Renzi

L’aumento del canone Rai aveva suscitato, come ogni anno, forti proteste, come il fatto che venisse addebitato nella bolletta Enel come modalità di pagamento. Ora il Premier annuncia per l’anno prossimo una riduzione, sebbene non incisiva. E c’è già chi lo accusa di fare campagna per il referendum.  Nel 2017 il canone Rai scenderà a 90 euro l’anno. Ad affermarlo il premier Matteo Renzi in conferenza stampa dopo il varo della manovra. “Abbiamo fatto anche alcune piccole cose. Il canone Rai era a 113 euro, è passato a 100 euro quest’anno e passa a 90 euro il prossimon anno”, ha detto Renzi.

“Nella logica della revisione della spesa l’Italia ha superato un corpo di polizia e questo significa che vogliamo investire di piu’ nel corpo di polizia agroalimentare per affrontare la questione della sicurezza agroalimentare in modo piu’ forte”. Cosi’ Matteo Renzi, intervenendo alla Giornata Mondiale dell’Alimentazione alla Fao, a Roma.”L’Italia ritiene che la lotta alla fame e alla poverta’ e per la qualita’ della vita, specialmente in questo tornante della storia, sia una questione politica con la P maiuscola”. Così Matteo Renzi, intervenendo alla Fao alla giornata mondiale dell’Alimentazione e spiegando come il vertice a Roma a marzo per la Celebrazione dei Trattati Ue e il prossimo G7 a Taormina debbano essere occasioni in cui affrontare proprio il tema agroalimentare. “Io vi faro’ da cassa di risonanza”, la promessa del presidente del Consiglio. “Talvolta – ha detto il premier – i politici fanno a gara a cercare quarti di nobilta’: il mio quarto di nobilta’ e’ mio nonno che lavorava nelle terre di Valdarnofiorentino. La cultura contadina ha segnato la mia esperienza”. “Persino l’espressione ‘compagno’ – ha osservato ancora – viene dalla condivisione del pane, dell’essenziale”. “Il nostro Paese e’ fiero di ospitare a Roma la Fao, la cui presenza costituisce un elemento di orgoglio nazionale”, ha sottolineato Renzi.

“Irrispettose e provocatorie le parole utilizzate ieri sera dal Presidente del Consiglio ospite della trasmissione Politics (la trasmissione di Rai 3 condotta da Gianluca Semprini) riguardo i risparmiatori azzerati delle 4 banche”. E’ quanto afferma in una nota l’associazione vittime del Salvabanche che raggruppa i risparmiatori dei 4 istituti di credito (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti). “Per l’ennesima volta infatti Renzi ha dichiarato che gli obbligazionisti retail di Banca Etruria prendevano il 7% di interessi, facendo sottintendere che si trattasse di un rischio cercato e accettato consapevolmente, quando oltre al fatto che il tasso di rendimento dichiarato non risponde a verita’, ormai tutti sanno perfettamente le modalita’ secondo cui la stragrande maggioranza di queste obbligazioni sono state firmate: inganno, inconsapevolezza e cattiva informazione”. “Il Presidente del Consiglio – spiegano – mente sapendo di mentire: nessun risparmiatore ha avuto un tasso di interesse come quelli dichiarati ieri sera durante la trasmissione Politics. I rendimenti di queste obbligazioni e’ stato quasi sempre (13 volte su 15) inferiori ai rendimenti su titoli di Stato, un premier non dovrebbe raccontare storielle preconfezionate stravolgendo la realta’ a suo favore, anche perche’ sono dati molto facili da smentire”.

E’ tornato il sereno tra Diego Della Valle e Matteo Renzi? “Con Diego le cose continueremo a dircele e ascoltarle, non e’ mai cambiato niente”, dice il presidente del consiglio, nel corso della visita a Casette d’Ete nelle Marche, all’azienda Tod’s. Della Valle ha annunciato l’apertura di una fabbrica ad Arquata, con l’assunzione di giovani dei comuni colpiti dal terremoto del 24 agosto. “Nemmeno nei momenti in cui ce le siamo dette, tra noi non e’ cambiato nulla. Poi se dobbiamo discutere di politica, di calcio, di cibo, non ci meniamo mica. Mi da’ anche suggerimenti su come dimagrire. E’ normale che sia cosi’ per tutti, ma per chi viene dalla provincia vale ancora di piu’: uno si dice le cose, talvolta le condivide, talvolta meno… Ma qui parliamo dell’Italia, parliamo delle cose serie”.

