Pd

“La scissione non c’è. Il Partito Democratico adesso è unito, è un vero partito, è uno dei pochi dove si discute. Bisogna stare uniti. Uniti siamo tutto, divisi siamo nulla. E solo così possiamo servire il Paese”. Lo ha detto Graziano Del Rio,ministro delle Infrastrutture e renziano, intervistato ieri dal Tg1. “Approfondiamo tutte le proposte, anche di Bersani, ma non parliamo di scissione”, ha aggiunto. Per il ministro il congresso “sarà una discussione serena tra diverse piattaforme programmatiche, aperta a tutti, come è abitudine del Partito Democratico”. Rispondendo sul Governo, Delrio ha detto che “il partito democratico non dà scadenze. Semplicemente vuole preparare una proposta forte, che consenta all’Italia di ritrovare un ruolo da protagonista in Europa, di creare lavoro, di creare prospettive di crescita e di benessere. Tutto il resto è nelle mani dei Parlamentari e del Governo”.

Il Pd dovrebbe indire “un congresso straordinario destinato a definire il Pd come forza di centro-sinistra. Un nodo che Renzi non ha sciolto, come del resto nessuno dei suoi avversari interni. Il solo fatto che qualcuno di loro parli di scissione ne sottolinea la debolezza strategica”. Invece “il dibattito interno al Pd è disordinato e surreale anche a causa di uno statuto, non pensato da Renzi, che fa troppa confusione fra congresso e primarie. L’esigenza di questo partito sarebbe quella di fare un dibattito vero”, “temo che stiamo andando verso un congresso con truppe cammellate e rissa finale”. Lo afferma in una intervista al Messaggero Emanuele Macaluso, decano della sinistra italiana. E aggiunge: “Andiamo verso una fase proporzionale. Dunque Renzi dovrebbe almeno fissare il Pd ad un programma chiaro di carattere popolare e di centro-sinistra. Magari dicendo qualcosa anche sulla proposta di alleanza formulata a sinistra da Giuliano Pisapia, persona che ha dimostrato di avere molte qualità come sindaco e come parlamentare. L’esigenza principale degli elettori italiani è quella di avere punti di riferimento chiari, senza confusioni fra destra e sinistra”. E questo non vale solo per il Pd: “Si fa fatica a capire cosa voglia il M55 e il centrodestra è molto diviso, a partire dall’Europa. Tutto questo favorisce la caduta verticale della cultura di massa degli italiani. Una volta i partiti servivano anche a questo. Nel vuoto di oggi sarebbe assai utile se uomini di cultura tornassero ad impegnarsi in politica”.

“Dobbiamo recuperare la fiducia di milioni di italiani che non hanno condiviso molte delle scelte fatte negli ultimi anni”. Lo ha detto Roberto Speranza, deputato e candidato alla segreteria del partito democratico durante l’evento di Firenze e dal titolo “Puo’ nascere un fiore. Di nuovo, la sinistra”, a cui partecipano anche i governatori di Toscana e Puglia, Enrico Rossi e Michele Emiliano, “Dal jobs act alla ‘buona scuola’, dalle politiche economiche e fiscali, alle riforme istituzionali, abbiamo sommato rotture a rotture e perso un pezzo del nostro popolo – ha continuato Speranza – Ora si tratta di capire, a partire dalla direzione di domani, se siamo in grado, tutti insieme, di rimettere il treno sui binari ed evitare che questo straordinario patrimonio di energie che e’ il Pd perda definitivamente la sua anima”. La Direzione nazionale del Partito democratico si riunirà lunedì 13 febbraio alle 14.30 presso il centro congressi ‘Roma Eventi’. I lavori si svolgeranno, come sempre, a porte chiuse e saranno trasmessi in diretta streaming sul sito del partito democratico.

