Presidenziali Usa

Hillary Clinton ha cancellato dalla sua agenda il viaggio in programma oggi e domani nella costa occidentale degli Stati Uniti, in seguito al malore accusato durante la cerimonia a Ground Zero nel 15/o anniversario degli attentati alle Twin Towers, malore causato da una polmonite secondo quanto dichiarato da Lisa Bardack, medico curante della candidata democratica alla Casa Bianca. Hillary Clinton doveva volare oggi in California per due giorni dedicati alla raccolta di fondi per la sua campagna elettorale e per un’apparizione nel talk-show televisivo condotto da Ellen DeGeneres.

I populisti di destra come Donald Trump sono “tossici” per l’economia e la politica. E’ il duro giudizio del ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, che in un convegno con un gruppo di imprenditori è tornato a criticare il candidato repubblicano alla Casa Bianca. “Ci sono persone che hanno sempre pronta una risposta semplice per i problemi di un mondo sempre più complesso e compatto, ha detto il capo della diplomazia tedesca in riferimento a Trump e ai populisti europei. Queste persone, ha aggiunto, “agiscono in base al motto: l’isolamento è la soluzione migliore”. Ma la resistenza dei populisti ad un mondo più aperto, ha proseguito, “è tossica per la politica ed è tossica per l’economia, che dipende dall’apertura e dalla capacità di creare connessioni”.

Più della metà dei cittadini americani pensano di votare per Hillary Clinton alle prossime elezioni di novembre. Per la prima volta la candidata democratica ha superato questa soglia secondo un ultimo sondaggio condotto dalla Quinnipiac University. Clinton arriva a toccare il 51% dei consensi contro il 41% del suo avversario, il repubblicano Donald Trump. Se all’interno delle scelte viene inserito anche il candidato del partito libertario, Gary Johnson, e quello dei verdi, Jill Stein, le preferenze per la politica democratica scendono al 45%, contro il 38% di Trump. Johnson riesce a raggiungere il 10% mentre Stein si ferma al 4%. La cattiva performance di Trump è legata alla serie di gaffe messe in fila nelle ultime settimane: dopo aver raccolto un grande numero di voti con uscite imbarazzanti e al limite della correttezza adesso i cittadini americani si interrogano sulle sue reali capacità di guida del Paese. A tenere a freno Clinton invece continua a essere lo scandalo delle mail che nei prossimi mesi potrebbe rallentare ancora una volta la sua corsa verso la presidenza. E ancora a preoccupare ci sono i rapporti poco chiari tra la politica e la sua Fondazione quando è stata segretario di Stato.

Hillary Clinton è ancora alle prese con la vicenda “emailgate”. Un giudice federale statunitense ha ordinato al Dipartimento di Stato americano di pubblicare altre 15 mila email che l’Fbi ha raccolto nel corso della sua indagine sull’ex segretario di Stato. La vicenda è nota come “emailgate”, ovvero il fatto che un segretario di Stato, in questo caso la candidata alla presidenza della Casa Bianca per i democratici, ha usato un server privato per inviare posta elettronica anche per la corrispondenza professionale. Il Dipartimento sta esaminando le email per verificare che non contengano informazioni sensibili o private. Secondo il New York Times, le email di lavoro dovranno essere pubblicate da ottobre, poche settimane prima del voto previsto per il prossimo 8 novembre.

C’è un’altra candidata donna alle Presidenziali Usa. E’ Jill Stein, leader dei verdi, 66 anni e medico attivista. Ha ricevuto la nomination ufficiale dal partito e cerca di conquistare gli elettori delusi da Bernie Sanders.”Voglio dare la parola alla gente che ha partecipato con grande entusiasmo alla campagna di Sanders – ha detto – E che si rifiuta di accettare che il movimento politico lanciato dal senatore muoia nel partito democratico”. Intanto i sondaggi danno in vantaggio Hillary Clinton su Donald Trump dopo le convention dei democratici e dei repubblicani. Secondo il rilevamento commissionato da Abc e Washington Post, Clinton stacca Trump di 8 punti, con il 50% degli elettori registrati che voterebbero per l’ex First Lady, contro il 42% del candidato repubblicano.

Clint Eastwood attacca il “buonismo” di Barack Obama e tifa per Trump alle presidenziali Usa. L’attore e regista dice: “Alla fine dovrò votare per lui…è un duro…”, come racconta Vittorio Zucconi su Repubblica, riportando una intervista della star di Hollywood a Esquire. “Uno che dice la verità che gli altri non hanno il coraggio di dire, prigionieri della correttezza politica”, sostiene Eastwood, producendo un effetto positivo sul partito repubblicano colpito da ammutinamenti.