“Invito tutti i commentatori a levarsi dalla testa il tema della scissione. Nessuno mi buttera’ fuori dal mio partito, cioe’ da casa mia, ci puo’ riuscire solo la Pinotti schierando l’esercito”. Cosi’ Pier Luigi Bersani, interpellato in Transatlantico.  Questo il commento dell’ex segretario del Pd, il giorno dopo l’infuocata direzione del partito nel corso della quale sono state espresse le posizioni della minoranza. E’ stato annunciato il No al referendum, ma anche l’insoddisfazione per le aperture fatte da Matteo Renzi sulle modifiche alla legge elettorale. Le posizioni restano distanti e quasi tutti i commentatori politici hanno paventato il rischio, concreto, di una scissione del partito.

“Ieri ho ascoltato interventi molto appassionati e oggi leggo dei resoconti sui giornali parecchio piu’ drammatici”. Cosi’ il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda interviene a Radio Anch’io. Per il capogruppo dem, c’e’ stata “un’apertura da parte di Renzi molto consistente, ha colto il punto” debole per la minoranza “che non e’ la riforma bensi’ la legge elettorale e, sulla possibilita’ di modificarla, ha fatto un’apertura piena”. “Sulla legge elettorale del futuro Senato il segretario ha proposto di adottare come testo base la proposta della minoranza, il ddl Chiti – Fornaro. Sull’Italicum ha fatto aperture molto chiare sulla possibilita’ di discutere, e quindi di modificare il ballottaggio, il premio di maggioranza alla lista, le modalita’ di scelta dei candidati, se con preferenze o con collegio uninominale”, aggiunge Zanda. Spiega poi il capogruppo del Pd al Senato: “Il Partito democratico non ha in Parlamento una maggioranza sufficiente per apportare modifiche all’Italicum, ecco il perche’ della commissione incaricata di esplorare la possibilita’ di trovare punti di accordo con le altre forze politiche. Se non si hanno i numeri in parlamento, se non si ha il 51 per cento dei voti, il metodo non puo’ che essere questo”. Del resto, ricorda Zanda, “durante la segreteria Bersani, ho fatto gia’ parte di una commissione incaricata di esplorare le intenzioni e le possibilita’ di cambiare il Porcellum” presso gli altri gruppi parlamentari. “Con Violante e Migliavacca” – gli altri componenti della commissione indicata da Bersani – “lavorammo per piu’ di un anno ma senza arrivare ad alcun risultato”. “Il metodo – insiste Zanda – non puo’ che essere il confronto”. E aggiunge: “Quella della minoranza e’ una discussione molto politica. Fatico a capire cosa sia possibile dare in piu’ per riportare a un’unita’ reale il Partito democratico”. Alla domanda sull’eventualita’ di una scissione, il presidente dei senatori del Pd risponde: “La considero una follia politica assoluta, sarebbe un danno per l’Italia e per l’Europa”. Per le questioni epocali che il mondo attraversa “come la grave crisi economica o i flussi migratori” e per “il peso che l’Italia ha in Europa e nel mondo, abbiamo assoluta necessita’ di stabilita’. E la stabilita’ del Paese, in questo momento, la garantisce solo il Pd”.

La riforma costituzionale “e’ tutto il contrario di quello che dice Renzi”: il presidente della Lombardia Roberto Maroni ne e’ convinto e crede che anche tanti industriali voteranno no al referendum “nonostante lo schieramento dei vertici” di Confindustria. Il governatore lo ha sottolineato arrivando all’assemblea di Assolombarda a cui partecipa anche il premier. “Anche fra gli industriali c’e’ chi propende per il no – ha detto – perche’ si e’ letto tutta la riforma”. Secondo Maroni, “non taglia i costi della politica, e’ una notizia falsa. Probabilmente li aumenta con questo Senato. I tagli al costo della spesa pubblica si fanno in un solo modo: con i costi standard ma ci vogliono coraggio e una decisione politica che Renzi non ha”.

