Renzi

Esce in edicola La Verità, il nuovo “quotidiano indipendente” di Maurizio Belpietro, ex direttore di Libero e commentatore politico in tv. ‘Sarà un giornale senza padroni e senza padrini’ dice lui – e racconteremo ogni notizia di pubblico interesse, senza curarci che questa dispiaccia a qualcuno di destra o di sinistra o anche di centro”. Belpietro non nasconde la sua avversione nei confronti del premier Matteo Renzi al punto che nell’editoriale di presentazione della testata milanese lo contesta aspramente per il suo disegno di controllare l’informazione amica e di battagliare contro quella a lui ostile.

Il premier Matteo Renzi non attraversa una buona congiuntura politica, soprattutto per quello che riguarda il suo consenso nel Paese. Si assesta al 32 per cento la fiducia in Matteo Renzi, secondo l’Istituto Ixe’ per Agora’ (RaiTre). Una settimana fa era al 33 per cento. Il presidente del Consiglio rimane al secondo posto tra i leader politici, mentre al comando c’e’ sempre Sergio Mattarella, con il 55 per cento. Scende al 30 per cento (-1 per cento) la fiducia nel governo. L’attuale fase politica é molto delicata: da una parte l’alea sul referendum, dall’altra i dati sull’economia del Paese e sul Pil che non sono incoraggianti.

Un altro fallimento in campo economico per il governo Renzi, quello certificato oggi dall’Istat. Le esportazioni da parte delle aziende italiane registrano infatti una flessione superiore al 7% su base annua, segnale evidente di una mancata competitivita’ dei nostri prodotti. Nonostante il premier continui a favoleggiare di una presunta riduzione della pressione fiscale, i numeri dicono il contrario: si tratta del peggior calo nelle esportazioni degli ultimi sei anni, e la principale ragione di una tanto elevata perdita di competitivita’ e’ da ricercare nel fatto che anche le imprese, oltre ai cittadini, sono state massacrate da una quantita’ insostenibile di tasse, oltre a venire soffocate dalla burocrazia. Ennesima dimostrazione di quanto questo esecutivo sia dannoso per il Paese, ennesima spinta a dire No a Renzi e alla sua riforma, che non farebbe altro che peggiorare ancora di piu’ una situazione gia’ oggi insopportabile”. Così il sen. Roberto Calderoli, Vice Presidente del Senato e Responsabile Organizzazione e Territorio della Lega Nord.

“Il nuovo record negativo del debito pubblico, cresciuto fino a 2252,2 miliardi, e la previsione del Centro studi di Confindustria di un Pil dello 0,7 % nel 2016 e dello 0,5% nel 2017, nettamente al di sotto delle attese, testimoniano in maniera inesorabile il fallimento della politica economica del governo Renzi. Dati oggettivi contro i quali c’e’ poco da confutare. Il contatore renziano gira a vuoto e l’aumento del debito pubblico e il profilo sostanzialmente piatto del prodotto interno lordo avranno effetti negativi su di noi e sulla future generazioni, non consentendo minimamente quella riduzione fiscale della quale imprese e famiglie avrebbero tanto bisogno. Una sconfitta per il governo Renzi, ma soprattutto per l’Italia”. Lo ha dichiarato l’ex presidente del Senato, Renato Schifani.

