sondaggi

Il consenso del Movimento 5 stelle non appare intaccato dalle vicende romane. Lo sostiene Renato Mannheimer in una intervista ad Italia Oggi. E spiega che M5S tiene perché “il voto 5 Stelle è un voto contro. Il caso di Roma è complicato perché c’è di mezzo la destra, ma, a livello nazionale, resta un voto contro di insoddisfazione molto diffuso ancora oggi, specie con la crisi economica che continua” e “finché gli altri partiti non fanno o danno l’impressione di non fare, M5s prende voti”. Ed aggiunge: “Bisogna tener conto di una cosa, e cioè che almeno una parte dell’elettorato grillino non si informa sui media tradizionali, ma solo sui siti di riferimento. Se si dà una occhiata a quei siti si legge tutta una altra realtà: c’è un complotto contro la Raggi, la Raggi ha riparato i buchi nelle strade di Roma… Vivono in una bolla di informazione autoreferenziale che dà loro una visione della realtà a senso unico”, “i grillini e parte dei loro elettori, si leggono e si commentano tra di loro, per esempio sui social. E questo spiega in parte perché non perdono voti. Se poi naturalmente ci fosse una reale alternativa politica, forse le preferenze diminuirebbero”.

Migliora negli Stati Uniti la popolarità del presidente eletto Donald Trump. Secondo un sondaggio effettuato da Gallup, il 42% degli elettori Usa vede con maggior favore l’elezione di Trump rispetto al 34% raggiunto nel periodo pre-elettorale. Il sondaggio rileva un netto miglioramento anche tra gli elettori repubblicani, con un +11% con l’82% complessivo di valutazione positiva. Tra i democratici l’aumento e’ del 5% attestandosi al 10%. La popolarità di Trump tuttavia risulta inferiore rispetto ai precedenti presidenti eletti. Se si considerano le rilevazioni fatte a partire dal 1992 tra i presidenti eletti, Barack Obama nei primi giorni dell’elezione raggiunse un sostegno del 68%, George W. Bush il 59% e Bill Clinton il 58%.

Brutte notizie per i sondaggisti, alle prese con vistosi errori nella valutazione di previsioni politico-elettorali. L’efficacia dei sondaggi pre-elettorali anche in Francia occupa un posto tutt’altro che secondario: lo scrive il quotidiano conservatore francese “Le Figaro” in una analisi dedicata al ruolo che gli istituti di opinione hanno ed avranno nella lunga stagione elettorale che iniziera’ il 20 novembre prossimo con il primo turno delle primarie del centro-destra e che concludera’ con le presidenziali della primavera 2017. Diversi sondaggisti sentiti dal giornale spiegano di voler effettuare una profonda revisione dei loro metodi di indagine e mettono le mani avanti rifiutando di fare previsioni certe fino all’ultimo momento utile. Cio’ che tutti loro temono, secondo il “Figaro” e’ innanzitutto il divario tra gli elettori che affermano che si recheranno a votare e la effettiva affluenza alle urne. Questa discrepanza apre poi il discorso su quello che sembra essere stato il principale comportamento degli elettori ad aver disorientato i sondaggi: il voto “nascosto”; il fatto cioe’ che negli Stati Uniti, come in precedenza per il referendum sulla Brexit nel Regno Unito, milioni di persone si siano sottratte alle rilevazioni oppure abbiano dichiarato una scelta politica diversa da quella che poi hanno effettivamente espresso nel segreto dell’urna. Per quel che riguarda lo scenario francese, in particolare, molti temono che tale comportamento potrebbe favorire il Front national di Marine Le Pen; ma su questo non c’e’ consenso tra gli esperti: diversi tra i sondaggisti sentiti dal “Figaro” ricordano infatti come questo comportamento sia il corollario di un voto di protesta che negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna si e’ manifestato con forza per la prima volta solo quest’anno, mentre in Francia esiste e si esprime ormai da una trentina di anni.

