segreteria Pd

Questo è il compito del Pd: dare un’anima democratica all’Europa, prendersi cura dell’Italia, con identità di un ‘patriottismo dolce’, che restituisce dignità alla politica e bellezza all’Italia”. Matteo Renzi ha chiuso così ieri il suo intervento al Lingotto di Torino che ha aperto la sua corsa alla segreteria del Partito democratico. Oggi alla kermesse di Matteo Renzi interverranno la leader dei radicali Emma Bonino; Sergio Chiamparino; il filosofo Biagio de Giovanni; Debora Serracchiani; Giovanni Recalcati; Pier Carlo Padoan; Maurizio Martina; Dario Franceschini e il politologo Beppe Vacca.

“Una parte di quelli che hanno deciso la scissione credo lo avessero deciso da tempo” e dunque se Andrea Orlando fosse sceso in campo prima per la segreteria Pd “non credo sarebbe cambiato molto”. Tuttavia “al di là dei grandi nomi che sono andati via, molti orientati ad andarsene si sono fermati per fare una battaglia politica”. Ma qualunque sarà l’esito del congresso, quelli che sono usciti dal Pd “devono tornare a prescindere. Che la sinsitra riformista viva in un partitino in mezzo ad altri partitini è un’idea che non funziona”. Lo ha detto lo stesso ministro della Giustizia e candidato alla segreteria del Pd, ospite di Tagadà su La7. Sulla sua corsa alla segreteria e sul fatto che la sua notorietà sia inferiore a quella di Renzi, “c’è tempo fino alle primarie per farmi conoscere. Al di là delle presenze in tv, le mie idee credo abbiano uno spazio politico. E tanti militanti che si stanno mettendo in moto mi aiuteranno a farle conoscere”. Proprio sulle idee Orlando vuole poggiare la sua corsa: “Io non sono ossessionato dal relazionarmi agli altri candidati. Da tempo è tutto giocato tra renzismo o antirenzismo. Invece dobbiamo caratterizzarci per quello che vogliamo dire agli italiani”. E in questo sforzo “vorrei partire da una seria lettura del risultato del referendum: nelle periferie il 70-80% ha votato No, per dare un messaggio di disperazione, e hanno votato No 7 giovani su 10. Vorrei partire da lì e non dalle idee degli anni ’90 quando a sinistra si pensava che con la globalizzazione tutti sarebbero stati meglio. Non è stato così. O abbiamo idee nuove o rischiamo di essere il partito solo di chi ce l’ha fatta. Il partito dei petrolieri o dei finanziaeri è una caricatura, smentita dai milioni di voti del Pd. Ma o noi con strumenti nuovi proviamo ad affrontare la nuova questione sociale, o c’è a rischio non solo la nostra funzione, ma la democrazia”. Perchè, è il ragionamento di Orlando, “con grandi diseguagliazne vince la paura, e con la paura vincono i populisti: chi dà la colpa agli immigrati, chi ai meridionali, chi genericamente ai finenzieri”. Dunque, è l’auspicio di Orlando, “vorrei essere giudicato e valutato per i miei programmi non per l’aggressione o la delegittimazione dei miei avversari. La prepotenza ormai è come l’aria, la respiriamo. Il politico piuttosto che esporre le sue idee, attacca l’avversario. Secondo me è il segno di una difficoltà progettuale, perchè se uno ha idee e progetti cerca di convincere anche gli altri. E’ un gusto che abbiamo perduto. Se hai buone idee puoi convincere chi non la pensa come te, e questo vorrei che fosse il tratto della mia campagna congressuale”.

