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Il giudizio globale sul merito di credito delle banche dell’agenzia di rating S&P e’ “stabile”, ma – fanno notare gli analisti che hanno redatto l’ultima versione del tradizionale studio semestrale sul settore “abbonda l’incertezza”. “Molti dei rischi per la qualita’ del credito del settore bancario a livello globale che erano stati indicati nel novembre del 2016 – si legge nello studio diffuso oggi dall’agenzia – restano sul campo e includono in particolare l’incertezza politica, i tassi d’interesse storicamente bassi ed un contesto regolatorio ancora in evoluzione”. “Il detto secondo il quale sono solo due le previsioni possibili sul futuro, positive o negative – indicano gli analisti – e’ particolarmente adatto a questi tempi, in quanto il clima attuale e’ caratterizzato da un elevato livello di incertezza”. I fattori che “contribuiscono a mantenerlo tale”, spiegano gli esperti dell’Agenzia di rating, “includono una mancanza di chiarezza nelle politiche del Governo Federale Usa, l’impatto che puo’ avere un rialzo dei tassi d’interesse da parte della Fed, la Brexit, le crescenti provocazioni militari della Corea del Nord e le tensioni geopolitiche nel Qatar”. In cima a tutto, pero’, c’e’ “l’incertezza su come i consumatori, i debitori e gli investitori reagiranno una volta che la banche centrali avranno iniziato a normalizzare sul serio la loro politica monetaria”. Gli analisti di S&P sottolineano infine che “per il momento soltanto la meta’ del sistema bancario mondiale dimostra di avere una tendenza stabile” e che “la percentuale di banche con una prospettiva negativa o in Credit Watch e’ leggermente diminuita rispetto al novembre 2016, rispecchiando largamente la diminuzione di azioni sui rating intraprese da allora”

L’agenzia internazionale Fitch ha mantenuto stabile, a quota “B+”, il rating sul credito sovrano della Costa d’Avorio. Lo riferisce l’edizione digitale della rivista francese “Jeune Afrique”. Fitch si e’ detta preoccupata per “i crescenti rischi politici”, ma ha anche espresso la convinzione che la crescita economica restera’ elevata e che il debito pubblico sia sotto controllo. I problemi nella gestione delle finanze pubbliche e la pesante dipendenza dell’economia dai prodotti agricoli, secondo l’agenzia, sono infatti compensati da “buone prestazioni macroeconomiche” e da un basso tasso di inflazione, “da un’eccedenza commerciale strutturata e da indebitamento moderato”. Quanto alla situazione politica, Fitch evidenzia pero’ rischi concernenti la sicurezza e l’aumento delle tensioni in vista della successione al presidente Alassane Ouattara, che dovra’ lasciare il proprio incarico nel 2020. In questo senso, viene citato anche l’episodio dell’ammutinamento dei militari che all’inizio dell’anno hanno protestato contro il mancato pagamento dei bonus loro spettanti. Il tutto in uno scenario che vede ancora “una pesante frammentazione regionale, una riconciliazione nazionale non completata e la mancata integrazione degli ex ribelli nell’esercito”. Secondo Fitch, la crescita economica ivoriana avra’ una media del 6,8 per cento nel periodo 2017-2019, in lieve calo rispetto al 2012-2016 a causa del progressivo esaurimento del boom che ha seguito la guerra civile del biennio 2010-2011. Gli investimenti pubblici, prosegue l’agenzia, dovrebbero proseguire a un ritmo sostenuto grazie alle spese previste dal Piano nazionale di sviluppo 2016-2020: in questo periodo “le esportazioni del paese beneficeranno della crescente diversificazione della produzione industriale e agricolo e dell’aumento della produzione mineraria”.

“Un nuovo stress finanziario nella zona euro come reazione alle crescenti preoccupazioni degli investitori sulla coesione politica potrebbe avere un impatto avverso sull’economia reale”. E’ questa la valutazione-allarme di Fitch Ratings contenuta nell’ultimo rapporto sulla situazione dell’unione monetaria. In sostanza, sotto stretta osservazione dell’agenzia di rating sono le possibili conseguenze sull’aumento dei rischi politici dovuto “all’incremento del sostegno ai partiti populisti ed euroscettici nel continente nel contesto di diverse elezioni chiave nel 2017 “

L’agenzia internazionale Moody’s annuncia di aver messo sotto osservazione per un possibile downgrade il rating ‘Baa3’ della Turchia, dopo il fallito golpe. L’eventuale arretramento di una nota del rating porterebbe il rating a livello ‘junk’, ossia a livello ‘spazzatura’. “Nonostante il falimento del colpo di stato – fa sapere l’agenzia – Moody’s considera questo evento il riflesso di una piu’ ampia difficolta’ politica e pertanto il rischio di credito resta elevato”. “Noi riteniamo che il recente aumento delle incertezze di politica interna e piu’ nello specifico il golpe abbia la potenzialita’ di impattare significativamente in negativo il trend di crescita del paese, un rischi che valuteremo durante la revisione”. La Turchia secondo Moody’s ha implementato con ritardi le riforme l’outlook sulla crescita economica si e’ indebolito e si attesta al 3% quest’anno, contro il +3,5% del 2015. Inoltre il paese e’ particolarmente esposto all’afflusso di capitali dall’estero e dunque molto legato alla “fisucia degli investitori”. Anche l’agenzia Fitch nota che il tentato colpo di stato evidenzia i rischi che pesano sul merito di credito del paese e fa sapere che l’impatto sul rating dipendera’ da quanto il governo accentuera’ le divisini politiche e indebolira’ l’indipendenza istituzionale. Attualmente il rating di Fitch sulla Turcia e’ ‘BBB-“, un gradino sopra il livello ‘junk’.