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Il segretario del Psi Riccardo Nencini e il segretario dei Radicali Italiani Riccardo Magi hanno presentato oggi in conferenza stampa alla Camera dei Deputati le proposte di modifica alla legge elettorale dei socialisti e dei radicali, nei giorni in cui le forze politiche di maggioranza e di opposizione stanno cercando un accordo condiviso. Il Psi e i Radicali propendono per un sistema basato su un meccanismo elettorale di tipo maggioritario a turno unico, da applicare in collegi uninominali pari al 90% dei seggi della Camera e del Senato. Il sistema prevede poi un premio di governabilita’ pari al 10% dei seggi da attribuire alla coalizione che abbia conquistato il maggior numero di seggi nei collegi uninominali. Oltre ai candidati vincenti nei singoli collegi uninominali sarebbero eletti anche i migliori perdenti compresi nella lista o coalizione che abbia ottenuto il premio di governabilita’. A tal fine vengono presi in considerazione i candidati di collegio con le percentuali piu’ alte. Il segretario del Psi Riccardo Nencini spiega che in questo modo “la legge elettorale ripristina un reale ed efficace rapporto di rappresentanza tra elettori ed eletti incoraggiato dal collegio uninominale rispetto ad altre soluzioni cosi’ da consentire ai cittadini di scegliere in modo piu’ diretto e consapevole i propri rappresentanti parlamentari”. Si incentiva inoltre “la formazione di una maggioranza parlamentare conforme al risultato elettorale punto”. Magi sottolinea che “a differenza di quello che si legge sui giornali, non e’ vero che questa legge ha meno chance di altre. Populismo e demagogia si sconfiggono mettendo delle facce, delle storie, in relazione con gli elettori”.

Contro la crisi dell’Europa, l’economista francese Thomas Piketty ha deciso di entrare nella squadra del candidato socialista alle presidenziali Benoît e ha proposto la creazione di un’assemblea dell’Eurozona, per dare ai paesi che ne fanno parte un “meccanismo decisionale democratico”. Piketty, cui è stato confidato l’incarico delle questioni europee nella squadra della campagna elettorale di Hamon, ha criticato l’inerzia del Consiglio dei ministri delle Finanze della zona euro, come nel caso della crisi del debito greco e sull’idea di un’imposta comune sulle multinazionali. Propone quindi di creare una nuova istanza composta da “circa 100 o 150 membri” rappresentanti di ogni paese “in modo proporzionale alla loro popolazione e rappresentativo dei gruppi politici”. Le decisioni quindi sono sarebbero piu prese a porte chiuse – ha spiegato l’economista ospite su France INter – ma con un processo parlamentare che non necessita l’unanimità, ma almeno l’accordo dei quattro paesi che rapprensentano il 77% della popolazione europea, la Germania, la Francia, l’Italia e la Spagna. L’economista, molto critico nei confronti della politica economica del presidente socialista in carica Francois Hollande, aveva rifiutato nel 2015 l’onoreficenza della Legione d’Onore.

I sondaggi parlano chiaro: il Partito socialista operaio spagnolo (Psoe) e’ oramai la terza forza politica, dietro i popolari (Pp) al governo e dietro anche la formazione antisistema di Podemos. Ma dopo diversi mesi passati a constatare una emorragia di consensi, i socialisti ottengono dai dati elaborati a gennaio dal Centro di ricerche sociali (Cis) ben l’1,6 per cento di consensi in piu’ rispetto a ottobre. La ragione, per i quotidiani di centrodestra “El Mundo” ed “Abc” e’ indubbia: l’elettorato premia la linea moderata e di responsabilita’ che ha portato il partito, astenendosi al voto di investitura, a consentire al conservatore Mariano Rajoy di formare un governo di minoranza. I pronostici del Cis, molto accreditati presso l’opinione pubblica spagnola, assegnano al Pp un 33 per cento (0,5 per cento in meno rispetto ad ottobre), il 21,7 per cento a Podemos (-0,1 per cento), il 18,6 per cento ai socialisti e il 12,4 a Ciudadans (-0,4 per cento), partito centrista che garantisce appoggio esterno al governo.