Enrico Lucci, popolare volto tv e ideatore di Nemo, su Rai2, negli ultimi giorni è imperversato in tv e nell’assemblea Pd vestito da Stalin, con baffo e colbacco. Con questa singolare ‘mise’, prima ha cercato di intervistare Pierluigi Bersani e poi ha fatto ‘irruzione’ nello studio del Tgla7. Ospite di Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, l’ex Iena ha raccontato meglio come sono andati questi due incontri: “Bersani all’inizio ha detto che non voleva parlare con me, e ha fatto bene: non si può parlare con uno vestito in quel modo…”, “poi però l’ho rincontrato e gli ho detto: guardami bene, ti sembro uno non serio? E lui si è sganasciato dalle risate”. Ieri è pure entrato in diretta da Mentana, durante la ‘maratona’ del suo Tg La7. E il direttore le ha chiesto di togliersi colbacco e baffi…”Si, ma era tutto concordato, ovviamente dai, sono le buffonate che facciamo noi della televisione. Ma non mi fermerò qua. Mi candido alla segreteria del Pd. Giovedì, durante Nemo, ci sarà la candidatura ufficiale”, “non sono iscritto, ma ero iscritto alla sezione Lenin del Pci di Ariccia, nel 1985. Ma a me dei regolamenti interni non me ne frega niente, cerco solo il consenso a furor di popolo per far funzionare il Pd come farebbe il mio amichetto coi baffi, Stalin… In Siberia ci sono tantissime betulle da segare e serve gente da portare lì per farla lavorare”. Chi ci manderebbe in Siberia dell’attuale Pd? “Il 99%”. Chi terrebbe invece? “Teresa Bellanova, una bracciante, che farei mia vice”.

“La divaricazione forse e’ gia’ insanabile. Gli elettori hanno perso la speranza. Sabato lanciamo la nostra proposta, l’ultima chance al Pd. Se Renzi accetta, bene. Altrimenti, domenica andremo via. Mi sforzo di evitare lo strappo, ma fedele ai miei valori”. Lo afferma in un’intervista al quotidiano La Repubblica il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Alla domanda su cosa debba fare il segretario del Pd Matteo Renzi, Emiliano risponde cosi’: “Accettare una conferenza programmatica, poi un congresso che non sia un rito abbreviato. In autunno, insomma”. Quanto all’iniziativa lanciata ieri con Enrico Rossi e Roberto Speranza, il governatore pugliese sottolinea: “Fate conto che queste tre persone siano gia’ una persona sola, un candidato unico. Poi stabiliremo i ruoli tra questi primus inter pares”. E prosegue: “Parliamo a tutto l’universo dei centristi, riformisti e radicali italiani. Bersani e D’Alema hanno dimostrato una generosita’ e un’intelligenza enormemente superiore a quella di Renzi, dicendo che la fase politica che li riguardava e’ conclusa”. Per Emiliano l’ex premier “continua a correre come un matto, senza sapere dove va. Noi vogliamo arrivare al 2018 con Gentiloni, lui pensa di mollarlo in base alle sue esigenze congressuali. Ma se hai perso tutte le battaglie, nessuno ti segue. Il tono in direzione era: “Non faro’ prigionieri”. Per lui un congresso e’ una guerra”.

Quella della scissione “e’ un’ipotesi che non pongo neanche in discussione perche’ in politica bisogna avere una linea retta e su quella lavorare. Mi battero’ perche’ ci sia un regolare congresso, con tempi regolari di discussione, perche’ sono convinto che questo governo faccia alcune cose che sono necessarie al Paese e che quindi si discuta nel Pd dei problemi reali, e poi durante il congresso di alcune idee di rifondazione del Pd che ritengo necessario”. Cosi’ il presidente della Toscana e candidato alla segreteria del Pd, Enrico Rossi, oggi a margine dell’iniziativa ‘Puo’ nascere un fiore. Di nuovo, la sinistra’. Se non otterra’ quello che chiede, cosa fare?, hanno chiesto i giornalisti. “Continuero’ a dire la mia – ha replicato Rossi -. Se perdo continuero’ a stare nel Pd, dentro un congresso che abbia tempi necessari per poter discutere. Se e’ una corsa e’ basta, chi fa questo si assumerebbe la responsabilita’ di una spaccatura di cui non c’e’ bisogno. Non e’ il tempo di spaccare, e’ il momento di costruire”.

“Io sono il presidente felicissimo di una regione bellissima, sono un uomo strasoddisfatto e non ho nessuna ansia. Se c’è un congresso e un’unica candidatura alternativa a quella del segretario uscente e se io capisco che questa candidatura può essere utile e incarnata da me io non ho nessun problema”. Lo ha detto il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano ospite di In mezz’ora su Rai Tre. “Se c’è un altro e funziona meglio di me non ho nessun problema a fare campagna elettorale per lui”, ha concluso.