protesta

Dalle elezioni regionali in Sicilia si può trarre, tra gli altri, un dato incontrovertibile. 53 elettori su 100 hanno deciso di non esprimere il loro voto. Gli analisti attribuiscono a questo voto un carattere di protesta, di delusione, di disillusione. Si tratta di un fenomeno politico antisistema che il M5S non riesce a catturare. Una forma di protesta – quella dell’astensionismo – che non si fida dell’offerta politica del M5S: o perché la considera solo una protesta senza una capacità propositiva o perché non la ritiene una protesta credibile. La maggioranza dell’elettorato non crede nella politica e nella sua capacità di offrire risposte concrete. E’ questa l’amara realtà su cui tutte le forze politiche dovranno riflettere.

Un gruppo di agricoltori ha manifestato oggi nel centro di Tunisi per denunciare il deterioramento delle loro condizioni di lavoro e protestare contro la politica economica del governo. Gli agricoltori accusano l’esecutivo di aver marginalizzato il settore, adottando politiche che hanno provocato un calo dei loro redditi. La manifestazione e’ stata organizzata dal Sindacato degli agricoltori tunisino. L’agricoltura e la pesca rappresentano circa il 10 per cento del Pil della Tunisia.

Sono scesi in strada oltre 200 manifestanti, tra militanti dei comitati No Tap e cittadini di Melendugno, per protestare contro il ‘Trans Atlantic Pipelne’, il nuovo gasdotto porterà il gas naturale del Mar Caspio in Italia, attraversando la frontiera greco-turca, per poi passare in Albania per approdare in Italia, nel Leccese. La piccola folla, composta anche da mamme, nonne e bambini, è riuscita a bloccare la strada provinciale Melendugno-Calimera che porta alla Masseria del Capitano, dove vengono stoccati gli ulivi espiantati dalla zona di San Basilio per il lavori del gasdotto Tap. I manifestanti hanno impedito ai camion di entrare nell’area di stoccaggio. I lavori erano ripresi a sorpresa, dopo due giorni di stop, all’alba di questa mattina. Su 211 ulivi da espiantare nel sito dove verrà realizzato il gasdotto che trasporterà il gas dall’Azebaigian, ne restano ancora 35 da spostare, ma le proteste stanno rallentando i lavori. Il tam tam sui social network, però, in poche ore ha richiamato moltissimi cittadini. Sul posto è arrivato anche il sindaco di Melendugno, Marco Potì, che ha invitato i compaesani alla calma. I manifestanti si sono schierati davanti al cancello della masseria, impedendo l’ingresso ai camion che trasportavano gli alberi da trapiantare e dopo alcune ore le ditte che lavorano nel cantiere della Tap hanno fatto sapere che avrebbero desistito. Si tratta di “una vittoria simbolica per l’intera causa No Tap, una vera e propria vittoria politica”, hanno fatto sapere dal Comitato No Tap. “Questa mattina c’è stata anche una telefonata, durata circa un’ora tra il ministro dell’Interno Minniti e il prefetto di Lecce”, al termine della quale il cantiere ha chiuso, hanno assicurato. Nella notte due bombe carta sono state fatte esplodere davanti all’uscita secondaria dell’hotel Tiziano di Lecce, dove alloggiano anche alcuni poliziotti impegnati nei servizi di vigilanza il cantiere Tap di Melendugno. Le esplosioni non hanno provocato danni. Secondo gli investigatori potrebbe essere un avvertimento alle forze dell’ordine impegnate a presidiare ma dato che nello stesso hotel alloggiavano anche i giocatori del Lecce, non si esclude che possa trattarsi di un segnale delle frange estreme della tifoseria alla squadra giallorossa.

Una protesta degli autotrasportatori è in corso in diverse città d’Italia. Tre tir sono parcheggiati davanti alla sede Rai di Saxa Rubra, a Roma, dove si tiene una manifestazione di circa duecento autotrasportatori. Manifestazioni organizzate dalla Unatrass, che raccoglie molte sigle del settore, sono in corso anche a Milano, Napoli, Trieste, Genova e altre città.”È un primo segnale – sottolineano gli organizzatori in una nota – perché a seguito delle numerose richieste avanzate negli ultimi anni, non è giunta alcuna risposta dal Governo”. Gli autotrasportatori, si legge in un comunicato, “non hanno avanzato al Governo richieste di stampo economico, ma semplicemente preteso regole e strumenti per una maggiore tutela della categoria, in particolare sui tempi di pagamento, la regolarità ed i costi di esercizio nell’autotrasporto. Dall’inizio della crisi (2009) a oggi si contano quasi 21.000 attivita’ in meno e una occupazione con meno 70.000 addetti: assieme alle costruzioni, l’autotrasporto ha subito i contraccolpi piu’ negativi di questo momento difficile. Secondo la Cgia di Mestre il crollo della domanda, i costi di esercizio record, la concorrenza sleale praticata dai vettori stranieri e i pagamenti sempre piu’ dilatati nel tempo, hanno messo in ginocchio la categoria, oggi in stato di agitazione. Secondo i dati della Cgia di Mestre le 84.500 imprese del settore distribuiscono l’85,4% delle merci che viaggiano in Italia, contro una media inferiore dell’Ue. E a queste 84.500 realta’ vanno aggiunte altre 40.000 imprese prive di automezzi che svolgono quasi esclusivamente attivita’ di intermediazione avvalendosi piu’ spesso di vettori stranieri.