“Siamo e restiamo garantisti fino all’ultimo grado di giudizio ma e’ francamente uno schiaffo all’etica politica che Claudia Mannino (nella foto), indagata dalla procura di Palermo nell’inchiesta sulle firme false, continui a ricoprire il ruolo di segretario di Presidenza della Camera”. Lo dice Alessia Morani del Pd. “Come fa una che e’ accusata di aver falsificato le liste elettorali e che si e’ rifiutata per giunta di sottoporsi alla perizia calligrafica, oltretutto avvalendosi della facolta’ di non rispondere davanti al magistrato, a continuare a occupare un posto che per sua stessa natura prevede la vigilanza sulle regolarita’ delle operazioni di voto in Aula?”, sostiene Morani. “Mannino faccia la cosa giusta e molli il malloppo, oltretutto la sospensione dell’onorevole siciliana dal Movimento e’ la solita presa in giro: perche’ resta al suo posto se non per continuare ad avvalersi dei moltissimi privilegi che sono dovuti a un segretario di Presidenza? E in nome di quale forza politica, visto che la sua appartenenza al M5S e’ congelata, continua a ricoprire quel ruolo? Pur di tenersi ben strette le poltrone e gli stipendi, la possibilita’ di mettersi in missione senza perdere la diaria e di avere un corposo staff, i grillini farebbero qualunque cosa.. .Sono la vera casta”, conclude Morani.

“Sono stato per sette anni segretario dei Ds, so cos’e’ il valore dell’unita’. Non ha senso fare una scissione, creare un partito della sinistra, che dovrebbe poi fare cosa? Certamente non potrebbe allearsi con il Pd che ha spaccato. Lo dico a D’Alema e alla minoranza dem”. Lo afferma Piero Fassino, ex sindaco di Torino, in un’intervista al quotidiano La Repubblica. L’ipotesi di un listone da Alfano a Pisapia e’ la strada maestra? “Non credo che la prospettiva sia il listone, a meno che rimanga il premio alla lista vincente. Ma se si va verso un sistema elettorale che sollecita le coalizioni, allora la coalizione e’ caratterizzata da una pluralita’ di liste. Il premio appunto potra’ andare alla coalizione”, sottolinea Fassino, che sul voto anticipato afferma: “Se guardiamo al calendario dei prossimi mesi, c’e’ una sequenza di scadenze impegnative, dal referendum sui voucher, alle amministrative, alla legge di stabilita’ alle elezioni regionali in Sicilia, al congresso del Pd. C’e’ da chiedersi se un’agenda cosi’ impegnativa non esponga in ogni caso il governo a un logoramento. Nel centrosinistra questa esperienza l’abbiamo vissuta con il governo Monti, nato per un atto di responsabilita’. Ma e’ stato un passaggio che ha reso poi difficile un vincitore certo alle elezioni del 2013. Per questo c’e’ da chiedersi se non sia preferibile anticipare il voto a giugno e poi affrontare quelle scadenze con un quadro politico definito”.

E’ nata a Roma l’associazione Democraticisocialisti. L’associazione ha come obiettivo la creazione di un’area politica interna ed esterna al Pd per sostenere la proposta della “Rivoluzione socialista” avanzata in questi mesi da Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana e candidato alla segreteria del Partito Democratico, in vista del prossimo congresso. L’assemblea ha visto la partecipazione di un centinaio di delegati provenienti da tutte le regioni del paese. Presidente di “Democraticisocialisti” e’ il giornalista Peppino Caldarola. Per il prossimo 28 gennaio, l’associazione promuovera’ a Roma un’assemblea nazionale per individuare idee per un Pd rinnovato con radici sociali e identita’ piu’ forti di quelle attuali. La proposta di Rossi riscontra, intanto, un interesse crescente. A testimoniarlo, si legge in una nota, un nuovo sondaggio che indica il presidente della Regione Toscana come la figura maggiormente in grado di rappresentare un’alternativa alla segreteria del Partito Democratico oggi in carica. “Dovremmo convocare il congresso, c’e’ bisogno di discutere” ha Rossi durante il suo intervento all’Assemblea Nazionale del Pd, nel corso del quale ha giudicato negativamente la relazione del segretario Matteo Renzi. “Non mi ha soddisfatto, non la condivido” ha spiegato Rossi: “Mi pare contenga un elemento di chiusura sul si’ che trovo pericoloso per le nostre prospettive”. Secondo il presidente della Toscana, dopo la vittoria del no, il Partito deve ripartire dall’apertura di un tavolo con le forze sociali e “li’ vada sminata la questione del Jobs Act”. Per Rossi, “Noi abbiamo bisogno di presentarci alla prossima campagna elettorale con un patto sociale per lo sviluppo del Paese e i protagonisti di un patto sociale sono le forze sociali”. “C’e’ bisogno – ha concluso – di un profilo politico-culturale diverso e piu’ netto ispirato agli ideali dell’umanesimo socialista e cristiano”.