A meno di un mese dal voto referendario é guerra di sondaggi. I sostenitori del SI sanno, intuiscono di essere in svantaggio e cercano di recuperare. I sondaggi danno il ‘no in vantaggio di 3,5 punti percentuali. “Questo penso porti fortuna- risponde il ministro Maria Elena Boschi- perche’ alle europee del 2014 tutti davano primo partito il Movimento cinque stelle, e il Pd spacciato, e alla fine abbiamo preso il 41 per cento, il miglior risultato degli ultimi 50 anni”. Boschi aggiunge: “I sondaggi nell’ultimo periodo non sempre hanno indovinato. Io credo che il si’ vincera’ e noi siamo piu’ che contenti di affrontare le ultime settimane di campagna elettorale nonostante il pronostico dei sondaggisti”.

Casa Bianca sempre piu’ vicina per Hillary Clinton a 48 ore dal voto. Tutti i sondaggi di questo weekend che precede l’Election Day vedono la candidata democratica accelerare verso il traguardo e in vantaggio nello sprint finale. Con l’impetuosa rimonta di Donald Trump che sembra aver esaurito la sua spinta. Ma la vera bomba alla vigilia del voto e’ la nuova lettera del numero uno dell’Fbi, James Comey, al Congresso. Una lettera in cui certifica, senza giri di parole, che l’indagine sulle email di Hillary Clinton e’ chiusa. Tutte sono state esaminate, senza che sia stata trovata traccia di illeciti. Per questo – scrive Comey – non ci sara’ nessuna richiesta di incriminazione dell’ex segretario di Stato. “Valgono le stesse conclusioni del luglio scorso”, afferma, quando l’Fbi bacchetto’ Clinton per la disinvolta e imprudente gestione del suo account privato di posta elettronica ma non riscontro’ reati. Un colpo durissimo per Trump, forse quello del ko. Mentre la candidata democratica, dopo la ‘sorpresa d’ottobre’ che l’aveva fatta precipitare nei sondaggi, tira un enorme sospiro di sollievo. Si dice soddisfatta e ora guarda con grande ottimismo a martedi’ 8 novembre. Anche perche’ nelle ultime ore a spingere la candidata democratica ci sono soprattutto gli elettori ispanici, che hanno approfittato del fine settimana per recarsi in massa alle urne per il voto anticipato. Con i dati sull’affluenza in stati chiave come la Florida o il Nevada che fanno sorridere la campagna della Clinton. Anche se finora non si e’ registrato il boom del 2008 quando in gara c’era Barack Obama.

Da settimane il candidato repubblicano alle presidenziali Usa, Donald Trump, ripete che questa campagna elettorale è “truccata” dalla macchina politica democratica, a sostegno di Hillary Clinton. Forse è per questo che, secondo l’ultimo sondaggio di Politico/Morning Consult, il 41% degli elettori intervistati crede che queste elezioni saranno “rubate” a Trump. La percentuale, naturalmente, è molto più alta tra i repubblicani (il 71% crede che le elezioni siano truccate), ma anche il 17% dei democratici crede al ‘furto’. Il sondaggio ha un margine di errore del 2 per cento. Dalla rilevazione emerge anche che, a livello nazionale, Clinton gode del 46% delle intenzioni di voto, contro il 41% per Trump.

I pazienti italiani ricorrono sempre più al web per soddisfare i dubbi sul proprio stato di salute. L’85% cerca risposte di carattere medico su internet, oltre la metà comunica col proprio medico online e quasi uno su due possiede un dispositivo di monitoraggio della salute. Il 75% dei pazienti cerca riscontro online. I dati emergono dal rapporto Philips “Future Health Study 2016”, condotto in 13 Paesi, che ha intervistato un campione di oltre 2 mila pazienti italiani tra 18 e 80 anni. Secondo lo studio, gli italiani (55%) leggono online le recensioni su un medico o un altro professionista prima di consultarlo. Il 45% dei cittadini possiede dispositivi tecnologici dedicati alla salute e (smarthwatch) ne fa un elevato utilizzo (92%). I più usati sono quelli legati all’attività sportiva e al fitness. Le donne utilizzano internet più degli uomini.

 

Mancano due mesi al voto sul referendum costituzionale del 4 dicembre, ma se le urne fossero aperte oggi, l’affluenza sarebbe al 53%. Il fronte del sì è in leggerissimo vantaggio (38% a 36%). La platea degli indecisi segna il 26%. Sempre secondo l’Istituto Ixe’, che ha realizzato il sondaggio per Agorà, in 7 giorni cala di un punto la fiducia in Matteo Renzi (30%) e di 2 punti quella nel governo (27%). In salita tutti i principali partiti nelle intenzioni di voto. Il Pd, in una settimana, passa dal 32 al 32,6% (+0,6%), mentre M5S e Lega Nord salgono rispettivamente dello 0,3 e dell’1,1%, attestandosi al 28,4% e 13,6%. Cala dello 0,7% Forza Italia (da 11,2% a 10,5%). Tra i leader politici che hanno consenso, guida la classifica ancora il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con il 51%. A quota 21% Di Maio e Grillo, seguono Parisi 20%, Salvini e Meloni 19%.

