Pd

“Abbiamo avviato la fase congressuale, lo facciamo come unico partito che lo fa in modo trasparente, pubblico e quindi in diretta, contrariamente a qualcuno che vagheggiava la trasparenza e che dal 2014 non fa più neanche lo streaming”. Lo ha detto, a margine di una cerimonia di inaugurazione di un nuovo servizio nel porto di Trieste, la vicesegretaria nazionale del Pd Debora Serracchiani. “Credo – ha aggiunto – che l’attività e la fase congressuale sarà non solo necessaria al Partito Democratico per recuperare idee programmatiche e anche per rilanciare alcuni temi importanti dei governi ultimi che dobbiamo sicuramente riprendere e riadattare e sistemare, ma sarà anche l’occasione di un confronto e di una sintesi della linea politica”. Serracchiani inoltre si è dichiarata contenta che “sia rimasto Emiliano all’interno del partito, che si sia candidato. E’ una candidatura assolutamente valida come tutte le altre e auspico anzi che chi fino a ieri ha dichiarato che sarebbe stato fuori dal Pd magari ci ripensi e, con un gesto credo di grande solidarietà nei confronti della comunità che ha contribuito a costruire, torni dentro il Pd”.

 

“Penso a due parole che sarebbero davvero importanti: Democrazia e Lavoro. Il lavoro oggi che si traduce in una piattaforma digitale, in un algoritmo e’ una piattaforma di sofferenza, ma nel Pd se ne discute assai poco”. Ecco il nome che ha in testa Enrico Rossi, presidente della Toscana, per la nuova formazione a cui intende lavorare dopo l’addio al Partito Democratico. Pur prendendo le distanze dalle reazioni violente nelle manifestazioni di ieri a Roma, il governatore, ospite stamani ad Agora’ di Rai 3, ricorda che “il Paese ha problemi seri, dagli ambulanti che protestavano duramente, ai tassisti fino alla possibilita’ di licenziare per messaggino su whatsapp. Non usciamo per una questione di date, dunque- chiarisce-, ma perche’ le nostre idee di sinistra non sono piu’ riconoscibili dentro il Pd”. Rossi risponde anche ai moniti di Piero Fassino: “Ci sono milioni di elettori del Pd, ma esistono anche milioni che hanno lasciato il Pd- rileva-. Possiamo diventare per loro un punto di riferimento. Di conseguenza, non restringiamo il centrosinistra, ma anzi lo allarghiamo per far fronte ai rigurgiti di destra che sono una minaccia per la democrazia”. Col Partito democratico, Rossi parla di una “separazione consensuale; il centrosinistra puo’ allargarsi anche in termini di forza. Consentiteci di iniziare il nostro percorso con questo entusiasmo- sottolinea-, perche’ questo sia trasmesso a quei tanti cittadini che cominciano a guardarci”.

“Abbiamo indetto il congresso, secondo le regole dello Statuto. Si terra’ nei tempi previsti dallo Statuto. Chi ha idee si candidi. E vinca il migliore. Se qualcuno vuole lasciare la nostra comunità, questa scelta ci addolora, ma la nostra parola d’ordine rimane quella: venite, non andatevene. Tuttavia e’ bene essere chiari: non possiamo bloccare ancora la discussione del partito e soprattutto del Paese. E’ tempo di rimettersi in cammino. Tutti insieme, spero, ma in cammino. Non immobili. Il destino del PD e del Paese e’ piu’ importante del destino dei singoli leader.” Matteo Renzi – nella enews – lancia dunque la sfida per la leadership del partito. L’ormai ex segretario del Pd e’ determinato ad uscire dal girone delle polemiche e delle divisioni interne. E mentre gli organismi statutari decidono le regole del Congresso, annuncia di essere “in partenza per qualche giorno per gli Stati Uniti. Vi racconterò sul blog.matteorenzi.it il mio diario di bordo dalla California dove incontreremo alcune realta’ molto interessanti. Soprattutto nel campo del fotovoltaico, un settore dove si incrociano innovazione, sviluppo e ambiente. Priorita’: imparare da chi e’ più bravo come creare occupazione, lavoro, crescita nel mondo che cambia, nel mondo del digitale, nel mondo dell’innovazione”. Imparare all’estero in vista di un ritorno sulla scena politica e mediatica italiana. “Nei prossimi giorni – la chiosa di Renzi – con calma e minore intensita’ rispetto al passato, tornero’ anche a partecipare a trasmissioni televisive”.