Aperti dalle 9 in tutta la Francia i seggi per il ballottaggio delle primarie della sinistra, con la sfida fra Benoit Hamon (36% dei voti al primo turno) e Manuel Valls (31%). Lo scontro dal quale uscirà il candidato socialista alle presidenziali di aprile-maggio si concluderà questa sera, con la chiusura delle urne verso le 19 e dati dopo le 20. Sono 7.530 i seggi, 2.000 di meno rispetto alle primarie del 2011 e 2.700 in meno rispetto alle primarie della destra a novembre. Fra le incognite di questo secondo turno, la partecipazione, le cui cifre confuse e mai comunicate definitivamente fino a due giorni dopo furono oggetto di polemiche una settimana fa. Aspro lo scontro fra i due contendenti, con Hamon – che raccoglie l’appoggio della maggioranza degli candidati eliminati – grande favorito. Valls ha annunciato che accetterà lealmente il verdetto delle urne ma che “sparirà”, non potendo – come altri esponenti socialisti – sostenere un progetto come il “reddito universale” propugnato da Hamon.

Una stella sorge a sinistra: due anni e mezzo fa non lo conosceva nessuno, ha solo 38 anni. Emmanuel Macron potrebbe essere la carta a sorpresa nella corsa per diventare il presidente della Francia. Per ora è soprattutto la spina nel fianco della sinistra: l’ex ministro dell’economia di Francois Hollande correrà da solo, rifiuta di partecipare alle primarie socialiste. Pur continuando a dirsi di sinistra, Macron ufficialmente si ritiene al di sopra delle divisioni politiche tradizionali.”Il mio progetto coinvolge tutti coloro che mi accompagnano fin dall’inizio, il progetto dei progressisti francesi, di sinistra, di centro e di destra” ha detto recentemente. Macron già adesso è accreditato di almeno il 12% dei voti, forse il 15% al primo turno delle presidenziali. Percentuali che, anche se non passerà al ballottaggio, in pratica renderanno impossibile la corsa per i socialisti, che lo accusano di ingratitudine. Le credenziali Macron ce le ha: uscito dalla celebre facoltà di scienze politiche della Sorbona, poi dalla Ena, l’alta scuola dell’amministrazione che forma i quadri francesi; dipendente della banca Rotschild. Non si è mai iscritto al partito socialista ma Francois Hollande lo aveva preso sotto la sua ala protettrice fino a nominarlo ministro. Nella primavera del 2016 ha fondato il suo movimento, En Marche!, in marcia. Un abile manovratore secondo Frédèric Sawicki, ricercatore in scienze politiche: “Ha posizioni economiche molto liberali, aderenti a quella della Confindustria francese”. Eppure, chissà che la sua immagine nuova non convinca chi è stanco delle solite facce, come dice una simpatizzante: “Credo nella sua capacità di cambiare le cose, con l’energia, la giovinezza, la voglia di lavorare. Da 15 anni non mi occupavo più di politica, ma lui mi dà delle risposte”.

Manuel Valls si candida alle primarie socialiste di gennaio in vista delle presidenziali francesi che si terranno nella primavera del 2017. L’attuale primo ministro ha annunciato anche che lascerà l’incarico di capo del governo, per concentrarsi sulla candidatura per l’Eliseo. “Mi dicono che la sinistra non ha alcuna speranza – ha detto Valls annunciando la sua decisione nel suo feudo elettorale di Evry (Parigi) – ma nulla e’ scritto. Che non si unira’ mai, che l’estrema destra e’ qualificata automaticamente, ma nulla e’ scritto”. Valls, nato il 13 agosto 1962 a Barcellona, con nazionalità spagnola, è stato naturalizzato francese a 20 anni, nel 1982. E’ impegnato nel partito socialista da quando aveva 17 anni.

I socialisti spagnoli (Psoe) si asterranno al prossimo voto di fiducia in Parlamento, dando di fatto il via libera al nuovo governo conservatore di Mariano Rajoy (PP), che evitera’ il ritorno alle urne per la terza volta in un anno. E’ quanto ha deciso il Consiglio federale del partito, che approvato una risoluzione con 139 voti a favore e 96 contrari. Dopo quattro ore di dibattito e 54 interventi, nella prima votazione era prevalsa la linea di sempre: no secco alle politiche del PP e no a Mariano Rajoy. Ma nella seconda votazione, “per sbloccare la situazione istituzionale eccezionale” che ferma la vita politica del Paese, il partito ha deciso per l’astensione nonostante la maggioranza degli interventi a favore del no (31 su 54). Rajoy, al potere del 2011, ricevera’ l’investitura alla fine della settimana. Sia a giugno che a dicembre scorsi, il PP aveva vinto le elezioni, ma senza la maggioranza per governare da solo.

Il segretario del Psoe Pedro Sanchez si e’ dimesso dall’incarico dopo essere stato battuto nel consiglio federale, che ha bocciato con 132 voti a 107 la sua proposta per un congresso straordinario a ottobre preceduto da primarie. Sanchez guidava i socialisti spagnoli da luglio 2014.