Pd

Sono piu’ di uno i pretendenti alla guida del partito Democratico. Enrico Rossi e Michele Emiliano sicuramente. Lo hanno fatto intendere piu’ o meno velatamente nei mesi scorsi e ora vogliono approfittare di questo passo falso di Renzi. “Nessuno vuole andare al voto: Pd, Centrodestra e nemmeno M5S”. Lo dice ad Agorà su Rai3 il Governatore della Regione Puglia Michele Emiliano. “Renzi e’ andato a schiantarsi contro un muro a 300 all’ora, ma milioni di italiani hanno scelto di fermare il suo progetto”. Se Renzi vuole gestire la transizione al congresso, dopo le dimissioni da premier dovrebbe presentare anche quelle da segretario del Pd”.

E’ iniziata già ieri sera la ricerca del vero vincitore di questo referendum istituzionale. Il nome dell’unico perdente lo si conosce: Matteo Renzi. Diversi sono invece coloro i quali si attribuiscono la paternità della vittoria, considerata l’eterogeneità del fronte del NO. “Ha vinto Grillo. Berlusconi e Salvini sono solo dei comprimari”. Lo afferma il leader dei Moderati Giacomo Portas, eletto alla Camera nel Pd. “Se i leader di Fi e Lega pensano di aver vinto stanno freschi – continua Portas -. Se non altro il centro sinistra riparte da 13.500.000 voti”.

“Se c’è un limite che contesto a Renzi, al quale riconosco un talento naturale nella comunicazione politica, è l’essersi circondato spesso di sostenitori che si riconoscevano nelle tre scimmiette (non vedo, non sento, non parlo) o nella politica da maggiordomi. Ma come si fa a far politica confondendola con la pratica di servire il potere. Chi fa politica dice anche no al proprio capo quando sbaglia. I silenzi sentiti nel Pd su alcune vicende fanno male. Quella tarantina è solo l’ultima, ma la lista è lunga a partire da alcune riforme sbagliate come quelle connesse al mondo finanziario. Ma possibile che nemmeno di fronte al futuro dei nostri figli non si trovi la forza di dire a un leader che prende una decisione sbagliata, no, così non va. A fare celebrazioni siamo bravi tutti, a dire non sono d’accordo ci si ritrova in pochi. Io sarò sempre leale, come lo sono stato in questi tre anni di segreteria Renzi, ma mai prono a interessi che vanno contro i principi per cui mi batto nè contro la mia terra e il mio Paese”. Così Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera in un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno. Renzi “è un talento e ha impresso alcuni cambiamenti di rotta della politica italiana – ha proseguito Boccia – Ma la rottamazione è stato solo uno slogan contro le generazioni precedenti e non si è trasformato in pratica politica. La rottura giovani – vecchi è servita solo a scalare il Pd, ma nella società non si è vista per questo la maggior parte dei giovani ci vota contro. Oggi serve riordinare il Paese non rottamarlo. Renzi è arrivato al potere grazie a un Pd contendibile. Preservi questo valore unico nel panorama politico italiano. Da nessun’altra parte accade questo né nella Lega, né in Forza italia, né nel M5S. Lo dico senza polemica, è un dato oggettivo”.

 

Silvio Berlusconi non si fida dell’impegno di Renzi a modificare l’Italicum. Ha spiegato il perché a Bruno Vespa nella trasmissione Porta a Porta su RaiUno: “Se questo accadrà benissimo, ma oggi è soltanto una promessa e questo governo di promesse ne ha fatte tante e non le ha mantenute – ha detto l’ex cavaliere –  Magari l’intenzione c’è, ma poi possono succedere tante cose. Magari uno scioglimento delle camere, si andrebbe a votare con questa legge, e ci troveremmo dentro una dittatura, di Renzi e del Pd o di Grillo e del M5s”. L’ex presidente del Consiglio ha rilanciato la necessità del proporzionale: “Serve una legge proporzionale con sbarramento, per esempio al 5% per i partiti più piccoli”. Berlusconi dichiara di essere di nuovo alla ricerca di un successore dopo la ‘separazione’ da Stefano Parisi che ha scelto una strada diversa da quella immaginata per lui dal Cavaliere per rilanciare il centrodestra.  “Occorre che il centrodestra trovi qualcuno che contrasti Renzi”, ha ribadito.

