ricostruzione

“Il Centro Italia trema ancora. La Rai ha espresso un punto alto di efficacia ed efficienza nel suo essere servizio pubblico, dando con grande tempestività le informazioni e le istruzioni. L’Italia intera si stringe alle popolazioni colpite dal nuovo terremoto che stamattina ha interessato quei luoghi già provati dal sisma degli scorsi giorni. Il nostro pensiero e la nostra vicinanza vanno a tutti coloro che stanno vivendo ore di paura”. Lo sottolinea Lorenzo Cesa, segretario nazionale Udc. “Alla politica -dice Cesa- spetta il compito di aiutare e di avviare immediatamente un processo di ricostruzione che deve procedere di pari passo con un piano nazionale di prevenzione in linea con i rischi di un territorio che preoccupa fortemente per la sua attività sismica. Abbiamo il dovere morale di tutelare i cittadini e la nostra Italia rafforzando il lavoro sulla prevenzione”.

Per ricostruire le aree maggiormente colpite dal terremoto gli italiani hanno versato 145 miliardi e ne sono stati spesi meno della metà, circa 70 miliardi. erarioA sostenerlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre che ha calcolato, sulla base dei consumi annui di carburante, quanti soldi ha riscosso lo Stato con l’introduzione delle accise che avevano la finalità di finanziare la ricostruzione di 5 delle 7 aree devastate dal sisma: Valle del Belice, Friuli, Irpinia, Marche/Umbria, Molise/Puglia, Abruzzo ed Emilia Romagna.
“Dal 1970, primo anno in cui sono disponibili i dati sui consumi dei carburanti, al 2015 gli italiani hanno versato nelle casse dello Stato 145 miliardi di euro nominali (261 miliardi di euro se attualizzati)”, si legge nel comunicato Cgia. Se si guarda ad una stima del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, che indica in 70,4 miliardi di euro nominali (121,6 miliardi se attualizzati) il costo complessivo resosi necessario per ricostruire tutte le aree danneggiate, “possiamo dire – sostiene l’Ufficio studi – che in quasi 50 anni in entrambi i casi (sia in termini nominali sia con valori attualizzati) abbiamo versato più del doppio rispetto alle spese sostenute”. Solo i sismi dell’Aquila e dell’Emilia Romagna, presentano dei costi superiori a quanto fino ad ora è stato incassato.
“Ogni qual volta ci rechiamo presso un’area di servizio a fare il pieno alla nostra autovettura – sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – 11 centesimi di euro al litro ci vengono prelevati per finanziare la ricostruzione delle zone che sono state devastate negli ultimi decenni da questi eventi sismici. Con questa destinazione d’uso gli italiani continuano a versare all’erario circa 4 miliardi di euro all’anno”.
I disastri a cui sono seguiti l’aumento delle tasse sui carburanti sono 5 e sono segnalati con incassi e costi per la ricostruzione, secondo gli studi svolti dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri.
Valle del Belice (1968): dal 1970 fino al 2015 l’erario incassa 8,6 miliardi di euro nominali e la ricostruzione costa 2,2 miliardi di euro nominali. Friuli (1976): dal 1976 al 2015 il gettito è di 78,1 miliardi di euro nominali, la ricostruzione è di 4,7 miliardi di euro nominali. Irpinia (1980): l’erario riscuote 55,1 miliardi di euro nominali, la ricostruzione è di 23,5 miliardi di euro nominali.  Abruzzo (2009): A fronte di una spesa ipotizzata di 13,7 miliardi di euro nominali, lo Stato finora ha incassato 539 milioni di euro nominali. Emilia Romagna (2012): Stando ad una spesa per la ricostruzione ipotizzata attorno ai 13,3 miliardi di euro nominali, il gettito riscosso fino adesso con l’accisa sulla benzina e sul gasolio per autotrazione è di quasi 2,7 miliardi di euro nominali. (i dettagli  nel comunicato dell’Ufficio studi Cgia di Mestre)

