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Con il rinnovo della concessione Rai il governo fissa gli obiettivi all’interno dei quali l’azienda deve predisporre un piano industriale ed editoriale che preveda efficientamento dei costi, valorizzazione delle risorse interne e rimodulazione dei canali non generalisti. E’quanto ha illustrato il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giuacomelli, ai parlamentari in audizione in commissione di Vigilanza Rai. “Io avrei qualche timore a coinvolgere la politica nella discussione su quante reti e canali la Rai debba avere e su quale tipo di mission spetti all’una o all’altra. Il nostro compito e’ fissare gli obiettivi, poi tocca a chi ha la responsabilita’ predisporre uno strumento editoriale e industriale per realizzarli”, ha detto Giacomelli. La concessione Rai giunge alla fine di un percorso iniziato a marzo 2015, che inglobava riforma della governance, canone in bolletta e nuova concessione. In tema di compensi agli artisti, il sottosegretario ha definito “impropria e sbagliata” la scelta del cda della Rai di estendere agli artisti il tetto agli stipendi di 240mila euro così come per i dipendenti . Per Giacomelli,riguardo ai costi e ai risparmi, “deve essere valutato il computo per risultato, non hanno alcun significato le singole voci”.

Accontentato per il momento i sindacati con l’accordo in extremis sullo slittamento del rinnovo del contratto, i vertici di Alitalia stanno stringendo sul piano industriale per la compagnia. Il piano, come ribadito dall’ad Cramer Ball a meta’ febbraio, e’ atteso entro la fine del mese: i primi giorni della settimana saranno quindi dedicati alla condivisione tra i soci di tutti i punti prima dell’ufficializzazione, mentre non e’ ancora stata convocata una riunione del cda. Timing non ancora definito ma una manciata di ore quelle che restano comunque per delineare i dettagli del nuovo, ennesimo, salvataggio di Alitalia. Secondo quanto si apprende, un maggiore taglio dei costi che potrebbe far salire di parecchio la cifra di 200 milioni l’anno previsti a regime, costituirebbe una delle parole chiave della revisione del piano che viene seguita passo passo dagli advisor industriali e finanziari Roland Berger e Kpmg. Una riduzione della spesa che non potrebbe superare i 160 milioni previsti per quest’anno, ma che potrebbe superare a regime i 250 ed anche oltre. Una cifra ancora maggiore infatti sarebbe auspicata dai soci bancari che preferiscono la strada di minori spese sicure, anche se non facili da mettere a punto, rispetto ad un aumento dei ricavi su cui gravano variabili e incertezze. Sui contenuti per il resto si ribadisce quanto gia’ annunciato: la rinegoziazione della joint venture transatlantica, che regola rapporti tra Usa, Italia, Canada e Messico con l’analisi dei singoli scenari a seconda dell’andamento dei negoziati; due diversi modelli di business, uno per il lungo raggio ed uno con una formula ‘ibrida’ sul breve e medio raggio, per essere “competitivi con le low cost senza diventare una low cost” ed un netto aumento dei ricavi di tutto il capitolo delle vendite a bordo che per Alitalia sono intorno ai 6 euro a passeggero e che si punta a raddoppiare. Nulla di nuovo per ora sul tema delle alleanze ed in particolare quella con Lufthansa che non va aldila’ delle intese commerciali. Certo e’ che per Ball e la sua squadra i margini di errore questa volta sono praticamente impossibili. Dopo la ricapitalizzazione di dicembre scorso, a fine marzo i soci potrebbero essere chiamati ad immettere nuova liquidita’ nelle casse della compagnia e fortissima attesa c’e’ anche da parte del governo che molto si sta spendendo sulla vicenda (e fonti di Alitalia compagnia esprimono grande apprezzamento per l’attenzione dell’Esecutivo), e dei sindacati. Il nodo occupazionale infatti resta caldissimo con esuberi tra i 1.600 ed i 2.000. dipendenti, senza contare gli effetti sull’indotto. “Bene sul contratto ma ora serve il piano perche’ quale sia il destino di Alitalia e’ ancora tutt’altro che chiaro e ci piacerebbe anche capire se questo governo ha una politica dei trasporti”, dice infatti Susanna Camusso. La leader della Cgil rispondendo ad una domanda su un ipotetico intervento pubblico sostiene: “non lo escludo ma vorrei capire perche’ non si puo’ fare nulla per Alitalia perche’ e’ aiuto di stato e si puo’ invece finanziare le compagnie low cost nei piccoli aeroporti”.