“Patto o pacco per la Sicilia? Cosa si rivelerà il piano annunciato ad Agrigento dal premier Matteo Renzi, in pompa magna ma senza folle oceaniche, lo scopriremo presto. Basterà che a gestire questi fondi sia il governo Crocetta e il loro destino sarà segnato, finiranno ancora una volta inutilizzati o spesi male”. A commentare il piano straordinario per l’isola sottoscritto sabato scorso dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal presidente della Regione, Rosario Crocetta è Salvatore Cicu, eurodeputato siciliano del Ppe. L’intesa siglata tra Renzi e Crocetta ha 5,7 miliardi in dotazione con fondi prioritari per l’ambiente, in particolare per rifiuti e depuratori. “Il governatore – aggiunge Cicu – è stato il peggior amministratore della storia della Sicilia, bravo solo a lanciare anatemi contro i suoi detrattori e a propagandare un’isola delle meraviglie che vede soltanto lui. Fra autostrade che continuano a chiudere per cedimenti strutturali, rifiuti che invadono le strade, pianificazione della rete ospedaliera che rovinerà ulteriormente la vita dei cittadini e percentuali di disoccupazione in aumento, Crocetta ha la sfrontatezza di dire che va tutto bene. Le sue favolette purtroppo non fanno più neanche ridere”. “Renzi – conclude Cicu – se veramente vuole occuparsi della nostra regione, cacci il presidente dei disastri in modo da tornare alle urne e ridare ai siciliani la libertà di essere rappresentati da chi ne è capace”.

Renzi scalda i motori in vista del decisivo appuntamento referendario e se la prende con ‘quei leader del passato (come D’Alema) che “vogliono fregarci il futuro” e con i leghisti ‘non siete degni di indossare le maglie della Polizia: levatevele’. Chiude cosi Matteo Renzi a Catania la Festa nazionale dell’Unità e mette ancora una volta in campo il proprio impegno sul referendum. Il premier manda, però anche un avvertimento a tutti i Dem. “Il Pd – scandisce – non è un insieme di correnti che dalla mattina alla sera sui giornali sparano alzo zero contro gli altri e seminando il panico tra i nostri militanti. Non ci faremo trascinare nella guerra del fango al nostro interno da chi pensa che sia opportuno litigare tra di noi, dimenticando che fuori di qui non ci sono le magnifiche sorti progressive, ma destra e populismi. E se non ce ne rendiamo conto tradiamo il nostro passato e il nostro futuro”.

Matteo Renzi apre alle modifiche alla legge elettorale e fa squadra con Napolitano. “L’Italicum non piace? E che problema c’è, discutiamola – ha affermato il presidente del Consiglio a Bari, intervistato da TeleNorba – Ma facciamo una legge elettorale migliore di questa, non accetteremmo mai una legge elettorale peggiore di questa. La mia apertura è vera, sincera”, ha aggiunto. Con questo messaggio lanciato durante la sua visita in Puglia sembra parlare alla minoranza del partito democratico e alle forze politiche che vogliono modificare la legge. L’apertura giunge nel giorno in cui il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano dichiara “surreale”, in una intervista a Repubblica, la guerra alla riforma costituzionale, ma ritiene necessario “un accordo per cambiare l’Italicum”.

Il premier Renzi dà la carica, contro le cifre e contro il clima politico che oggi lo penalizza. Parla di Pil, di manovra, ma anche del caos M5s invitando i grillini a non usare le Olimpiadi per risolvere faide interne. Il premier Matteo Renzi interviene a 360 gradi all’inaugurazione della Fiera del Levante a Bari. “Noi abbiamo bisogno di dire e di ridire che la forza e la grandezza dell’Italia é quella di un Paese che tira fuori il meglio e non rinuncia a vivere a testa alta. Ma soprattutto non rinuncia ai propri ideali’. E poi affronta il nodo del Pil ‘Non solo il Pil del Sud riparte troppo piano, ma quello del Paese”, ammette il premier Matteo Renzi invitando tuttavia a “prendere i numeri di prima, che sono numeri di un’ecatombe. Dal 2008 al 2014 Pil del Sud è crollato del 9%, quello del Centro-Nord dell’1.4%. Venivamo da una situazione devastante: ora si riparte’

 

 

 

