Pd

“Io avevo capito che il Pd stava cadendo in un sistema di potere e mi sono candidato anche per contrastare questo modello di partito, da cui ho preso le distanze gia’ dai tempi dell’Ilva e del Tap. C’e’ stata una grande opacita’ che, anche se fosse chiarita, mostrerebbe comunque una rilassatezza su aspetti importanti. Il Pd deve tornare a essere un partito di onesta’ e trasparenza. La politica arbitra, non gioca”. Cosi’, sul Corriere della Sera, il governatore della Puglia e candidato alla segreteria del Pd, Michele Emiliano, sulla vicenda Consip, per il quale “il Pd ha vissuto una deriva. Ha abbandonato i deboli, ma anche tanti imprenditori. Il Pd di Renzi ti lascia solo quando sei debole e ti cerca quando sei forte”. Sulla mozione di sfiducia al ministro Lotti, dice: “Se fossi in Parlamento il Pd non si farebbe portare a rimorchio della mozione di sfiducia, ma interverrebbe a tutela di se stesso, del Paese e del governo. Non ci si deve preoccupare tanto di Lotti, quanto di Gentiloni. Chi e’ coinvolto direttamente deve essere piu’ generoso verso il partito che verso se stesso”. Per Emiliano non c’e’ la necessita’ di rinviare le primarie e osserva: “temo che il rinvio del congresso sarebbe la fine del Pd, perche’ dovremmo ammettere la crisi politica e morale del partito. Se anche uno o piu’ candidati fossero in difficolta’, il congresso non si puo’ bloccare. Anche perche’ il Pd non e’ un partito personale. Dobbiamo tirare fuori il congresso dalle indagini”.

“Bisogna andare oltre le divisioni che ci sono state. Le differenze sono una grande ricchezza, ma le divisioni sono una grande sconfitta. L’obiettivo e’ quello di creare un programma che possa unire un nuovo centrosinistra”. Cosi’ Giuliano Pisapia a Torino all’incontro ‘E’ ora di futuro. Facciamoci riconquistare dalla buona politica’. Pisapia ha sostenuto la necessita’ di “una nuova modalita’ di fare politica, capace di raccogliere le richieste che vengono dal basso, perche’ il popolo del centrosinistra vuole l’unita’”.”L’importante e’ la capacita’ di lavorare insieme passando dall’io al noi. Questa e’ la necessaria discontinuita’ con cio’ che e’ successo in questi anni”, ha aggiunto Pisapia che si e’ detto “indisponibile a mediare sui temi del centrodestra, su quelle parti di programma portato avanti dal precedente governo, che riprendeva alcuni degli obiettivi che erano di Forza Italia”.

“Al congresso nazionale del Partito Democratico l’area socialista del Pd sosterra’ la candidatura di Andrea Orlando, cosi’ come approvato dal Coordinamento nazionale dei Socialdem”, è scritto in una nota. “La figura di Andrea Orlando e’ cio’ che serve oggi alla guida del Partito Democratico. Orlando e’ sicuramente tra i candidati quello piu’ capace di unire le varie anime presenti nel Pd – sostiene il Coordinamento – La linea politica che e’ emersa in questi primi giorni di campagna congressuale fortemente rivolta al tema del sociale, dei diritti, del lavoro verso chi oggi e’ meno tutelato come ad esempio i giovani professionisti, insieme a una grande attenzione per la struttura partito da riorganizzare a livello nazionale e nei territori, oltre che chiari riferimenti al socialismo europeo e ai valori socialdemocratici, ci hanno pienamente convinti. Sia i parlamentari Socialdem Marco Di Lello e Giuseppe Lauricella, sia i dirigenti di ogni livello territoriale lavoreranno ad ogni livello territoriale per contribuire alla campagna congressuale di Orlando.”

”Ci sono dei momenti in cui ti scorrono davanti delle immagini, dei frammenti della tua vita. Questo, per me, è uno di quei momenti. Sono assalito da mille pensieri e rivedo, come in un film, tutta la mia storia politica vissuta nel partito in cui ho militato fino a ieri. Il partito mi ha consentito di vivere momenti belli, meno belli, di prendere decisioni importanti per le comunità. Il partito mi ha formato, ha profondamente inciso nella mia vita, non solo politica. Faccio parte di quella generazione che ha avuto l’opportunità di formarsi attraverso il partito. Ho fatto la classica trafila, le tappe amministrative, la segreteria nazionale, il parlamento. Il partito mi ha insegnato ad ascoltare e a resistere. Mi ha dato grandi soddisfazioni, mi ha recuperato quando ho perso, mi ha insegnato a comprendere meglio le idee e i comportamenti delle persone”. Lo sottolinea Davide Zoggia che spiega così le ragioni del suo ingresso nel Movimento Democratici e Progressisti. “Molti in questi giorni mi hanno chiesto perché non abbiamo provato a lottare dentro il Pd, per cambiare le cose, per rimotivare molti elettori delusi. A questi amici rispondo che noi abbiamo combattuto strenuamente in questi anni contro la deriva del Pd. Molti di noi (me compreso) non hanno votato il job-act, la buona scuola, la legge elettorale (Italicum), non hanno votato a favore della riforma costituzionale nel referendum confermativo – ricorda – Niente, Renzi e la sua maggioranza sono andati avanti senza la minima esitazione. Non si sono accorti del grido di dolore che proveniva da gran parte dell’elettorato di centrosinistra”. “Ci si nasconde dicendo: ma abbiamo la maggioranza! Abbiamo deciso in direzione con una maggioranza schiacciante! Insomma un partito governato con il metodo del centralismo democratico pur non essendo ormai più un partito – stigmatizza – Discussioni assenti, asfittiche, circoli aperti grazie alla buona volontà e all’impegno di bravi militanti. Per il resto deserto. Sconnessione con la vita reale. Il Pd e’ snaturato, io credo in maniera irrimediabile”.