Decine di migliaia di persone, tra cui molti dipendenti del settore sanitario, sono scese nelle strade di Londra a difesa del servizio nazionale di salute britannico, in crisi per fondi insufficienti. Con cartelloni bianchi e azzurri con scritte come ‘No austerità e tagli’ e ‘Proteggiamo il nostro Nhs’, hanno marciato sino davanti al al Parlamento, dove diversi partecipanti hanno pronunciato discorsi. Sul palco è salito anche il leader laburista, Jeremy Corbyn, che ha chiesto ai cittadini di difendere il sistema sanitario “con tutta la loro forza”. Ha affermato che la colpa della crisi non è dei dipendenti del settore, ma della gestione del governo: “E’ una decisione politica”.

Le tre bombe carta fatte esplodere nel pomeriggio a Roma, in Piazza Montecitorio, durante le proteste degli ambulanti contro la direttiva Bolkestein e dei tassisti contro il decreto Milleproroghe, hanno provocato danni ai palazzi circostanti con la rottura di vetri e di un rosone. Alcune strade sono state transennate dalla Polizia Municipale, mentre in vigili del fuoco sono intervenuti per picconare una finestra. Momenti di tensione tra i manifestanti e poliziotti in tenuta antisommossa. Due manifestanti sono stati portati dal 118 in ospedale dopo i disordini davanti alla sede del Pd a Roma durante la protesta di ambulanti e tassisti. Una delegazione dei manifestanti sta incontrando il ministro dei Trasporti Graziano Delrio. Le associazioni spontanee dei commercianti ambulanti intanto “si dissociano dalla contestazione avvenuta questa mattina davanti alla sede del Pd: le nostre associazioni erano presenti a Roma, come sempre in questi ultimi mesi, per manifestare alle Istituzioni lo stato di crisi in cui versa da tempo la categoria degli ambulanti per responsabilità di una politica che non dà le risposte che ci spettano”, dichiarano. “Ciò che è accaduto stamattina – dicono le associazioni in una nota – non appartiene al nostro modo di fare e alla nostra coscienza civica. Siamo dispiaciuti per i fatti accaduti e ci dissociamo dalle intemperanze di alcuni manifestanti, perché mai come in questo momento occorre manifestare in modo fermo, ma pacifico, senza alzare i toni della protesta in modo disordinato ed aggressivo. Continueremo a lottare fino a che non sarà esclusa dalla Bolkestein la nostra categoria, ma quello che è successo stamani è qualcosa che va oltre e non ci appartiene”.

“A dicembre saranno 28 anni che l’Italia aspetta l’introduzione del reato di tortura nel proprio codice penale. Tanti ne sono passati da quando il nostro Paese ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, impegnandosi ad inserire questo delitto nella propria legislazione”. A dirlo è Antigone ricordando che “all’inizio di questa legislatura una proposta di legge aveva iniziato il suo iter parlamentare. Approvata al Senato nel marzo 2014, successivamente fu approvata alla Camera, all’indomani della condanna dell’Italia per le torture nella scuola Diaz da parte della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, nell’aprile del 2015. Il testo, qui modificato, fu spedito nuovamente al Senato dove è stato affossato”. “Eppure in Italia non sono mancati i casi di tortura per i quali, le vittime, non hanno ricevuto giustizia – continua l’associazione -. Oltre alla scuola Diaz, anche gli episodi di violenza avvenuti nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova del 2001 e le torture avvenute nel carcere di Asti nel 2004 sono attualmente all’attenzione della Cedu che, a breve, si pronuncerà su entrambi. Lo Stato italiano aveva proposto una composizione amichevole, patteggiano le torture per 45.000 a testa per ogni ricorrente, lasciando intendere quanta consapevolezza ci sia, anche da parte del governo, rispetto al fatto che quegli atti si possano qualificare come tortura. Torture per le quali, in Italia, esiste l’impunità”. Per questo Antigone ha promosso il 13 ottobre, a partire dalle 10, un sit-in in Piazza Montecitorio, per chiedere al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro della Giustizia Andrea Orlando, di farsi garanti dell’approvazione del reato di tortura: “L’Italia non può più aspettare”.