Renzo Arbore e Pupi Avati raccontano il loro jazz alla Rai

Renzo Arbore rivela che “Le chiamavano Jazz Band” e’ “ancora una volta un’altra televisione, una tv artigianale. E’ fatta in casa nel vero senso della parola perche’ l’abbiamo fatta a casa mia”. In questa prima serata (Rai Storia, martedi’ 20 dicembre) lui e Pupi Avati racconteranno (supportati da prezioso materiale di repertorio tra cui i film di Avati) l’eta’ dell’oro del jazz nel nostro Paese, seduti sul divano di casa Arbore: “Le origini italiane del jazz sono fortissime – spiega Arbore – Il primo disco jazz al mondo e’ stato fatto da un siciliano: Nick La Rocca di Salaparuta. E il jazz italiano e’ una delle eccellenze italiane, al pari della moda e del design”. “Io sono un jazzista fallito – scherza Avati, con l’ironia che lo contraddistingue – Ancora oggi, dopo 48-49 film, ammetto senza vergogna che il mio sogno sarebbe stato quello di diventare un grande jazzista. Nel mio studio, accanto al computer e a tutto quello che mi serve per scrivere, c’e’ sempre il clarinetto montato, pronto per una chiamata non saprei di chi, forse del Padreterno. Ma il jazz non mi ha voluto, la musica non mi vuole bene. E il cinema e’ stato un rimedio, una rassegnazione”. Per celebrare il suo amore per il jazz, il regista ha anche comprato la casa di Bix Beiderbecke, celebre jazzista statunitense: “Mantenerla e’ un impegno economico e psicologico, c’e’ una persona che tutti i giorni va ad aprirla per i visitatori ma e’ l’orgoglio della mia vita. Per me e’ motivo d’orgoglio essere diventato padrone di casa di Bix”. A proposito del “fallimento” di Avati come jazzista, Arbore rivela sorridendo: “E’ fallito perche’ e’ arrivato Lucio Dalla che suonava molto meglio di lui. Avrebbe voluto ammazzarlo! Voleva buttarlo giu’ dalla Sagrada Familia durante un viaggio a Barcellona”. Ad accompagnare i due nel loro racconto, firmato da Fabrizio Corallo, ci sara’ Gege’ Telesforo. Il direttore di Rai Storia Silvia Calandrelli ringrazia Renzo Arbore che, dice, “ogni anno racconta qualcosa per noi gratuitamente”. “Posso farlo perche’ ci sono altri programmi che mi pagano” risponde, con una risata, lo showman che sara’ anche il protagonista di altri due racconti nei due martedi’ successivi: “Quando la radio…” e “Napoli Signora”, stesso canale stessa ora.

 

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