “Chi fa politica per cambiare il paese e chi solo per attaccare gli altri”. E ha aggiunto: “Quando uno vota per antipatia è un elemento che dimostra una scarsa visione del Paese”. Il premier parlando della riforma sottolinea che: “questo è l’inizio” di un percorso riformatore. “Dal primo giorno – ha detto Renzi – andai al Senato per dire che non sono qui a vivacchiare e tutti applaudirono Napolitano sull’esigenza delle riforme. Ora finalmente dopo 30 anni qualcuno ha fatto la riforma teorizzata da molti e votano i cittadini”. Così Matteo Renzi, all’Arena, sostenendo che “una persona che guarda l’Arena chiede meno costi, più concretezza e maggiore semplificazione”. “Molti – ha detto ancora – fanno scenari foschi io semplicemente dico che se vince il No non cambia niente, non dico che arriverà la peste, continueremo con gli stessi numeri e gli stessi costi”.

 

 

Mancano solo due mesi dal 4 dicembre, giornata di consultazione referendaria sulla riforma costituzionale. Nelle ultime settimane si é parlato molto del testa a testa tra il SI e il NO. Oggi il sondaggio Ipsos per il Corriere della Sera rivela che il NO sarebbe in testa di due punti, 52% ma é anche vero che un elettore su due non ha ancora deciso cosa fare. Gli schieramenti politici sono già molto netti, i partiti hanno già fatto le loro scelte, ma il quesito non rispetterà molto probabilmente le appartenenze politiche. Ci sarà un alta percentuale di voto libero. Da considerare inoltre il fatto che la personalizzazione che ne ha fatto il premier Renzi porterà inevitabilmente ad un voto che assume il significato di un no alla sua politica e alla sua azione di governo. Neanche il suo Pd voterà in blocco per il si’: secondo Ipsos, infatti, il 19% del Pd voterà no. Il NO fa registrare il suo picco nel centro-Sud e nelle Isole. Un dato non ignorato da Renzi che non a caso nelle ultime settimane ha concentrato la sua attenzione alle politiche del Sud e al suo rilancio.