Bersani, D’Alema and company: la cultura del piagnisteo della minoranza Pd

Non se ne puo’ piu’ delle geremiadi della minoranza del Partito Democratico. Fastidiose anche per chi non fa parte di quel partito. Una lagna. Non hanno ancora digerito la vittoria di Renzi, non riescono a spiegarsi come abbia potuto, un giovincello, scippargli legittimamente la poltrona. Si saranno distratti un attimo? Non credo. Matteo Renzi ha solo spalancato la finestra e fatto entrare aria fresca nelle stanze umide e perdenti del Nazareno ( sede nazionale del partito a Roma). Ed eccoli li’ a lamentarsi, i D’Alema, i Gotor, i Bersani, i Speranza, i Rosy Bindi e D’Attorre di turno. Utilizzano il NO al referendum per mandarlo a casa: della eventuale riforma non gliene importa un fico secco. E’ la loro occasione per prendersi una rivincita. L’unica che gli rimane. Il quesito referendario come un regolamento di conti interno. Muoia Sansone e tutti i renziani. Ma perche’ non prova – questa minoranza del Pd – a diventare maggioranza attraverso le regole previste dallo Statuto? Perche’ sanno di non avere piu’ chance: hanno fatto il loro tempo. Ma loro, imperterriti, minacciano una scissione, piangono, gridano alla dittatura! Qualcuno ricordi loro che il sacrosanto diritto di esistere di una minoranza non puo’ prevalere su quello, della maggioranza, di decidere. Non gli sta bene? Quella e’ la porta

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