Hillary Clinton ha sorpassato il candidato repubblicano Donald Trump in alcuni sondaggi pubblicati in seguito alla convention democratica che l’ha nominata prima donna candidato alla Casa Bianca. Secondo il sondaggio del sito di informazione politica, Clinton è avanti con il 43% delle preferenze rispetto al 40% di Trump. Secondo un sondaggio della Cbs, invece, Hillary spinta dalla convention ha il 46% delle preferenze contro il 39% del magnate.

“Un’anima nera”, priva di empatia e compassione. Così Khizr Khan, padre di un soldato musulmano morto in Iraq nel 2004, ospite nei giorni scorsi della convention democratica di Filadelfia, ha definito Donald Trump. Il candidato repubblicano lo ha attaccato dopo il suo intervento, lasciando intendere di non aver permesso alla moglie – al suo fianco sul palco – di parlare a causa della sua religione. “E’ un’anima nera – ha detto, intervistato dalla Cnn, auspicando che la famiglia “gli insegni un po’ di empatia” – ed è totalmente inadatto per la leadership di questo Paese. L’amore e l’affetto che abbiamo ricevuto dimostrano che il nostro dolore, che la nostra esperienza in questo Paese sono giusti e positivi”. Secondo Khan, “la politica” del candidato repubblicano alla Casa Bianca, “le sue pratiche, non riflettono alcuna comprensione dei principi costituzionali basilari, fondamentali, di questo Paese: lui parla di escludere le persone, di mancare di rispetto ai giudici, all’intero sistema giudiziario, agli immigrati, agli immigrati musulmani: questa è retorica divisiva che è totalmente contraria ai principi costituzionali basilari”.

Il candidato repubblicano alla Casa Bianca, Donald Trump, ha conquistato 34,9 milioni di teleascoltatori nel suo discorso di accettazione alla Convention Repubblicana e ha superato nell’audience di oltre un milione la sua rivale, la democratica Hillary Clinton, che ha fatto sedere davanti allo schermo 33,8 milioni di persone. Da notare, pero’ che, secondo i dati diffusi dall’agenzia di rilevazione Nielsen, giovedi’, giornata in cui hanno parlato entrambi i candidati a distanza di una settimana l’uno dall’altro, e’ stato l’unico in cui la Convention Repubblicana ha avuto piu’ audience che quella Democratica. Tra lunedi’ e mercoledi’ ‘pezzi da novanta’ Democratici come il presidente e la ‘first lady’, Barack e Michelle Obama, l’ex presidente Bill Clinton e il senatore Bernie Sanders, tra gli altri, hanno attratto maggiore attenzione degli statunitensi che gli oratori repubblicani.

L’ex sindaco di New York Michael Bloomberg, secondo Fortune l’ottavo uomo più ricco del mondo, si schiera a fianco di Hillary Clinton, cercando di convincere gli elettori, specialmente gli indipendenti, a unire le forze per sconfiggere Donald Trump. “Abbiamo bisogno di un presidente che sia uno che risolve i problemi e non un incendiario” ha dichiarato alla convention democratica di Philadelphia il miliardario a capo del colosso dei media che prende il suo nome da sempre estremamente deciso nelle sue posizioni contro il candidato repubblicano. “Quello che conta è che Trump rappresenta una scelta pericolosa, temeraria e radicale e non ce la possiamo permettere. So bene che Hillary Clinton non è immacolata. Nessun candidato lo è, ma è la scelta giusta e responsabile in queste elezioni”. Nello scorso marzo, annunciando che non sarebbe sceso in campo come indipendente per le elezioni presidenziali del 2016, Bloomberg, un ex repubblicano diventato indipendente, dichiarò che Trump aveva dato il via alla campagna elettorale più divisiva e demagogica mai vista, facendo appello ai pregiudizi e alle paure della gente. Da qui il suo appello all’elettorato indipendente: “I voti degli indipendenti adesso contano molto. Il vostro voto determinerà il futuro del vostro lavoro, della vostra vita economica e anche il futuro di tutta la nazione. Per me queste elezioni non sono una scelta tra un democratico e un repubblicano. Ma una scelta tra chi è più adatto a guidare il nostro paese in questo momento storico”, ha concluso Bloomberg.