 

Quella in atto nel Pd “e’ una scissione di ceto politico e non di fase politica. Le facce che stanno dietro a questa incomprensibile situazione sono le stesse da trenta anni”. Lo ha detto a Radioanch’io su Radiouno il governatore del Friuli Venezia Giulia Deborah Serracchiani, secondo la quale “c’e’ sempre possibilita’ di una sintesi tra incompatibilita’ politiche, piu’ difficile tra quelle personali”. Su Renzi, ha detto Serracchiani: “il segretario porta sempre delle responsabilita’ e credo che Matteo sappia che qualche responsabilita’ sia sua e che bisogna tentare fino all’ultimo”.

“Se ieri c’è stata la scissione del Pd? Stiamo aspettando le risposte di Renzi”. Così Francesco Boccia, deputato della minoranza Pd, oggi a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1: “Ieri non ci siamo ritrovati su temi rilevanti, come la scuola, il lavoro, l’Europa, le riforme. Anche uno come Orlando ha detto: facciamo una conferenza programmatica, votiamo su questi temi e capiamo qual è la posizione univoca del partito”. Quanto può durare la conferenza programmatica? “Anche un mese. Fai votare la nostra base su questi temi, ricompatti il partito sui grandi temi e consenti ai renziani ortodossi, poco inclini all’autonomia, di esser più liberi, perché il ‘capo’ non si potrà più arrabbiare se votassero contro il jobs act, ad esempio”. E le primarie? “A fine giugno o ai primi di luglio”. E se Renzi non fosse d’accordo né con la conferenza programmatica né con le primarie a giugno “allora ciò significa che questo non è più il Pd, e che la scissione l’ha fatta lui, Renzi”. E valuta l’intervento di Emiliano: “Ieri era un’assemblea di mediazione, Michele non poteva andare lì e ribadire la distanza con Renzi. Non bisogna mandare il cervello all’ammasso: tutti vogliamo salvare un progetto politico durato 20 anni. Solo che io ieri mi aspettavo un cenno o da Renzi o da Orfini, che purtroppo non è arrivato. Domani andremo alla direzione Pd e vedremo”. E se Renzi proseguirà andando avanti per la sua strada? “Ci guarderemo in faccia e decideremo il da farsi”. Entro domani sera, quindi, si saprà se avverrà la scissione? “Sì, almeno per quanto mi riguarda”. Sarà così anche per Emiliano, Speranza e gli altri? “Immagino di sì. Non penso che vogliano prendere una decisione prima di aver sentito come va a finire”. Poi Boccia ha lanciato un appello a Matteo Renzi: “Se non ha in simpatia Emiliano, Rossi e Speranza, potrebbero rispondere alla richiesta del ministro Orlando sulla conferenza programmatica?”. Quindi ha tacciato come “fantapolitica” la notizia d una cena tra Berlusconi ed Emiliano. In caso di scissione del Pd già si parla del nome del possibile nome per il nuovo partito: Nuova Sinistra: “Non mi piace, non porta bene e mi ricorda il Nuovo Centrodestra, che non ha portato bene”.

L’analisi di uno dei passaggi più drammatici della storia del Partito Democratico che domenica attende a Roma i 1000 e passa delegati dell’assemblea per dire l’ultima parola sui tempi del congresso, aprirà la puntata di “Tv7” in onda oggi alle 23.50, su Rai1. Sarà la domenica degli addii o alla fine prevarranno le ragioni dello stare insieme? E’ la domanda che ci si pone soprattutto guardando all’ultima direzione nazionale dem che si è svolta nei giorni scorsi.

Non ha mai fatto parte del Pd Achille Occhetto però “come italiano e come uomo di sinistra sono molto preoccupato dalle ipotesi di frantumazione, dal vedere più guastatori che costruttori”, “il mio non è un richiamo ipocrita all’unità per l’unità ma credo che questo sia il momento di includere”. Lo afferma in una intervista al Corriere della Sera l’ultimo segretario del Pci che ribadisce di essere “critico con Matteo Renzi ma nel Pd c’è un argine potenziale allo tsunami populista che non può essere distrutto dallo scontro tra un bullismo nuovista e un rancore guastatore”. Insomma, i “vanagloriosi si rendano conto della loro pochezza”. “Bisognerebbe partire da una critica alla perversa globalizzazione delle politiche neoliberiste e di austerità – sottolinea Occhetto -. Se non si sottrae questo tema alle politiche nazionaliste e populiste le partita è persa. Non si può rincorrere un mitico centro inesistente quando la politica mondiale si sta radicalizzando a destra”. Secondo Occhetto “c’è bisogno di un vero cambio di passo o la destra avanzerà”.