Più della metà dei cittadini americani pensano di votare per Hillary Clinton alle prossime elezioni di novembre. Per la prima volta la candidata democratica ha superato questa soglia secondo un ultimo sondaggio condotto dalla Quinnipiac University. Clinton arriva a toccare il 51% dei consensi contro il 41% del suo avversario, il repubblicano Donald Trump. Se all’interno delle scelte viene inserito anche il candidato del partito libertario, Gary Johnson, e quello dei verdi, Jill Stein, le preferenze per la politica democratica scendono al 45%, contro il 38% di Trump. Johnson riesce a raggiungere il 10% mentre Stein si ferma al 4%. La cattiva performance di Trump è legata alla serie di gaffe messe in fila nelle ultime settimane: dopo aver raccolto un grande numero di voti con uscite imbarazzanti e al limite della correttezza adesso i cittadini americani si interrogano sulle sue reali capacità di guida del Paese. A tenere a freno Clinton invece continua a essere lo scandalo delle mail che nei prossimi mesi potrebbe rallentare ancora una volta la sua corsa verso la presidenza. E ancora a preoccupare ci sono i rapporti poco chiari tra la politica e la sua Fondazione quando è stata segretario di Stato.

Incertezza sul futuro e fine della classe media. Gli italiani si sentono su un ascensore in discesa. Questo il dato piu’ significativo dell’indagine Demos-Coop illustrata su La Repubblica da Ilvo Diamanti. Un solo esempio: cala la dimensione progettuale e la voglia di costruire. Per due persone su tre è inutile fare progetti a lungo termine. Siamo diventati pessimisti. Nonostante i nostri governi, da oltre vent’anni, cerchino di tirarci su di morale. Prima Berlusconi: assimilava i pessimisti ai comunisti. Mentre oggi Renzi cerca di utilizzare le variazioni dell’economia e del mercato del lavoro, positive, per quanto lievi e contraddittorie, per sollevare il morale degli italiani e migliorare il clima d’opinione. Eppure, nonostante tutto, la maggioranza degli italiani non ci crede. Non riesce a percepire – e ad “accettare” – questo cambiamento. Due italiani su tre ritengono, infatti, che sia «inutile fare progetti per sé e per la propria famiglia». «Perché il futuro è incerto e carico di rischi». Dal 2000 ad oggi, si tratta del livello più elevato registrato dai sondaggi. Segnala un sentimento di inquietudine più acuto di quello osservato nel biennio 2008-2010. Gli anni della crisi, quando l’indice di incertezza verso il futuro, in sensibile aumento, superò di poco il 55%. Oggi, però, l’insicurezza è cresciuta ancora. In misura particolarmente intensa. Soprattutto negli ultimi anni. Rispetto all’anno scorso: di circa 7 punti. Non per questo viviamo tempi di ribellione. Di rabbia. Semmai, di delusione. Come abbiamo avuto modo di osservare in altre occasioni: ci siamo abituati al declino. Non siamo contenti di quel che avviene, ovviamente. Ma “resistiamo”. Attaccati alla famiglia, alle reti sociali, distese sul territorio. Pratichiamo “l’arte di arrangiarsi”, della quale, in Italia, siamo maestri. Tuttavia, il problema esiste e tende a riprodursi. A divenire patologico. Soprattutto perché riflette – e, a sua volta, moltiplica – un’altra sensazione, un’altra percezione, che abbiamo già registrato, negli ultimi anni. La “discesa sociale”. Più di preciso, la perdita di posizione – in altri termini: lo scivolamento – nella scala di classe. La maggior parte degli italiani, infatti, oggi ritiene di appartenere a una classe sociale “bassa o medio-bassa”. È una percezione condivisa dal 54% delle persone (intervistate da Demos-Coop): 12 punti in più rispetto al 2011. Come su un ascensore in discesa.