“Io vedo una scissione di gruppi dirigenti, non un esodo di militanti. La vera ragione della scissione e’ l’antipatia nei confronti di Renzi, anche se mi sembra un po’ poco”. Lo ha affermato il presidente e reggente del Partito democratico, Matteo Orfini, a “CorriereTv”. E su Michele Emiliano ha aggiunto: “Il fatto che possa tornare a fare il magistrato dopo essersi occupato di politica, facendo anche il presidente di Regione, lo trovo allarmante. No alle porte girevoli tra politica e magistratura”.

“La scissione indebolisce oggettivamente il governo. Non tanto per i voti di fiducia: penso che gli scissionisti la voteranno. Pero’ accentueranno le prese di distanza su provvedimenti ed emendamenti per marcare la propria identita’. E crescera’ di conseguenza la possibilita’ di incidenti parlamentari”. Cosi’ il presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda, in un’intervista al Messaggero. “Vedo il pericolo dell’incidente parlamentare. Non basta auto-proclamarsi forza di governo. Bisogna esserlo nella realta’”, afferma Zanda, secondo cui “dipende moltissimo dalle forze parlamentari. Abbiamo davanti un programma ancora ambizioso e la coesione sara’ essenziale. Questa legislatura puo’ essere la piu’ importante, dal Dopoguerra ad oggi, in materia di normativa a carattere sociale”. Sulle colpe della scissione, “per come concepisco la politica, la responsabilita’ e’ sempre di chi se ne va via. Soprattutto se lo fa in modo organizzato: un conto e’ uscire da un partito, un altro e’ uscirne e formare subito un altro soggetto politico, affollando un’area dove gia’ sono presenti quattro partiti di sinistra come giustamente ha osservato Veltroni”, dichiara Zanda. Quanto alla possibilita’ di alleanze, “e’ difficile immaginare che si possa uscire da un partito per poi cercare di allearsi con esso”.

“Il progetto era costruire una nuova cultura politica, non siamo riusciti a farlo. Il problema non è che i dirigenti litigano, hanno sempre litigato e continueranno a farlo, ma come non vedere il disagio di questo problema che non abbiamo risolto”. Lo ha detto Vasco Errani, intervenendo a Ravenna. “Vogliamo parlare di cosa è il partito sul territorio – ha aggiunto – con problema delle tessere o del bilancio?”.

“Il Pd dovrebbe scegliere un leader che non ha fatto parte di un governo con Alfano e Renzi. Stimo Orlando ma era nel governo che ha fatto scelte discutibili e sbagliate anche se crede in cio’ che dice”. Lo ha detto Massimo D’Alema in un convegno a Brescia. “Le primarie con i gazebo – ha aggiunto – sono un sistema plebiscitario e manipolato, non hanno nulla a che vedere con la democrazia e la politica”.

“Domani, sabato 25 febbraio, alle 10.30 ci vediamo alla Citta’ dell’altra economia, nel quartiere Testaccio di Roma per un nuovo inizio”. Lo scrive su Facebook Roberto Speranza. Inizia cosi un nuovo corso per quella parte di Pd che ha deciso di prendere le distanze da Renzi e dalla sua linea politica.

“Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema dicono che, se Renzi viene rimosso, il centrosinistra tornera’ unito. Ma le scissioni si dovrebbero fare su un progetto politico, non su un nome”. E’ il pu8nto di vista di Luciano Violante, intervistato dal Corriere della Sera. “Non ho mai visto – afferma – una strategia politica alternativa, mi sembra che abbia dominato il no. Comunque adesso il danno e’ fatto e si tratta di capire come gestirlo”. Per Violante anche a l’ex segretario del Pd ha una responsabilita’: “non si e’ occupato del partito e ha spesso tenuto un atteggiamento sprezzante verso la minoranza, poco interessato alla discussione”. Aggiunge l’ex presidente della Camera: “mi sembra sia mancato il ‘collettivo'”, ma dall’altra parte “la battaglia” e’ stata “sul segretario”. E continua, riferendosi al ministro della Giustizia: “Credo che posizioni come quella di Andrea Orlando aiuterebbero a dare un carattere pluralista al partito e a consolidare una fiducia nei valori dell’uguaglianza e del merito”. Secondo Violante, la visione “socialdemocratica” del ministro della Giustizia risponde “di piu’ alle attuali esigenze della societa’ italiana. Soprattutto se affiancato da una candidatura femminile”.