Vogliamo cercare di andare al di là delle convenzioni, gettando le maschere? La minoranza del Pd odia Renzi, lo considera un ‘diverso’, un uomo di potere che sta ultimando la mutazione del Pd: da partito di sinistra a partito di centro. La lotta é per la sua poltrona, l’ultima che gli é rimasta. Quella di Premier gliel’hanno tolta con la ‘scusa’ del referendum, sul quale l’ex sindaco ha puntato imprudentemente quasi tutte le sue fiches. Michele Emiliano, Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema, Roberto Speranza, Enrico Rossi, questo vogliono: uccidere Renzi politicamente una volta e per tutte. In che modo farlo? Detronizzandolo da segretario del partito Democratico. Per fare questo, tutte le occasioni sono buone: il Congresso, usato in tempo utile per non ritornare al voto, la legge elettorale e i suoi tentativi di riforma, in primis la soppressione dei capilista sui quali Renzi piazzerebbe i suoi fedelissimi. Renzi, da parte sua, con l’arroganza e l’ambizione che lo contraddistingue, non ha accettato di buon grado la defenestrazione, e cerca di recuperare. Il tempo é un suo nemico: se ne passa troppo ci si dimenticherà di lui e gli assetti di potere si consolideranno a prescindere dalla sua sfera di influenza; se ne passa troppo poco non avrà il tempo di riorganizzarsi, dentro il partito e fuori da esso. In questo contesto é chiaro che la minoranza del Pd di fare la minoranza non vuole più saperne: o si libera di Renzi o si scinde dal partito. Per andare dove? Non importa, ma una occasione simile non l’avranno più. O si liberano di Matteo o non se lo toglieranno più dai piedi per i prossimi anni. PS: la minoranza del Pd odia Renzi, il suo dinamismo, la sua velocità, il suo cinismo, il suo non essere di sinistra.

“Quella che viene chiamata ‘la scissione’ e’ in realta’ il suo contrario. Vedere cioe’ se e’ possibile un processo costituente a partire dalla constatazione oggettiva che gli strumenti in campo non sono utili a questo”. Lo ha detto Massimo D’Alema durante un’iniziativa pubblica di Italianieuropei. Serve “un processo costituente e lo si avvia come in Europa con una coalizione di volenterosi, con un carattere aperto, perche’ i partiti sono diventati tutti delle macchine asfittiche”, ha detto D’Alema, ricordando che i Ds “avevano 650 mila iscritti. Poi ci siamo uniti per fare un partito piu’ grande e ora sono 180mila. Qualcosa non ha funzionato”. Ha aggiunto l’ex premier: “Bisogna avere il coraggio di rimettersi in cammino. Questo e’ il tema vero. Perche’ se si ha il coraggio di farlo, in questo paese c’e’ la capacita’ di reagire”.

“Penso che in queste ore si stia rischiando di consumare una crisi politica terribile all’interno del Partito Democratico, con una scissione che sarebbe un dramma non solo per me personalmente ma per il Paese”. Così il senatore del Pd Nicola Latorre a L’Aria che tira, su La7. “Solo oggi – aggiunge – capisco il sentimento e lo stato d’animo di chi piangeva sia tra quelli che restavano e sia tra quelli che andavano via dal partito, quando avvenne la svolta della Bolognina del 1989. All’epoca ero un giovane militante che non proveniva dalla tradizione comunista che si andava superando, e non riuscivo a comprendere quelle lacrime. Oggi le capisco. Continuo a pensare che il Partito Democratico e il suo progetto politico così grande e plurale come lo abbiamo immaginato, resti l’unica forza in grado di guidare l’Italia e arginare il populismo. Ancora di più oggi con uno scenario interno e internazionale cambiato radicalmente anche rispetto a quando Renzi è sceso in campo conquistando grandi consensi”. “I mille giorni di Governo hanno un saldo positivo ma guai a non tenere conto del cambiamento di fase in atto. Per questo – conclude Latorre – il tema non è la data del congresso sulla quale ci si può accordare ma le piattaforme programmatiche che in esso si confronteranno e contestualmente la consapevolezza che stiamo governando l’Italia”.