procuratore

La Procura di Palermo ha firmato il provvedimento dei quindici fermi, senza aspettare il vaglio del gip, per evitare “che gli indagati potessero fuggire” e per “fermare il traffico di esseri umani dalla Tunisia”. Lo spiega il procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi, incontrando la stampa sui quindici fermi per il traffico dalla Tunisia alla Sicilia. Alcuni degli arrestati sono stati fermati “con modalità non semplicissimi”, dice Lo Voi, perché qualcuno “ha provato a fuggire dai tetti”.

“Cio’ che stenta a cambiare oggi, in Sicilia e nel Paese tutto, nella lotta alla mafia e’ la coscienza della gente e soprattutto la coscienza della politica che ha un compito molto importate, quello di lanciare dei messaggi, con comportamenti univoci e una presa di distanza netta e rigorosa da tutto quello che ha anche il piu’ lontano sapore di mafia”. Cosi’ il neo procuratore della Repubblica di Trapani Alfredo Morvillo, a Pescara per l’iniziativa ‘Palermo chiama Pescara risponde’, in ricordo dei magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e degli uomini della loro scorta trucidati a Capaci 25 anni fa. “Questo ancora stenta a decollare e fino a quando non ci sara’ questa presa di posizione chiara a tutti che bisogna stare lontani da questi condizionamenti sara’ dura intravedere da lontano la fine di questo terribile fenomeno che e’ la mafia”.

“Alla procura di Trapani risulta che in qualche caso qualche intervento delle ong e’ avvenuto senza intesa con la Guardia Costiera, senza informarla e senza avere contatti”. A dirlo in audizione dinanzi alla commissione difesa del Senato e’ Ambrogio Cartosio, procuratore della Repubblica di Trapani. “Dopo l’intervento di salvataggio, aggiunge Cartosio, “ovviamente e’ stata avvertita l’autorita’ italiana. Anche perche’ i migranti vengono trasportati in porto”. Sul piano investigativo giudiziario, come proposto dal pm Carmelo Zuccaro, “una partecipazione dell’autorita’ militare o di polizia italiana potrebbe avere i suoi risvolti positivi – ha continuato il procuratore – Ma mi rendo anche conto del fatto che le necessita’ che hanno le ong sono molto diverse e oggettivamente contrapposte alle necessita’ di tipo giudiziario e poliziesco”. Ha spiegato Cartosio: “Hanno bisogno ad esempio di operare in acque internazionali e in territori che appartengono a stati che hanno legislazioni diverse. Ad esempio il reato di traffico di stupefacenti esiste in Italia ma non esiste in tutti gli stati. Lo stesso reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e’ punito in Italia ma non in altri stati”. Il procuratore di Trapani nell’ambito dell’indagine conoscitiva della commissione sui flussi migratori nel Mediterraneo ha dichiarato: “Allo stato delle nostre acquisizioni, registriamo casi in cui soggetti che si trovano a bordo delle navi sono evidentemente al corrente da prima del luogo e del momento in cui si troveranno delle imbarcazioni su cui arrivano migranti: ciò pone un problema relativo alla regolarità di questo intervento, e sul piano squisitamente penale si pone il problema dei limiti dell’estensione dello stato di necessità. Su questo le procure faranno le loro valutazioni, ma molto più importanti saranno le valutazioni dei giudici”.

Il procuratore capo reggente di Aosta, Pasquale Longarini, è stato arrestato ieri su richiesta della Procura di Milano, competente su quella valdostana, con le accuse di induzione indebita a dare o promettere utilità e favoreggiamento. Il magistrato, ai domiciliari, è stato fermato dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano. L’inchiesta è coordinata dal pm Roberto Pellicano e dal procuratore aggiunto Giulia Perotti.”In questo momento non abbiamo alcun commento da fare. Attendiamo l’interrogatorio di garanzia a Milano che non e’ ancora stato fissato”. Lo ha detto l’avvocato Claudio Soro, difensore del procuratore capo facente funzioni di Aosta.

‘La ‘ndrangheta è entrata nella stanza dei bottoni”, “la politica è debole e così la ‘ndrangheta è diventata classe dirigente”: lo dice senza mezzi termini Nicola Gratteri, procuratore Capo di Catanzaro, in un’intervista concessa a Riccardo Iacona che andrà in onda oggi alle 21.15 su Rai3 nello spazio “Iacona Incontra”, novità della nuova stagione di Presadiretta. Gratteri non ha dubbi sul ruolo e sul potere della ‘ndrangheta all’interno dei poteri forti: “Se andiamo a vedere le indagini che si stanno facendo nel centro e nel nord Italia emerge sempre di più che ci sono dei soggetti vicini alla ‘ndrangheta che gestiscono la cosa pubblica. La ‘ndrangheta è classe dirigente”. Il magistrato a Presadiretta parla dei meccanismi veri del potere, delle camere ‘non istituzionali’, camere che non sono trasparenti in cui si decidono le cose. Traccia un racconto dell’ingresso massiccio della ‘ndrangheta dentro la Massoneria. “La ‘ndrangheta ha potuto fare il grande salto di qualità perché è in contatto con medici, ingegneri, avvocati, professionisti”. “In alcune logge massoniche deviate – prosegue Gratteri – c’erano tre incappucciati e tra questi, ci dice un collaboratore di giustizia, anche dei magistrati”. E “questo grande salto di qualità ha consentito alla ‘ndrangheta di entrare nella stanza dei bottoni, l’obiettivo non è più solo vincere l’appalto ma indicare se l’opera deve essere costruita e dove deve essere costruita”. “La politica – conclude il magistrato – è debole e così la ‘ndrangheta è diventata classe dirigente”.