Pupi Avanti

Entrambi grandi appassionati di jazz e suonatori provetti di clarinetto, Renzo Arbore e Pupi Avati danno vita, in compagnia del vocalist Gegè Telesforo, allo speciale “… le chiamavano Jazz Band” di Fabrizio Corallo, in onda mercoledì 2 agosto alle 22.10 su Rai Storia. Lo showman pugliese attualmente presidente del Festival Umbria Jazz e il regista bolognese di “Jazz band” rievocano l’età dell’oro del particolare tipo di musica sincopato e l’impatto della sua scoperta in Italia dai primi vent’anni anni del secolo scorso in poi.
Il jazz continua a diffondersi negli anni del fascismo nonostante il forte antiamericanismo che distingueva il regime tanto che uno dei figli di Mussolini, Romano, diventa un estimatore del genere e apprezzato pianista jazz.
La fine degli anni ’30 porta con sé anche le leggi razziali e la musica di ispirazione afroamericana viene messa al bando per poi tornare a decollare dopo la guerra, quando tutti i generi nati in America trovano un equivalente nostrano: be-bop, free jazz, fusion. Si esibiscono trionfalmente anche nel nostro Paese icone del jazz come Louis Armstrong, Dizzy Gillespie, Miles Davis, Charlie Parker, John Coltrane, Charles Mingus ed Ella Fitzgerald mentre dal 1940 al 1960  si affermano in campo nazionale musicisti come Gorni Kramer, Giorgio Gaslini, Lelio Luttazzi, Franco Cerri e Bruno Martino e cantanti come Natalino Otto, Fred Buscaglione e Jula De Palma.  Il programma racconta anche il felice momento vissuto dal jazz in Italia ai nostri giorni attraverso interpreti famosi in tutto il mondo come Franco Cerri, Enrico Rava, Danilo Rea, Paolo Fresu, Stefano Bollani, Enrico Pieranunzi, Stefano di Battista, Enrico Intra, Fabrizio Bosso e Rita Marcotulli.

Renzo Arbore rivela che “Le chiamavano Jazz Band” e’ “ancora una volta un’altra televisione, una tv artigianale. E’ fatta in casa nel vero senso della parola perche’ l’abbiamo fatta a casa mia”. In questa prima serata (Rai Storia, martedi’ 20 dicembre) lui e Pupi Avati racconteranno (supportati da prezioso materiale di repertorio tra cui i film di Avati) l’eta’ dell’oro del jazz nel nostro Paese, seduti sul divano di casa Arbore: “Le origini italiane del jazz sono fortissime – spiega Arbore – Il primo disco jazz al mondo e’ stato fatto da un siciliano: Nick La Rocca di Salaparuta. E il jazz italiano e’ una delle eccellenze italiane, al pari della moda e del design”. “Io sono un jazzista fallito – scherza Avati, con l’ironia che lo contraddistingue – Ancora oggi, dopo 48-49 film, ammetto senza vergogna che il mio sogno sarebbe stato quello di diventare un grande jazzista. Nel mio studio, accanto al computer e a tutto quello che mi serve per scrivere, c’e’ sempre il clarinetto montato, pronto per una chiamata non saprei di chi, forse del Padreterno. Ma il jazz non mi ha voluto, la musica non mi vuole bene. E il cinema e’ stato un rimedio, una rassegnazione”. Per celebrare il suo amore per il jazz, il regista ha anche comprato la casa di Bix Beiderbecke, celebre jazzista statunitense: “Mantenerla e’ un impegno economico e psicologico, c’e’ una persona che tutti i giorni va ad aprirla per i visitatori ma e’ l’orgoglio della mia vita. Per me e’ motivo d’orgoglio essere diventato padrone di casa di Bix”. A proposito del “fallimento” di Avati come jazzista, Arbore rivela sorridendo: “E’ fallito perche’ e’ arrivato Lucio Dalla che suonava molto meglio di lui. Avrebbe voluto ammazzarlo! Voleva buttarlo giu’ dalla Sagrada Familia durante un viaggio a Barcellona”. Ad accompagnare i due nel loro racconto, firmato da Fabrizio Corallo, ci sara’ Gege’ Telesforo. Il direttore di Rai Storia Silvia Calandrelli ringrazia Renzo Arbore che, dice, “ogni anno racconta qualcosa per noi gratuitamente”. “Posso farlo perche’ ci sono altri programmi che mi pagano” risponde, con una risata, lo showman che sara’ anche il protagonista di altri due racconti nei due martedi’ successivi: “Quando la radio…” e “Napoli Signora”, stesso canale stessa ora.