“Per la prima volta nella storia della gestione dei terremoti in Italia l’emergenza e la ricostruzione viaggeranno in contemporanea, in modo tale da ridurre ancora di più i tempi”: a dirlo è stato Vasco Errani, commissario per la ricostruzione, nel corso della sua visita a Norcia, uno dei centri umbri più colpiti dal sisma. “Per ora – ha sottolineato Errani – stiamo già lavorando alla definizione del decreto legislativo per la ricostruzione, mentre la Protezione civile continuerà a gestire l’emergenza. Infine al più presto partiranno le verifiche di stabilità degli immobili, indispensabili per poter avere un numero esatto dei cittadini ai quali dovremo garantire assistenza”. Il commissario per la ricostruzione post-terremoto Vasco Errani è oggi in Umbria per una ricognizione delle zone colpite dal terremoto. Al centro funzionale della Protezione Civile di Foligno, Errani è stato accolto dalla presidente della Regione Catiuscia Marini e dal prefetto di Perugia Raffaele Cannizzaro. Ha quindi tenuto una prima riunione operativa con la Protezione Civile.

Il presidente del consiglio Matteo Renzi ha incontrato a Genova l’architetto di fama mondiale e senatore Renzo Piano. Lo riferisce il sito del Secolo XIX, spiegando che il presidente e la moglie Agnese sono stati ospiti a pranzo dall’archistar nel suo workshop di Vesima. Piano sul Corriere della Sera, riguardo alle zone terremotate, aveva proposto il suo modello di “cantieri leggeri” e dato una sua visione progettuale per consentire alla popolazione di restare nei luoghi in cui e’ nata e vissuta. Renzi “non mi ha dato un incarico”, ha spiegato Piano a Repubblica. “Voleva dei consigli, una visione, un aiuto per un grande progetto. Gli ho detto: ci vuole un cantiere che impegni due generazioni. E con un respiro internazionale, contributi dal mondo intero”. Intanto dopo il “soccorso d’urgenza, si passa alla fase maggiormente assistenziale, come ha spiegato Fabrizio Curcio, capo della Protezione civile. La situazione resta difficile. Dal 24 agosto sono state registrate nel centro Italia oltre 2.000 scosse e il Soccorso alpino ha sconsigliato escursioni sui monti Sibillini, catena incastonata tra Marche, Umbria e Lazio per il rischio smottamenti.

“Questo è il momento delle lacrime, della preghiera, del rispetto”, sottolinea, dicendosi orgoglioso dei centinaia di soccorritori che operano sin dalla notte e che, ad Amatrice, incontra nel palazzetto dello sport adibito a centrale operativa d’emergenza. Da domani, invece, si potrà cominciare a parlare del post-sisma, aggiunge Renzi promettendo una ricostruzione “che permetta agli abitanti di ripartire, di vivere questi borghi così belli”. E’ “una sfida di credibilità e onore”, rimarca Renzi facendo intendere la volontà di non seguire l’esempio delle New Town aquilane. Esempio che, da Arquata del Tronto, la presidente della Camera Laura Boldrini boccia nettamente: “La filosofia delle New Town porta tante disfunzioni”. Domani, invece, sarà il giorno dei primi provvedimenti. Il Mef si sta muovendo per varare un decreto emergenze che sospenda i versamenti tributari e contributivi per i terremotati. Il decreto fu già messo in campo per il sisma dell’Emilia e, fanno sapere da via XX Settembre, necessita dell’individuazione dei Comuni per cui è in vigore lo stato di emergenza. Decisione che, domani, il Cdm prenderà. C’è poi la questione dei fondi per la “lunga” gestione dell’emergenza. Di certo sarà coinvolta l’Ue e il Fondo di Solidarietà che Bruxelles attiva entro 12 settimane dal disastro e che è diretto alle operazioni di emergenza: dal ripristino delle infrastrutture all’assistenza agli sfollati. Ma per la partita della ricostruzione al governo serviranno diverse, e ulteriori, centinaia di milioni.