Non ci saranno scissioni nel Pd con la vittoria del no al referendum, ma il partito “sara’ di nuovo contendibile”. E in quel caso “dovremo arrivarci con una forza organizzata, non in ordine sparso come le attuali minoranze”. È il monito di Massimo D’Alema, impegnato a Bologna per un’iniziativa in favore del no al referendum del prossimo 4 dicembre. D’Alema precisa pero’ di non avere intenzione di tornare ad assumere ruoli dirigenziali. Dopo il referendum “tornero’ ai miei studi – assicura – non ho una poltrona da difendere, l’ho gia’ lasciata, e non aspiro ad altre poltrone. Ma nessuno potra’ impedirmi di partecipare alla lotta politica”. E in questo senso, “sono contento di aver raccolto un grido di dolore” nel partito attraverso la mobilitazione per il no al referendum.

“Quella in cui stiamo vivendo e’ la societa’ della data economy, in cui il potere ce l’ha chi detiene i dati e le informazioni. Oggi i padroni delle informazioni non sono gli editori tradizionali ma gli aggregatori di notizie che non solo non pagano le tasse, come fanno normalmente i giornali tradizionali, oggi pesantemente in crisi, ma su quei dati e su quelle notizie fanno anche business e controllano il flusso di informazioni che arriva a ciascuno di noi”. Cosi’ Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, intervenendo al convegno ‘L’economia digitale puo’ creare occupazione?’ organizzato dall’Associazione Civita. “Non ci sono piu’ regole ed e’ dovere della politica farle e farle rispettare, rispettando i principi cardine di equita’, etica e ridistribuzione. Abbiamo raggiunto il livello di distorsione massimo del capitalismo moderno al tempo del digitale, se il fenomeno non si regola rischia di sfuggirci di mano, con conseguenze difficili da controllare”.

Si attesta al 61% (+3% in 7 giorni) l’attuale affluenza alle urne in vista del referendum costituzionale del 4 dicembre, mentre si allarga a 3 punti la forbice tra Si’ e No, a vantaggio di chi e’ contro la riforma voluta dal governo (40% a  37%). Una settimana fa la situazione era 39% a 38% per il No). E’ quanto emerge da un sondaggio dell’Istituto Ixe’, illustrato oggi  ad Agora’ (Raitre). Gli elettori del Pd rimangono fortemente propensi a votare si’ (71%), quelli M5S e Lega Nord a votare no (71% e 61%). Il Pd guadagna (+0,1%) e il M5S perde (-0,6%) nelle intenzioni di voto dell’Istituto Ixè, presentate oggi ad Agorà (Raitre). Il partito di Matteo Renzi, in una settimana, passa dal 33,4% al 33,5%, mentre il M5S passa dal 29,1% al 28,5%. La Lega Nord cala di mezzo punto (12,9%). Balzo di 1,3% Forza Italia, che sale dal 9,5% al 10,8%. Sale di un punto, in una settimana, la  fiducia sia in Matteo Renzi (33%) sia nel governo (31%). Lo dice l’Istituto Ixe’, che ha fatto un sondaggio illustrato oggi ad Agora’ (Raitre). Tra i leader politici, da segnalare il 21% di fiducia per Grillo e Meloni. Secondo un sondaggio Ixe’, andato in onda oggi ad Agora’ (Raitre), il 45% degli italiani e’ preoccupato dalla vittoria di Donald Trump alle elezioni americane. Il 47%, invece, non ha paura del nuovo presidente Usa. Lo scrive in una nota la redazione di Agora’.