“Al referendum costituzionale i ‘Centristi per il Si” faranno la differenza: ci sono tantissimi elettori moderati che non intendono con il loro voto portare alla vittoria Grillo, Salvini, D’Alema e Meloni, a cui oggi si aggiunge Marino. Questi elettori sono moderati e vogliono riformare l’Italia. In questo Paese non si puo’ solo distruggere; credo che occorra cominciare a costruire, senno’ l’Italia va a picco”. Lo ha detto Pierferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri al Senato, entrando alla manifestazione dei “Centristi per il Si'” a sostegno del referendum costituzionale, alle Ciminiere di Catania.

Il premio Nobel 2001 per l’Economia, Joseph Stiglitz non é uno che le manda a dire. Viene apprezzato proprio per la semplicità del suo pensiero. Le sue critiche all’Unione europea e in particolare all’euro come moneta unica non sono nuove ma lo scenario che si é venuto a creare negli ultimi mesi, dalla Brexit in poi, e la sfiducia crescente nei confronti di Bruxelles, sembrano alimentare le sue motivazioni. ‘L’austerità – spiega l’economista – ha ucciso la crescita nella Ue. Se Renzi dovesse perdere il referendum, partirebbe il processo irreversibile della fuga dall’euro da parte dell’Italia e non solo. Oggi la realtà é che i governi sono troppo deboli e che il vero potere é concentrato nelle mani della Germania e della Bce. Non si possono fare riforme con la pistola alla testa di popoli indeboliti dalla crisi. Non é una sorpresa per me vedere che Hollande é debole, che Renzi perde consensi e che in Spagna non si fa nemmeno un governo. E’ stato un errore lanciare la moneta unica senza avere le infrastrutture politiche ed economiche adeguate e capaci di gestirla’

Un commento di Tony Barber sul “Financial Times” boccia la riforma costituzionale italiana oggetto del referendum del 4 dicembre: contrariamente a quanto afferma il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, scrive l’editorialista, la riforma, che riduce drasticamente i poteri del Senato, a favore della Camera dei deputati, e il numero dei senatori da 315 a cento, rendendoli non piu’ elettivi, “farebbe poco per migliorare la qualita’ del governo, della legislazione e della politica”. Renzi, prosegue Barber, attribuisce al bicameralismo perfetto la lentezza del processo legislativo e l’instabilita’, ma “il parlamento italiano approva piu’ leggi all’anno di quelli della Francia, della Germania, del Regno Unito e degli Stati Uniti”. Pur non disponendo della maggioranza al Senato, ricorda il commentatore, lo stesso Renzi e’ riuscito a far approvare leggi centrali del suo programma come quelle sugli sgravi fiscali e sul mercato del lavoro. L’elevato numero di governi che si sono succeduti nella storia repubblicana, argomenta Barber, non dipende dai poteri del Senato: “La spiegazione principale e’ la natura frammentata dei partiti politici italiani. Cio’ riflette la frammentazione della societa’ italiana”. A suo parere, “cio’ di cui l’Italia ha bisogno non e’ approvare piu’ leggi piu’ velocemente, ma meno leggi e migliori. Devono essere scritte in modo accurato e applicate davvero, invece di essere bloccate o aggirate dalla pubblica amministrazione, da interessi particolari e dall’opinione pubblica”. Alle modifiche alla Costituzione, inoltre, si aggiunge la legge elettorale col premio di maggioranza, “anch’essa un cattiva riforma” per l’editorialista. “Nelle capitali dell’Ue – conclude Barber – c’e’ la sensazione che Renzi meriti di essere sostenuto. Un’Italia senza timone, vulnerabile a una crisi bancaria e al movimento anti-sistema Cinque stelle, potrebbe scatenare problemi. Eppure la sconfitta referendaria di Renzi non necessariamente destabilizzerebbe l’Italia. Una vittoria, d’altra parte, esporrebbe la follia di mettere l’obiettivo tattico della sopravvivenza di Renzi davanti alla necessita’ di una sana democrazia”.