L’Europa del Sud dice no alle politiche dell’austerity che tantol’hanno penalizzata. Per Renzi ‘occorre una Europa sociale, basta solo regole.’ Si consolida la consapevolezza che sia necessaria, dopo la Brexit, una vera e propria rivoluzione nel modo di concepire l’istituzione europea come un nuovo modo di concepire i rapporti tra gli stati. Ma la Germania non ci sta e Berlino attacca i leader anti austerity. Per il premier Renzi “La dichiarazione di Atene è importante perché offre una visione diversa di Europa da quella vista fino a oggi”. Il ministro delle finanze tedesco, Wolfang Schaeuble abbandona ogni approccio diplomatico sulla vicenda “Credevo fosse una riunione di leader di partito e non commenterò su questo. Quando i leader socialisti si incontrano, per lo più non viene fuori nulla di molto intelligente”, commentando a margine dell’Eurogruppo e dell’Ecofin la riunione di Atene organizzata da Tsipras. Nulla di buono in prospettiva sulle possibilità di un accordo. Rimangono sul campo due idee diverse di Europa. Renzi ha sottolineato la necessità, in questa fase, che l’Europa sia un’Europa “sociale, della bellezza, degli ideali”. “Gli americani usano al riguardo un’espressione che è ‘soft power’: potere gentile, il potere di svolgere un ruolo rilevante nel formare l’identità culturale”, sottolinea il presidente del Consiglio. “Se qualcuno si rivolgesse con lo sguardo al Mediterraneo vedrebbe uno straordinario pezzo di Europa ma la stragrande maggioranza dei commentatori oggi ritiene che sia solo il passato dell’Europa. Non è così”. “La scommessa di questo incontro è tentare di rinnovare un’idea di Mediterraneo come luogo dove l’Europa tira fuori la parte migliore di sé”, spiega. “Occorre ridare valore all’ideale di bellezza”, a partire da quella “dell’eroe greco che mi piace pensare sia l’uomo europeo di domani quello che unisce il bello e il buono”, il concetto di “kalos kai agathos, dove il bello non è estetica ma etica”. La diffidenza dell’Europa del Nord rimane invariata. Come la crisi politica della Ue.

‘ I media contro di noi per coprire Renzi’. Questa l’accusa di Beppe Grillo, leader carismatico del Movimento 5 Stelle. E’ convinto che l’attenzione degli organi di stampa nei confronti del M5S sia dovuta ad una precisa regia del premier. Si parla e si scrive della inadeguatezza del sindaco di Roma Virginia Raggi per distogliere l’attenzione dei cittadini-elettori dal governo e dalle sue eventuali pecche. E’ una vecchia storia quella dell’attacco al sistema dell’informazione. Non c’é leader politico, tranne qualche rara eccezione, che non abbia rivolto accuse e immaginato oscure trame ordite dai giornali e dalle tv. Ma la domanda da fare a Grillo é la seguente: ‘ma non é forse una notizia che il sindaco donna pentastellata, alla guida della capitale italiana, abbia con ogni evidenza mentito, che abbia nascosto la vicenda giudiziaria di Paola Muraro, assessore all’Ambiente, indagata per traffico illecito di rifiuti, abuso d’ufficio e truffa da ex consulente di Ama, l’azienda che gestisce i rifiuti a Roma? Non é forse una notizia la girandola di avvicendamenti nella giunta Raggi a poche settimane dalla sua elezione? Non é forse una notizia il fatto che il direttorio del Movimento e la Casaleggio associati abbiano tentato di portare sulla retta via la ‘sindaca’, che potrebbe causare – come ha già causato per alcuni sondaggisti – un calo dei consensi per i grillini? Se tutte queste non sono notizie allora ha ragione Grillo. Sul fatto che la stampa non si interessi a Renzi e al governo, al referendum, agli scarsi successi del premier sulle politiche del lavoro e alla mancata crescita del Pil, come su altri aspetti dell’azione di governo, stenderei un velo pietoso. Il premier gode di una stampa a lui vicina, ma contro di lui vi é uno schieramento molto forte di giornali e testate che gli sono evidentemente contrari. E’ la stampa, Grillo, é la democrazia. Fattene una ragione