 

Che succederà all’indomani del voto referendario? “Io voglio credere -ha risposto Pierluigi Bersani ai microfoni di Agorà – che anche quello che sto facendo io, che stanno facendo alcuni di noi, è per tenere agganciata al Pd una parte non irrilevante di un mondo del Pd e del centrosinistra che non è convinto”. “C’è una linea politica -ha aggiunto Bersani- C’è l’esigenza di essere un partito che assomiglia a un partito di centrosinistra”. Negli ultimi giorni Bersani ha protestato contro la presunta arroganza del segretario del Pd Matteo Renzi, accusato di gestire il partito con poca democrazia e di far valere il suo peso e i suoi numeri.

A meno di un mese dal voto referendario é guerra di sondaggi. I sostenitori del SI sanno, intuiscono di essere in svantaggio e cercano di recuperare. I sondaggi danno il ‘no in vantaggio di 3,5 punti percentuali. “Questo penso porti fortuna- risponde il ministro Maria Elena Boschi- perche’ alle europee del 2014 tutti davano primo partito il Movimento cinque stelle, e il Pd spacciato, e alla fine abbiamo preso il 41 per cento, il miglior risultato degli ultimi 50 anni”. Boschi aggiunge: “I sondaggi nell’ultimo periodo non sempre hanno indovinato. Io credo che il si’ vincera’ e noi siamo piu’ che contenti di affrontare le ultime settimane di campagna elettorale nonostante il pronostico dei sondaggisti”.

“Il Pd ormai è finito, tra Renzi e la minoranza le strade si dividono. E per il centro che vogliamo costruire si aprono praterie in una coalizione con il Pd”. Così il leader di Ala, Denis Verdini, in una intervista a La Stampa in cui si dice “convinto che il Sì alla fine vincerà. Gli italiani capiranno la portata di questa riforma”. La legge elettorale cambierebbe anche in caso di vittoria del Sì, “le modifiche sono praticamente già cosa fatta: via il ballottaggio e premio alla coalizione che supera una certa soglia” sottolinea Verdini osservando che l’accordo trovato all’interno del Pd e che ha segnato la ‘pace’ con Gianni Cuperlo della minoranza dem “non conta niente. Il Pd da solo non ha i numeri al Senato per cambiare l’Italicum e dunque Renzi deve trattare con noi e con Alfano”. L’Italicum, prosegue Verdini, “cambia perché sta cambiando lo scenario politico. Il Pd si sta spaccando. E per Renzi  è necessario mettere in piedi una coalizione con una forza di centro. Noi lavoriamo per questo. Ci sono praterie per una forza moderata alleata col Pd”. Che fine farà la minoranza Pd? “In ogni caso – risponde Verdini – anche se vincesse il No, non me li immagino correre alle prossime elezioni insieme a Renzi. Finiranno come Fassina, D’Attorre e Civati, ai margini della vita politica” perchè “la gente che ce l’ha con Renzi vota i grillini, mica loro. Per Bersani non ci sono spazi da riempire”.

VERDINI: MAI RILASCIATA INTERVISTA, NON PASCOLO IN CASA ALTRI

“In merito alla pseudointervista pubblicata oggi sul quotidiano ‘La Stampa’, intendo chiarire per l’ennesima volta di non aver mai rilasciato alcuna dichiarazione, tanto meno dunque interviste o colloqui con chicchessia. Nel corso di una cena di beneficenza ho avuto modo di chiacchierare con alcuni invitati che mi chiedevano dell’attuale situazione politica. Non so se fra essi ci fosse il giornalista de ‘La Stampa’, so per certo che, oltre a non essersi presentato come tale, costui ha compreso e riportato in maniera totalmente scorretta ed errata i miei ragionamenti. Ragionamenti che poi, tra l’altro, il quotidiano ha ulteriormente distorto con un titolo che non corrisponde affatto al mio pensiero. Chi mi conosce sa che non e’ mia abitudine rilasciare interviste o dichiarazioni di sorta, e quando lo faccio cio’ avviene in modo serio e approfondito, non di straforo. E soprattutto, come ho spesso avuto modo di ripetere, non vado a pascolare in casa altrui, parlando di partiti di cui non faccio parte”. Lo dice il senatore Denis Verdini, presidente di Alleanza liberalpopolare-autonomie.