“Il Pd dovrebbe dare un segnale di umilta’, di aver capito il voto del 4 dicembre”. Cosi’ ieri Roberto Speranza (Pd), ospite a ‘Otto e mezzo’ su La7. “Ma il messaggio di fondo del Pd agli italiani sembra essere ‘Avete sbagliato a votare, ora vi spieghiamo noi”, ha detto Speranza. Ed ha aggiunto: “Se Renzi pensa che questo 40% siano voti suoi fa un errore drammatico, ancora una volta dimostra arroganza e ci portera’ tutti a sbattere”. Ha continuato: “Io sto nel Pd ma non a tutti i costi, non se diventa il Pdr, Partito di Renzi”. E sul congresso del partito democratico: “Va fatto un confronto vero, non un votificio ma per ridefinire il ‘Chi siamo’ e ‘Dove andiamo’, perche’ noi nelle fabbriche non esistiamo piu’”.

“Sulla vicenda Muraro i conti non tornano, alla pari dei tempi. I vertici dei 5 stelle, a cominciare da Grillo e dalla Raggi, pur sapendo da luglio che l’assessore era indagata, l’hanno lasciata al suo posto. Perche’ una difesa all’apparenza? C’era qualche cosa di ancora piu’ grave su cui la Muraro doveva lavorare? Di certo non si trattava dell’interesse dei cittadini. I pompieri piromani a 5 stelle ci risparmino la buffonata del finto “Aventino” e rispondano della copertura politica e morale data alla Muraro”. E’ quanto afferma Ernesto Carbone, della segreteria nazionale del Pd.

“Il Pd non esce dallo schema con cui si è avviato alla sconfitta referendaria, un voto popolare che ha sonoramente bocciato le riforme proposte a colpi di maggioranza dalla stessa maggioranza che viene riproposta oggi, in un impianto politico e istituzionale cioè che si è dimostrato perdente nemmeno una settimana fa. “Il governo del sì” non ha e non può avere un profilo politicamente diverso e sarà un “governo ombra”, condizionato dall’ombra del segretario del Pd che rimane protagonista e che non lascia affatto la politica, come ‘minacciato’ più volte”. Così in una nota il deputato di Possibile Pippo Civati. “Come temevamo – ha aggiunto – non si esce dal dibattito tra le correnti del Pd e dall’argomento della stabilità, la loro. Ci auguriamo soltanto che Gentiloni consenta al Parlamento di trovare una soluzione parlamentare alla riforma della legge elettorale, dopo il disastro combinato dalla maggioranza nei primi 4 anni della legislatura”.

“Non e’ possibile ignorare il significato politico della vittoria del No in una consultazione popolare che Renzi ha voluto trasformare in un referendum sull’azione del Governo. Serve quindi un segnale chiaro di discontinuita’ sia nella compagine governativa sia nei programmi, rimettendo in discussione riforme come quella della scuola e del mercato del lavoro. Se il governo Gentiloni fosse percepito come una semplice fotocopia del governo Renzi, il Pd non solo dimostrerebbe di non aver capito il messaggio delle urne, ma si avvierebbe a una dura sconfitta alle prossime elezioni. Confidiamo che Gentiloni sappia cogliere questa assoluta esigenza di discontinuita’ nell’interesse del Paese e del PD”. Lo scrive in una nota il senatore della minoranza Pd, Federico Fornaro.